Gerlando Alberti jr che uccise la ragazza è agli arresti domiciliari in sicilia: Caso Campagna, sconfitta per la giustizia. La liberazione del boss autore del delitto è l'ultimo capitolo di una storia che coinvolge anche un magistrato

12 dicembre 2009 Mondo News

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L’ULTIMA FOTO PUBBLICA DI GERLANDO ALBERTI JR (IL SECONDO DA SX) – FOTO: DI GIACOMO

MESSINA – Un tempismo sconcertante. Nell’anniversario del sequestro, nello stesso giorno in cui viene ricordata con una manifestazione nel Palazzetto dello Sport che porta il suo nome, il boss Gerlando Alberti jr sarà a casa sua a Falcone, poco distante da Saponara, il paesino dove viveva Graziella Campagna e dove ancora oggi risiede la madre. Il boss ha ottenuto gli arresti domiciliari ed è già rientrato in Sicilia.

ULTIMO CAPITOLO – L’ultimo capitolo di una storia tormentata cominciata il 12 dicembre 1985 quando venne sequestrata quella ragazzina di 17 anni che per 150 mila lire al mese faceva la stiratrice in una lavanderia di Villafranca Tirrena. La stessa zona in cui trascorreva la sua latitanza il giovane Gerlando Alberti, trafficante di droga e nipote prediletto dell’omonimo capomafia noto come “U paccarè”. Per tutti il giovane rampollo di Cosa Nostra era l’ingegnere Toni Cannata e come tale portava i suoi vestiti nella lavanderia in cui lavorava Graziella Campagna. Fu quella la ragione del sequestro e poi dell’uccisione a colpi di lupara. Il boss era preoccupato che da un’agendina dimenticata tra gli abiti da lavare la ragazza avesse scoperto la sua vera identità. Per anni i genitori di Graziella Campagna hanno reclamato giustizia ma il boss Gerlando Alberti jr è sempre riuscito in qualche modo a farla franca. Quando nel 1990 finì alla sbarra assieme al suo complice Giovanni Sutera il giudice Marcello Mondello (che anni dopo sarà arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa) li mandò assolti perché il movente del delitto fu considerato troppo debole. Dovranno passare altri 14 anni e la tenacia dei familiari, soprattutto del fratello Pietro Campagna, per arrivare alla condanna all’ergastolo.

PROCESSO D’APPELLO – Nonostante ciò Gerlando Alberti jr venne scarcerato meno di due anni dopo perché i giudici ritardarono a depositare le motivazioni della sentenza. E così al processo d’appello il boss si è presentato a piede libero. La conferma dell’ergastolo è arrivata nel marzo 2008, quasi 23 anni dopo il delitto. Ed ora grazie alla decisione del Tribunale della Libertà di Bologna il boss può nuovamente lasciare il carcere e andare ai domiciliari. «Tra la detenzione dopo il primo grado e quella dopo l’appello – commenta l’avvocato Fabio Repici, che assiste la famiglia Campagna- per l’omicidio di Graziella avrà fatto a mala pena tre anni di carcere». Tormentata persino la storia della fiction «La vita rubata», con Beppe Fiorello e Larissa Volpentesta, dedicata alla storia di Graziella Campagna. Per mesi la messa in onda venne rinviata dopo una lettera inviata alla Rai dall’allora ministro della giustizia Clemente Mastella che a sua volta aveva ricevuto un’esplicita richiesta dai vertici della magistratura messinese preoccupati che la visione potesse «turbare la serenità dei giudici» che stavano processando il boss. Quando finalmente andò in onda fece registrare oltre otto milioni di ascoltatori. Tutta Italia si commosse di fronte alla tragedia di Graziella Campagna e al grande coraggio di quanti per anni hanno rivendicato giustizia ma che oggi si sentono per l’ennesima volta beffati.

Alfio Sciacca