DIMENTICATO DALLA MESSINA DEI CIALTRONI: E' MORTO A ROMA TURI VASILE, INTELLETTUALE, REGISTA E SCENEGGIATORE

2 Settembre 2009 Culture

Si è spento a Roma a 87 anni Turi Vasile, produttore cinematografico, regista, sceneggiatore, critico letterario e per anni collaboratore del Giornale. Qualche giorno fa è scomparsa anche la sua «eterna» moglie Silvana. Intellettuale vivace e impegnato su numerosi fronti, Vasile è stato produttore di film come Roma di Federico Fellini, I vinti di Michelangelo Antonioni (per cui ha fatto anche lo sceneggiatore), Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli, Pane e cioccolata di Franco Brusati. Grande appassionato di cinema, è stato anche regista e dietro alla macchina da presa ha girato lo spiritoso film, con Totò Gambe d’oro, commedia che ruota attorno al mondo del calcio e Le signore con Chelo Alonso, Bice Valori, Antonella Steni, Enrico Maria Salerno, Paolo Panelli. Ha collaborato a vario titolo ai film più diversi, da Processo alla città di Luigi Zampa al divertente Operazione San Gennaro di Dino Risi, da Sedotta e abbandonata di Pietro Germi a Gli indifferenti di Francesco Maselli. Da intellettuale non ha trascurato il teatro, in cui è stato attivo fin dagli anni Quaranta, autore di numerose commedie quali L’arsura, Una famiglia patriarcale, Lia rispondi, Quiz con la regia di Andrea Camilleri. Ha collaborato anche con la Rai producendo lo sceneggiato Lo scialo tratto dal romanzo di vasco Pratolini e la miniserie di Carlo Lizzani La donna del treno. Sul finire degli anni Ottanta Vasile ha cominciato a scrivere libri, soprattutto di narrativa e di ricordi della sua avventurosa vita nel teatro e nel cinema. Tra i suoi titoli Paura del vento e altri racconti, Un villano a Cinecittà, L’ultima sigaretta, La valigia di fibra, L’ombra uscito due mesi fa. È stato anche presidente dell’Istituto nazionale del dramma antico.

È morto a Roma lo scrittore, regista e produttore cinematografico Turi Vasile. Era nato a Messina nel 1922, e sin dai tempi dell’università – durante il fascismo – si era trasferito a Roma. Aveva problemi al cuore e un tumore. Molto intensa è stata la sua attività teatrale («L’arsura», «La procura» e «L’acqua») e cinematografica sia come sceneggiatore (per Luigi Zampa e Michelangelo Antonioni) sia come regista («Gambe d’oro» con Totò) sia come produttore («Roma» di Federico Fellini, «I vinti» di Michelangelo Antonioni e «Pane e cioccolata» di Franco Brusati). Di «Roma» parlava come del più grande dolore della sua vita, perché Fellini, a suo dire, non rispettò i patti, e fece lievitare i costi fino a costringere Vasile a indebitarsi. Ma, per i bizzarri giochi del destino, proprio una badante ucraina di nome Roma lo ha accudito premurosamente tanto che più volte nei suoi racconti si parla di lei come di un angelo inaspettato. Dal 1992 Turi Vasile ha cominciato a pubblicare una serie di libri, quasi tutti con l’editore Sellerio di Palermo («Paura del vento», «Un villano a Cinecittà», «L’ultima sigaretta», «Male non fare»). Con il napoletano Pironti ha pubblicato il romanzo «Giòn», con Avagliano «Morgana» (2007) e «Silvana» (2008). L’ultimo suo libro di racconti, edizioni Hacca, è intitolato «L’ombra». Sono stato il suo editore per due libri («Morgana» e «L’ombra»). Per tanti anni ho ascoltato le sue storie. Lo incontravo nella sua piccola casa a pianterreno sulla Cassia. Nel 2008 lo accompagnai per alcuni giorni in Sicilia (a Siracusa, a Lentini, a Noto) per presentare «Morgana», un viaggio indimenticabile. Per rendere omaggio alla sua Sicilia perduta, aveva trasformato il suo giardino in un minuscolo Eden di fiori e di frutti siciliani. Tranne pochissime eccezioni, Vasile è sempre stato uno scrittore di racconti e di scritti brevissimi (questo, insieme a una limpidezza di scrittura, lo affratellava a Raffaele La Capria, che più volte ha scritto di lui). La sua memoria era popolata di miraggi mediterranei, di favolose mitologie, di storie bibliche, e poi di tanti personaggi veri. I due poli della sua geografia sentimentale sono sempre stati Cinecittà e Messina: il teatro del cinema, e il teatro della memoria. Non sappiamo se per fortuna o per sfortuna – ma credo che Turi Vasile lo consideri un regalo del destino – venerdì scorso è morta anche Silvana, l’amata moglie. Negli ultimi anni l’ho guardato in silenzio mentre tentava disperatamente – con stornelli siciliani e frasi del loro lungo codice amoroso – di suscitare la sua attenzione, di strapparla all’oblio. Sono rimasti insieme, sino alla fine e oltre. Andrea Di Consoli

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