SPORCATO L'ANNIVERSARIO DI GRAZIELLA CAMPAGNA: Esplode l'indignazione dei fratelli Campagna che assieme a tanti cittadini invocano una «giustizia giusta»

13 dicembre 2009 Mondo News

Ecco come mandare in rovina un anniversario, guastare una ricorrenza. Perché quella di ieri a Saponara doveva essere un’occasione solo per onorare la memoria di Graziella. Momento di approfondimento sui temi della lotta alla mafia, alternato a spunti più leggeri che i ragazzi delle scuole si erano proposti di offrire, dopo un’attesa trepidante in vista dell’evento rievocativo. Poi la notizia che nessuno avrebbe voluto mai sentire. Una botta inaspettata, tale da sporcare all’improvviso la giornata della memoria. Fra il pubblico della tensostruttura che porta il nome di Graziella Campagna e che ha ospitato i lavori della mattinata, c’è persino chi ancora non sa nulla della concessione dei domiciliari all’assassino Gerlando Alberti junior, mentre lui si trova già a casa sua da qualche giorno. La notizia è sui giornali, fa in fretta a diffondersi e l’espressione sui volti dei relatori chiamati a intervenire all’incontro non riesce a mascherare quel senso di profonda indignazione verso quest’ennesima pugnalata alle spalle. E gli interventi seguono inevitabilmente lo stesso registro. Un’ingiustizia che tuttavia non deve indurre alla sfiducia nelle istituzioni, malgrado tutto. Torna così al centro delle polemiche il sistema giudiziario. A 24 anni dall’efferato omicidio della ragazza di 17 anni uccisa dalla mafia il 12 dicembre del 1985, si fa largo quell’insopportabile senso di rassegnazione che il prosieguo della giornata proverà a spazzar via. «Ho appena appreso la notizia dai media», dichiara frastornato il sindaco di Saponara Nicola Venuto, che aggiunge: «Il fatto che un signore abbia ottenuto l’ergastolo per poi ritrovarsi dopo soli 8 mesi agli arresti domiciliari, è a dir poco sconcertante. In questo momento particolare in cui vengono additati giudici e magistrati – continua il primo cittadino – non è una bella immagine quella che stiamo dando del nostro sistema giustizia». Accanto a lui, per parlare ai ragazzi delle scuole, per raccontare chi era Graziella, ci sono anche i due fratelli Piero e Pasquale Campagna, i componenti della Commissione parlamentare antimafia, i senatori Gianpiero D’Alia e Beppe Lumia, il deputato regionale Giovanni Ardizzone e il legale della famiglia, l’avv. Fabio Repici. C’è anche Beppe Fiorello, protagonista della fiction “Una vita rubata” mandata in onda dalla Rai; particolarmente toccanti le sue parole, dopo il frammento del film tv proiettato sullo schermo alle spalle. È la scena del ritrovamento del corpo della ragazza, che Fiorello rivive assieme a tutti i presenti, senza celare la forte emozione. Poi al microfono, subito dopo un lungo applauso, si sfoga: «La giornata del cuore è stata macchiata così indecorosamente. È come rivivere momenti amari. Ragazzi, vi ricordate quando volevano sospendere la fiction? Dicevano che sarebbe stata d’aiuto alla mafia, invece è servita a riaccendere il motore del processo. Questi film sono contro la mafia. È la televisione malata a voler diffondere messaggi sbagliati. Non fidatevi di certi personaggi famosi; domandatevi perché sono diventati famosi prima di chiedere loro un autografo». Il riferimento va alla trasmissione “Matrix” di Canale 5 andata in onda la sera prima, dedicata al fotografo dei vip Fabrizio Corona, che Fiorello definisce «un falso mito, un cattivo esempio non solo per i ragazzi». Ed è stata una cartella clinica poderosa attestante gravi patologie «con tumori maligni e benigni», a far decidere il Tribunale di sorveglianza di Bologna per la concessione della detenzione domiciliare a termine per Gerlando Alberti junior, il quale ha lasciato il carcere di Parma per «gravi motivi di salute», e potrà uscire di casa soltanto scortato e per motivi di terapia; può vedere solo la moglie e i figli. Motivazioni che non placano certo le polemiche esplose a livello nazionale; peraltro nonostante le rassicurazioni del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il quale ribadisce di avere «disposto un accertamento e raccomandato celerità e solerzia». Tuttavia nel corso della manifestazione di ieri a Saponara è stata invocata «giustizia vera allo Stato» e il «ritorno in carcere dell’assassino». Pasquale Campagna non si sottrae dall’esternare la sua rabbia per una «cosa sconvolgente e vergognosa, che offende la dignità di mia sorella, della nostra famiglia e di tutti gli italiani». L’altro fratello Pietro definisce la scarcerazione come «un boccone amaro, difficile da digerire. Una delusione – specifica – e spero che lo Stato faccia il suo dovere e lo rinchiuda in carcere, come è giusto che sia». Ben più duro il commento del legale della famiglia Campagna, l’avvocato Repici, che parla di «scandalo di Stato», manifestando «sgomento per una giustizia che davanti ai potenti si rivela servile». I domiciliari a Gerlando Alberti junior sono contestati incondizionatamente anche dai due parlamentari antimafia Lumia (Pd) e D’Alia (Udc): «È un regalo a un boss mafioso che non bisogna assolutamente consentire: lo Stato deve reagire», commenta il primo; «una decisione vergognosa, segnale tutt’altro che buono che riguarda uno degli omicidi più efferati commessi in Sicilia», sono le parole del collega. Per l’Associazione familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili la vicenda è «ancora una volta la riprova che la bilancia della giustizia pende tutta in sfavore delle vittime. «Questa è la mafia – osserva don Luigi Ciotti – un buco nero che inghiotte la vita delle persone, che calpesta i diritti e nega il futuro a una povera ragazza di 17 anni che si trova involontariamente in mezzo ai suoi traffici di morte». Tito Cavaleri – GDS