MESSINA – Clan di Giostra, confermati i 4 ergastoli: Al boss Gatto, ai fratelli Minardi e a Cavò, ritenuti responsabili dell'omicidio di Carmelo Mauro

2 dicembre 2009 Mondo News

Nel 2005 i sostituti della Dda Vincenzo Barbaro e Emanuele Crescenti con gli investigatori della squadra mobile delinearono l’organigramma dell’associazione mafiosa, che vedeva al vertice “Puccio” Gatto e Giuseppe Minardi, mentre la veste di organizzatori era ricoperta da Francesco Allia, Giovanna Andronaco (moglie di Gatto), e Luigi Tibia. Ognuno di loro aveva un ruolo ben delineato: Allia si occupava delle «truffe in danno di compagnie di assicurazione», la Andronaco aveva «il compito di gestire l’attività dell’associazione nei periodi di carcerazione del marito Gatto Giuseppe», Tibia gestiva «l’attività di gioco d’azzardo derivante dalla collocazione di apparecchi elettronici di vincita». Il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso era contestato per un periodo che va dal gennaio del 2001 e si spinge sino al giugno del 2005. C’erano poi agli atti tutta una serie di reati fine tra estorsioni e attentati, ma soprattutto, accordi tra i clan “nord”, “centro” e “sud” per spartirsi i guadagni delle richieste di pizzo a imprese edili, ristoranti e negozi, per imporre assunzioni di protetti e detenuti, per usufruire dell’appoggio di un tecnico della Telecom e perfino di un carabiniere (all’epoca in servizio alla stazione di Giostra).

L’OMICIDIO MAURO Agli atti del processo anche la spiegazione dell’omicidio di Carmelo Mauro, ucciso il 22 maggio 2001 all’incrocio tra il viale Giostra e la via Regina Elena: sarebbero stati Domenico Cavò e Giovanni Minardi, l’ordine sarebbe partito da Giuseppe Minardi, con il “nulla osta” di Puccio Gatto: motivazione un contrasto insorto nella gestione del traffico di droga leggera, sommato a screzi personali. Carmelo Mauro “tirinnanna” era un «autarchico». Per questo fu ammazzato a Giostra, nel suo quartiere, finito come un boss con un colpo di pistola in testa nel maggio del 2001. Da questa esecuzione alle cinque del pomeriggio, ennesimo “omicidio d’assestamento” nella storia delle famiglie mafiose cittadine, nacque l’operazione “Arcipelago”.

LA FOTO DELLA VARAC’è una foto-simbolo che venne diffusa dopo il blitz della “Arcipelago”, che ritraeva il boss Puccio Gatto mentre trainava la Vara, la processione simbolo della città. A questo proposito nel corso del processo il pentito Antonino Stracuzzi, cognato di Gatto, ha fatto alcune dichiarazioni, riportate dalla sentenza di primo grado: «… il Gatto ottiene attualmente le assunzioni di persone a lui vicine presso una ditta di pulizie che opera all’interno del Policlinico di Messina attraverso i suoi rapporti con tale Liguori che è una persona che ha una cointeressenza nel settore delle pulizie. Ritengo che tale persona corrisponda al giovane napoletano cui ho fatto riferimento nel verbale del 17 settembre 2002… tale persona nell’ultimo ferragosto (siamo temporalmente nel 2002) ha tirato la Vara insieme a mio cognato Puccio Gatto ed a Tibia Luigi nel posto d’onore dove sono collocati i cosiddetti “Timonieri”. A tale proposito faccio presente che i posti di coloro che sono posti al “Timone” della Vara sono riservati da tempo immemorabile agli aderenti al clan Giostra o a loro amici per cui nessuno può inserirsi in tali postazioni senza il preventivo assenso dei maggiorenti del clan e adesso di mio cognato Puccio, e preciso che quest’anno addirittura è stata creata una collocazione anche a mio suocero Gatto Paolo che è stato fatto sedere sulla Vara, attese le sue condizioni di salute». (n.a.)

Clan di Giostra, confermati i 4 ergastoli – Al boss Gatto, ai fratelli Minardi e a Cavò, ritenuti responsabili dell’omicidio di Carmelo Mauro

Anche questa volta come accadde in primo grado nel dicembre del 2007, la stangata è arrivata alle sette di sera. E si tratta della conferma di 4 ergastoli e di quasi tutto l’impianto accusatorio del processo “Arcipelago” sul clan di Giostra, e soprattutto sull’oppressione che per anni la famiglia mafiosa ha esercitato con le estorsioni “a tappeto”. Dopo due giorni di camera di consiglio la corte d’assise d’appello presieduta dal giudice Carmelo Marino ha concluso il secondo grado di un processo a 24 imputati che è scaturito da una delle più importanti operazioni antimafia degli ultimi anni, con cui nel luglio del 2005 la Dda e la Mobile diedero una vera e propria spallata al clan mafioso più agguerrito e meno “intaccato” dai pentiti della nostra città. E la sentenza di secondo grado a giudicare dalle pene inflitte e dalle conferme di condanna decise ha accolto le richieste del sostituto Pg Melchiorre Briguglio, che ha rappresentato l’accusa in appello, e quindi condivide l’impianto accusatorio già vagliato dalla sentenza di primo grado. Questo è indirettamente una ulteriore conferma alla valenza del teste-chiave dell’accusa, quell’ex collaboratore di giustizia Antonino Stracuzzi che ebbe una visione privilegiata del clan in quanto cognato del boss Puccio Gatto e poi decise di raccontare tutto quello cha sapeva sulla “famiglia” a magistrati e investigatori. Alla sbarra anche in appello non erano soltanto vecchi e nuovi capi o reggenti del clan di Giostra e rispettivi picciotti, ma anche esponenti di primo piano degli altri gruppi mafiosi cittadini, a dimostrazione che il concetto “tutti fanno affari con tutti” è l’attuale regola di comportamento attuata in città tra le cosche. Temporalmente l’operazione “Arcipelago” si ferma al 2004, ma durante il processo di primo grado le conoscenze sui gruppi mafiosi cittadini via via si ampliarono.

LA SENTENZA – La parte più importante del dispositivo è senza dubbio rappresentata dalla conferma dei quattro ergastoli che in primo grado vennero inflitti al boss Giuseppe “Puccio” Gatto, ai fratelli Giuseppe e Giovanni Minardi e a Domenico Cavò, ritenuti mandanti ed esecutori dell’omicidio di Carmelo Mauro “tirinnanna”, avvenuto nel 2001 a Giostra e da sempre letto dagli investigatori come un regolamento di conti interno al gruppo per eliminare un esponente della “vecchia guardia” che dava fastidio agli affari delle cosiddette “nuove leve”. Prescindendo poi dagli ergastoli, a loro carico sono state anche rimodulate le pene ulteriori inflitte in primo grado, anche perché Gatto e Giuseppe Minardi sono stati adesso assolti dall’accusa di essere i mandanti del tentato omicidio del fratello del pentito Antonino Stracuzzi, Letterio (all’epoca fu un chiaro segnale per tentare di zittire il collaborante). Per Gatto si è passati a 15 anni e 6 mesi, per Giuseppe Minardi a 12 anni. Rimodulata anche la pena per così dire secondaria oltre all’ergastolo per Cavò, che è passato dai 10 anni del primo grado agli 8 anni del secondo grado, e per Giovanni Minardi, in 8 anni e 10 mesi. L’altro aspetto nuovo della sentenza d’appello è la condanna di Luigi Tibia a 8 anni di reclusione come appartenente all’associazione mafiosa di Giostra, con l’accoglimento dell’appello presentato dalla Procura e quindi con il ribaltamento della sentenza di primo grado, che aveva visto l’assoluzione di Tibia da questa accusa. A questa condanna, se vogliamo restare tra i “vertici”, fa invece da contraltare l’assoluzione in appello di Carmelo Ventura, altro esponente storico della criminalità organizzata, che invece in primo grado era stato condannato a 9 anni di reclusione per un’estorsione. Qualche altro dato. Accogliendo l’appello del pm la corte ha inflitto un anno e 8 mesi a Giuseppe Bertuccelli. Per Giuseppe Cutè la condanna è stata rimodulata in 7 anni e 9 mesi. Condanne confermate poi per Gaetano Barbera, Giovambattista Cuscinà, Letterio Fusco, Lorenzo Rossano, Giuseppe Villari. L’appello del pm non è stato accolto per le posizioni di Angela Marra, la moglie del boss Luigi Galli che in primo grado era stata assolta (quindi permane l’assoluzione) e per Giovambattista Cuscinà (ma solo per alcuni aspetti). Passando alle assoluzioni totali decise in secondo grado si tratta di Pietro Coppolino, Giuseppe Finocchiaro, Stellario Fusco, Rosario Trischitta e appunto Carmelo Ventura. A queste bisogna aggiungere la conferma in secondo grado delle assoluzioni decise in primo grado a favore di Salvatore Savasta, Daniele Spagnolo, Giorgio Davì, Vincenzo Liguori, Sossio Iannucci, Luciana Barbuto, e appunto Angela Marra. I giudici hanno confermato anche le decisioni assunte in primo grado per un altro procedimento (che era stato riunito nel corso del processo d’appello), scaturito dalla cosiddetta spedizione punitiva al locale “La Stangata”, a carico di Giovanni e Giuseppe Minardi, Domenico Cavò, Stellerio Fusco, Giuseppe Fusco e Francesco Consolo. Altro passaggio importante della sentenza d’appello riguarda la conferma delle statuizioni decise in primo grado per le parti civili, il Comune di Messina e l’Asam, l’Associazione antiracket e antiusura di Messina.

IL PRIMO GRADO – In primo grado nel dicembre del 2007 la corte d’assise presieduta dal giudice Salvatore Mastroeni decise 17 condanne. Ecco il dettaglio: ergastolo per il boss Giuseppe “Puccio” Gatto, per i fratelli Giuseppe e Giovanni Minardi, e per Domenico Cavò. Inoltre, considerando anche gli altri capi d’imputazione a Gatto furono inflitti altri 28 anni e 6 mesi di reclusione, a Giuseppe Minardi altri 30 anni, a Giovanni Minardi e a Cavò altri 10 anni. E poi: 8 anni a Gaetano Barbera, 7 anni a Pietro Coppolino, 7 anni a Giovambattista Cuscinà, 8 anni e 6 mesi a Giuseppe Cutè, 7 anni a Stellario Fusco, 4 anni e 18.000 euro di multa a Lorenzo Rossano, 8 anni e 30.000 euro di multa a Giuseppe Villari, un anno e 3.000 euro di multa a Giuseppe Finocchiaro e Rosario Trischitta, 6 anni e 1.050 euro di multa a Letterio Fusco, 9 anni e 1.500 euro di multa a Carmelo Ventura, 4 anni e 500 euro a Pietro Minardi, infine 2 anni e 300 euro a Giuseppe Bertuccelli (per quest’ultimo fu esclusa l’aggravante mafiosa, esclusa anche in appello). NUCCIO ANSELMO

L’esecuzione

Agli atti del processo anche la spiegazione dell’omicidio di Carmelo Mauro, ucciso il 22 maggio 2001 all’incrocio tra il viale Giostra e la via Regina Elena: sarebbero stati Domenico Cavò e Giovanni Minardi, l’ordine sarebbe partito da Giuseppe Minardi, con il “nulla osta” di Puccio Gatto: motivazione un contrasto insorto nella gestione del traffico di droga leggera, sommato a screzi personali. Carmelo Mauro “tirinnanna” era un «autarchico». Per questo fu ammazzato a Giostra, nel suo quartiere, finito come un boss con un colpo di pistola in testa nel maggio del 2001. Da questa esecuzione alle cinque del pomeriggio, ennesimo “omicidio d’assestamento”, nacque l’operazione “Arcipelago”.