MESSINA – I colleghi e amici del Consiglio dell'Ordine degli Architetti, ricordano Uccio Di Sarcina: «Uomo e professionista di grande levatura morale e intellettuale»

8 dicembre 2009 Inchieste/Giudiziaria

I colleghi e amici del Consiglio dell’Ordine degli Architetti, ricordano così Uccio Di Sarcina morto sabato notte in un incidente d’auto mentre, con la moglie e il figlio, era diretto a Formia.

«Uccio Di Sarcina ha chiuso il cerchio, un cerchio iniziato a Gaeta 52 anni fa, e chiuso sabato sera, a pochi chilometri dal suo luogo di nascita. Ma come quando un sasso viene lanciato nell’acqua, quel cerchio non si ferma con lui, anzi, continua a propagarsi toccando tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Non è facile raccontare Uccio, ci vorrebbe la sua penna per farlo. Una penna ricca di dettagli, con punti di vista particolari, mai banali, sempre interessanti. Non possiamo né vogliamo tracciarne linee biografiche, ma descrivere un Uomo che aveva capito il senso della vita. Aveva scelto di essere “libero”, di non rincorrere le miserie della quotidianità che questa società spesso ci impone, pur rinunciando a riconoscimenti che sicuramente gli spettavano per le qualità professionali che lo contraddistinguevano. La sua qualità della vita era fatta dal piacere di fare le cose, dal piacere di coltivare le passioni che lui era riuscito a trasformare in Mestiere. La ricchezza dei suoi insegnamenti di padre, di docente, di professionista, rimarrà indelebile nella mente di tutti quelli che l’hanno incontrato, con la generosità di coloro che amano trasmettere agli altri la propria conoscenza. Antonio Di Sarcina era, è, un architetto, un insegnante, uno scrittore, un appassionato di musica e di fotografia, un feticista della parola e dell’arte. Ma soprattutto un uomo di grande levatura morale ed intellettuale; un uomo moderato, dotato di concretezza e serietà, riferimento immediato per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di confrontarsi con lui. Mai sopra le righe, sempre disposto al confronto, rigoroso con sé e con gli altri, ma sempre capace di comprendere ed interpretare le debolezze e i difetti del mondo. Curioso di ogni cosa, quando ha iniziato questa nuova avventura come consigliere dell’Ordine, l’ha fatto con l’entusiasmo che ha sempre caratterizzato ogni sua attività, sentendo forte la responsabilità che il ruolo attribuitogli dai colleghi imponeva. Frenetico e allo stesso tempo metodico, riusciva sempre a trovare una chiave di lettura inusuale e coinvolgente per tutti gli impegni che sovente si assumeva. Sempre attento alle vicende di questa città da lui tanto amata e interpretata come architetto, l’aveva resa scenario del Suo primo romanzo: “L’uomo che collezionava architetti”. Aspettavamo la sua seconda opera, in fase di pre-editing. Ne parlava come di una creatura. Diceva poco tempo fa: «Puoi avere avuto una giornata pesante, puoi essere stanco, ma quando scende la sera sai che il libro ti aspetta, che la tua storia ti aspetta». E la aspettavamo anche noi. Nella nostra mente rimane adesso un foglio vuoto, bianco senza le sue parole, uno spazio muto senza il suono della sua voce che plasmava suggestioni sempre nuove. E’ stato un appuntamento col Destino, eppure è difficile accettarlo: Uccio, probabilmente tu hai già chiara in mente la trama di questo romanzo, ma noi non la capiamo, scusaci. «(…) ogni tanto ci vuole una pausa di riflessione. Un pò di silenzio dopo tanto parlare fa bene.» (Uccio Di Sarcina) . E noi rimaniamo tristemente in silenzio, attoniti, dolorosamente mutilati di una parte importante di noi».

Dalle 20 di stasera sarà allestita la camera ardente nella sede dell’Ordine degli Architetti di Messina, via Romagnosi, 5.