Ha chiesto il "pizzo" a commerciante: A BARCELLONA P.G. ARRESTATO IL BOSS CARMELO VITO FOTI

1 dicembre 2009 Mondo News

Seguivano le sue mosse da tempo gli investigatori del Commissariato di polizia di Milazzo diretto dalla dott. Marina D’Anna. E ieri dopo un’indagine complessa lo hanno arrestato su esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Messina. Si tratta del barcellonese Carmelo Vito Foti, 42 anni, ritenuto dalla Distrettuale antimafia elemento di primissimo piano della criminalità mafiosa barcellonese. Insieme a lui è stato arrestato anche un complice. L’accusa questa volta è di estorsione, poiché i due avevano preso di mira un commerciante che opera nell’hinterland milazzese. Compresi un paio di attentati per “ammorbidirlo”. Foti, già condannato nell’ambito del maxiprocesso “Mare Nostrum” (a suo tempo in primo grado scelse il rito abbreviato), era sottoposto attualmente alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza. In uno dei tanti retroscena della recente indagine “Pozzo”, con cui il sostituto della Dda Giuseppe Verzera e i carabinieri del Ros hanno censito la nuova famiglia mafiosa barcellonese, uno dei pentiti sentiti dai magistrati della Dda, parlando di una possibile guerra di mafia pronta a scoppiare nell’hinterland tirrenico per il controllo del territorio, ha rivelato alcune circostanze che riguarderebbero Foti: «… in relazione alla commissione di più estorsioni il collaboratore di giustizia di Sant’Angelo di Brolo ha individuato in Carmelo D’Amico e Antonino Calderone, detto “Caiella”, i referenti criminali attuali per l’area barcellonese… particolare inquietante riferito dal M. è quello relativo al fatto che gli avversari della coppia D’Amico-Calderone potrebbero essere Carmelo Vito Foti o addirittura i fratelli (Salvatore e Domenico) Ofria, intesi “Gnagnazza”…». Foti di recente, in relazione all’operazione antidroga “Ninetta”, ha registrato in primo grado da parte del gup Giovanni De Marco l’assoluzione in abbreviato. Era accusato di essere uno dei capi dell’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e il pm Giuseppe Verzera aveva chiesto la sua condanna a 10 anni di reclusione. Il gup De Marco lo ha assolto da ogni accusa (dal reato associativo mafioso con la formula «per non aver commesso il fatto»), accogliendo la tesi difensiva prospettata a suo tempo dagli avvocati Tommaso Calderone e Bernardo Garofalo. (n.a.)