BARCELLONA P.G., L'OMICIDIO MAZZU': A quattro anni dal feroce delitto individuati esecutori e movente

14 dicembre 2009 Mondo News

Resta ancora senza colpevoli l’omicidio del barcellonese Nunziato Mazzù 44 anni, freddato quattro anni fa la sera di Santa Lucia, il 13 dicembre del 2005, in una strada di Oliveri. Le indagini dei carabinieri hanno però imboccato la strada giusta, tanto che da tempo sarebbe già stato individuato movente ed esecutori. Nunziato Mazzù, ex componente del clan di Pino Chiofalo, a imputato nel processo “Mare nostrum” con le accuse di aver partecipato a quattro omicidi tanto che per lui pendeva una richiesta di condanna all’ergastolo, è stato vittima di una atroce esecuzione. Il delitto Mazzù fa parte di quella cerchia di omicidi avvenuti negli ultimi anni a Barcellona e nell’hinterland per i quali gli inquirenti pur avendo individuato con peculiari indagini movente e presumibilmente anche gli autori, non vedono concretizzati gli sforzi investigativi nei conseguenti provvedimenti giudiziari che sono attesi da quattro anni. La vittima, pur essendo stato il cognato de boss Sem Di Salvo, era anello debole dell’organizzazione malavitosa e sarebbe stata giustiziata da un gruppo di emergenti con i quali lo stesso era in contatto per un traffico di cocaina. Mazzù, pur avendo ricevuto in anticipo i soldi necessari per l’acquisto all’ingrosso di una partita di cocaina, non avrebbe consegnato la droga al committente locale. La decisione di chi aveva pagato in anticipo la droga è stata drastica. La sera del delitto i componenti del gruppo di fuoco improvvisamente sbucarono dal buio nella stradina senza uscita situata vicino alla stazione ferroviaria di Oliveri e, dopo aver fatto inginocchiare la vittima che chiedeva nel frattempo perdono per l’errore, non esitarono ad eseguire la sentenza di morte. Le indagini dei carabinieri del Nucleo operativo di Barcellona e di quello del Comando provinciale furono puntuali e minuziose e si sono avvalse anche una perizia sulle celle telefoniche effettuata dal consulente informatico Gioacchino Genchi. Le perizie informatiche avrebbero dato la possibilità di individuare le celle di aggancio dei ripetitori telefonici dei telefoni cellulari utilizzati da coloro che avrebbero fatto parte del gruppo di fuoco. Gli agganci ai ripetitori installati sul territorio avrebbero dato la prova che le persone che risultano intestatarie dei telefoni all’ora del delitto si trovavano nei paraggi della strada di Oliveri. Stesso risultato avrebbe dato la verifica effettuata a Milazzo, luogo dove sarebbe stata rubata l’auto, una Lancia K, utilizzata dal commando. Infatti gli stessi proprietari dei telefoni figuravano essere presenti verosimilmente anche nella zona dove è stata rubata l’auto. Poi ci sarebbero altri particolari raccolti sul luogo del delitto che rivelerebbero con certezza l’identità almeno di colui che ha sparato alla tempia della vittima, facendolo prima inginocchiare come fosse una esecuzione. Tutti gli elementi raccolti sono stati indicati negli atti dell’inchiesta consegnati alla Dda di Messina che aveva coordinato le indagini con il sostituto procuratore Vincenzo Barbaro. Nunziato Mazzù era stato l’ultimo latitante di “Mare nostrum” arrestato dopo quattro anni vissuti in clandestinità nel 1998 a Venetico Marina. I killer che lo hanno ucciso sarebbero stati almeno due. Un complice avrebbe invece atteso a bordo della “Lancia K”, rubata lo stesso giorno del delitto a Milazzo e poi fatta ritrovare in fiamme, completamente distrutta, nei pressi di un sottopassaggio dell’A20 di Terme Vigliatore. I sicari, per eliminare la vittima designata, avrebbero impiegato un fucile a canne mozze.

Leonardo Orlando – GDS