L'ARTICOLO SU ADOLFO PARMALIANA: 'AMMAZZATO DALLA SICILIA' di Luciano Mirone

“Left ha pubblicato il 28 novembre l’articolo che di seguito  riproduciamo su Adolfo Parmaliana. Ringraziamo di cuore la redazione del settimanale ed il giornalista Luciano Mirone che con grande senso civico e professionalità ha voluto interessarsi della vicenda di Adolfo. Molti altri (specie i politici messinesi) vorrebbero che sprofondasse nel dimenticatoio. Ma noi non lo permetteremo a giorni pubblicheremo altri documenti di assoluto rilievo e poi …. cosa accadrà ???”

Con le sue denunce aveva contribuito allo scioglimento del Comune di Terme Vigliatore per infiltrazioni mafiose. Rinviato  a giudizio per diffamazione, Adolfo Parmaliana si è suicidato. Un rapporto dei carabinieri ricostruisce gli affari sporchi di politici, delinquenti e amministratori. Se volete capire come in Sicilia si viene uccisi moralmente – e non solo di lupara – dovete leggere questa storia che so­miglia tanto a un romanzo di Leonar­do Sciascia. Se volete capire in che mo­do un uomo che denuncia la mafia e il malaffare venga considerato un ereti­co, dovete conoscere la storia di Adolfo Parmaliana, docente di Chimica indu­striale all’università di Messina, per tanti anni segretario della sezione dei Ds di Terme Vigliatore, il quale nel 2005 con i suoi esposti sul Piano rego­latore, sull’abusivismo edilizio, su cer­te transazioni fatte dai politici del suo paese, contribuì allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio co­munale della stessa Terme Vigliatore. Se volete capire cos’è il potere in que­st’isola -le sue zone grigie, le sue rami­ficazioni, le sue complicità dirette e in­dirette, i suoi legami a – dovete cono­scere la vicenda di questa persona di cinquant’anni la quale, dopo aver de­nunciato i rapporti fra mafia, politica e affari di quel territorio, è stato rinviato a giudizio per diffamazione dalla stes­sa procura di Barcellona Pozzo di Got­to alla quale per anni si era rivolto. In­vano. E così, al colmo dell’esasperazio­ne, il 2 ottobre esce di casa, prende la macchina, fa alcuni chilometri di auto­strada, supera il territorio di Barcello­na, arriva in quello di Patti, scende dal­l’auto e si lancia in un burrone dove viene trovato fracassato. Qualche ora dopo gli inquirenti trovano una lettera scritta di suo pugno, l’ultima della sua vita: «La magistratura barcellonese e messinese vorrebbe mettermi alla go­gna, vorrebbe umiliarmi, delegitti­marmi, perché ho osato fare il mio do­vere di cittadino denunciando il ma­laffare, la mafia, le connivenze, le co­perture e le complicità di rappresen­tanti dello Stato corrotti e deviati». Parole pesanti come pietre che, dopo la sua morte, potrebbero diventare maci­gni contro certe istituzioni. Parole dal­le quali i magistrati di Reggio Calabria – competenti per le indagini sui colle­ghi messinesi – stanno partendo per stabilire la fondatezza delle sue accuse. Biagio Parmaliana somiglia in modo impressionante al fratello. Avvocato, 45 anni, dal 2 ottobre continua le bat­taglie di Adolfo, «soprattutto per i miei nipoti Gilda e Basilio, di 18 e 22 anni». Apre un fascicolo, prende le carte e co­mincia a parlare. «Non c’è soltanto la lettera di mio fratello sul tavolo dei magistrati reggini. C’è soprattutto un rapporto esplosivo (si chiama “Infor­mativa Tsunami”) dei carabinieri di Barcellona sul Comune di Terme Vi­gliatore, frettolosamente archiviato ma oggi ripreso dal nuovo procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pi­gnatone: quell’informativa è fonda­mentale per capire il sistema di potere contro il quale si batteva mio fratello». Nelle oltre 200 pagine firmate dall’ex capitano di Barcellona Pozzo di Gotto, Domenico Cristaldi, si legge di tutto: gli affari sporchi di alcuni politici, i le­gami con la mafia, le vastissime ramifi­cazioni clientelari, ma soprattutto le protezioni di cui certi amministratori avrebbero beneficiato da parte di qual­che magistrato locale. «Quando mio fratello lesse l’informativa si rese conto che il magistrato al quale si era: rivolto, il sostituto procuratore di Barcellona, Olindo Canali, da un lato gli mostrava piena disponibilità nel fare le indagini, dandogli addirittura la sua e-mail pri­vata». «Dall’altro – prosegue Parmalia­na con affermazioni gravi tutte da com­provare in sede giudiziaria – pensava di proteggere il personaggio contro cui mio fratello aveva rivolto le sue denun­ce, l’ex sindaco di Terme Vigliatore, Bartolo Cipriano, una carriera nella Democrazia cristiana, poi’ in Alleanza nazionale, quindi nel centrosinistra (Partito popolare e Margherita) che nel 200110 candida addirittura alle nazio­nali». Secondo il rapporto dei carabi­nieri, su Cipriano «si è riscontrata ine­quivocabilmente la sua tentacolare po­sizione di snodo» tra poteri economici «famelici», poteri politici «malati» e poteri istituzionali. Ma il rapporto del­l’Arma su Terme Vigliatore va oltre: si sofferma sull’amici­zia fra Canali (accu­sato di «ambiguità» anche da Sonia Alfa­no nella vicenda che riguarda l’assassinio del padre giornalista, avvenuta nel ’93) e colui che viene rite­nutoil nuovo reggen­te della cosca barcel­lonese, Salvatore Rugolo, figlio del patriarca della mafia lo­cale Francesco Rugolo (ucciso negli an­ni Novanta), e cognato del boss Giusep­pe Gullotti, oggi in carcere perché con­dannato in via definitiva a 30 anni di carcere per essere stato il mandante dell’uccisione di Beppe Alfano. Secon­do gli inquirenti, Gullotti è colui che si fece quattrocento chilometri per porta­re personalmente a Giovanni Brusca il telecomando per la strage di Capaci. Questo per capire cos’è la mafia contro la quale Parmaliana lottava quotidia­namente. Nel rapporto si parla di al­meno due talpe «molto vicine al pm Canali» che dalla procura barcellone­se avrebbero informato sia l’ex sinda­co di Terme Vigliatore, sia il boss di Barcellona. «Il tutto in cambio di fa­vori», scrive l’ufficiale dell’Arma. «Nel rapporto dei carabinieri – seguita Par­maliana – si parla di un intervento del procuratore generale di Messina pres­so il sostituto procuratore Andrea De Feis, titolare dell’indagine su Terme Vigliatore, per bloccare l’informativa Tsunami. Un fatto anomalo. Nel 2001 in un esposto presentato al Csm, mio fratello rivelò che alcuni anni prima aveva invitato il procuratore generale ad avocare alcune indagini su Terme Vigliatore senza ricevere alcuna ri­sposta. Nello stesso periodo notò che il figlio avvocato aveva ricevuto degli incarichi proprio dal Comune di Terme Vigliatore». Fatti denunciati ripetutamente al Csm e al ministro di Grazia e giustizia – anche attraverso interpellanze da parte dei parlamentari del Pd Beppe Lumia, e dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro che hanno parlato di «incompatibilità am­bientale» – che non han­no sortito alcun esito. Biagio Parmaliana pun­ta il dito pure nei con­fronti dei Democratici di sinistra e mostra una lettera del 5 febbraio 2006. Nella missiva, in­dirizzata al segretario dei Ds Piero Fassino e ai responsabili del partito in Sicilia, il docente uni­versitario denuncia che in una riunio­ne svoltasi nella federazione provin­ciale di Messina «sono stato oggetto di intimidazioni e minacce da parte di ta­luni membri della Direzione in riferi­mento a un articolo … che riferisce del­la compartecipazione di alcuni iscritti e dirigenti del nostro partito nella vi­cenda riguardante la realizzazione della zona artigianale di Terme Viglia­tore», vicenda cui fa riferimento il de­creto di scioglimento per infiltrazioni mafiose. «Negli ultimi tempi mio fra­tello era molto amareggiato per essere stato rinviato a giudizio», dice l’avvo­cato Parmaliana. Basta leggere la lette­ra che il docente universitario scrive il 27 settembre a Beppe Lumia: «Caro Beppe … mi sento punito, messo al pubblico ludibrio per essermi battuto per la legalità, per aver contribuito a smascherare un sistema politico-ma­fioso che dominava nel silenzio gene­rale». «Solo Lumia e Claudio Fava hanno preso posizione a favore di mio fratello. I vertici messinesi del partito lo hanno isolato – afferma Biagio Par­maliana -. Né da Roma né da Palermo gli è pervenuta alcuna solidarietà. E pensare che Adolfo era stato consulen­te dell’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, per le problematiche am­bientali. Neanche da parte del segreta­rio del Pd è arrivata una parola». da www.Illume.

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