APPALTI ALLA SOPRINTENDENZA DI MESSINA: DECISI SETTE RINVII A GIUDIZIO. ATTI AL PM PER NOVE INDAGATI, NUOVA UDIENZA PER DUE

4 dicembre 2009 Mondo News

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Si è conclusa con sette rinvii a giudizio, due stralci e nove disposizioni per la restituzione degli atti al pm, l’udienza preliminare celebrata davanti al gup Maria Giovanna Vermiglio per la vicenda degli appalti della Soprintendenza ai beni artistici e culturali, che vede coinvolti complessivamente diciotto persone tra funzionari e dipendenti dell’ente con le ipotesi di reato di truffa e falso per la gestione contabile dei cantieri di scavo archeologici nella provincia nel 2003. Una vicenda per cui in passato la Procura aveva richiesto l’archiviazione, non ravvisando ipotesi di reato, e che aveva quindi registrato il caso classico della cosiddetta imputazione “coatta” da parte del gup. Nella vicenda sono coinvolti tra funzionari, ex funzionari, dipendenti ed ex dipendenti della Soprintendenza 18 persone. Si tratta di Umberto Spigo, Antonino Cannavò, Giuseppe Tudisca, Francesco Cannavò (del ’56), Santi Cannavò, Carmelo Ricciardi, Italo Scattino, Giovanna Maria Bacci, Sebastiano Pancaldo, Francesco Tudisca, Francesco Cannaò (del ’74), Angelo Tudisca, Concetto Roccasalva, Massimo Lamicela, Ernesto Luciano Niosi, Gabriella Tigano, Giuseppe Arena, Vincenzo Nicolosi. Ieri il procedimento si è in pratica diviso in tre tronconi. Per sette il gup Vermiglio ha deciso il rinvio a giudizio, sarà il processo a stabilire la sussistenza dei reati di falso e truffa contestati dall’accusa. Si tratta di Umberto Spigo, Antonino Cannavò, Giuseppe Tudisca, Francesco Cannavò (del ’56), Santi Cannavò, Carmelo Ricciardi e Italo Scattina. Il processo inizierà il prossimo 10 marzo. Per Luciano Ernesto Niosi e Vincenzo Nicolosi il giudice ha verificato alcune nullità formali nella fase delle notifiche e per loro due ha fissato una nuova udienza preliminare per il 22 gennaio. Discorso diverso invece per tutti gli altri. Il gup, semplificando, ha verificato che la loro posizione era stata inserita nell’ambito del procedimento complessivo come derivante dall’imputazione coatta, mentre in realtà avrebbero dovuto seguire una strada processuale diversa da quella prevista per l’imputazione coatta. Per questo motivo il gup Vermiglio – su questo si è registrata un’eccezione dell’avvocato Bonaventura Candido cui si sono associati tutti gli altri difensori –, ha disposto in questo caso la “regressione” del procedimento allo stadio delle indagini preliminari, restituendo tutti gli atti al pm. Si tratta di Giovanna Maria Bacci, Sebastiano Pancaldo, Francesco Tudisca, Francesco Cannavò (del ’74), Angelo Tudisca, Concetto Roccasalva, Massimo Lamicela, Gabriella Tigano e Giuseppe Arena. Nel corso dell’udienza di ieri sino stati impegnati gli avvocati Nico D’Ascola, Giuseppe Toscano, Giuseppe Cicala, Bonaventura Candido, Alessandro Pruiti, Martino Giuffrida, Giovani Mannuccia, Gabriella Arancio e Salvatore Papa.