BARCELLONA P.G., LA VERITA' DEL PENTITO MARTI: Il sito di Tripi inizialmente era «un vero e proprio disastro ecologico, non avendo alcun requisito di legge»

15 dicembre 2009 Mondo News

La parabola umana, e giudiziaria, di un uomo che dalle Marche viene spedito in Sicilia per occuparsi di discariche, e tra le pieghe della sua vita deve confrontarsi con la mafia, diventa amico di un uomo di rispetto che viene ucciso per il solito gioco di potere del boss “nuovo” che si sbarazza degli uomini fidati del boss “vecchio”, o “posato” come si dice in questi casi. E dopo la condanna che subisce per le sue “frequentazioni” decide di vuotare il sacco, comincia a collaborare con la giustizia. E di quella mafia delle discariche, il business molto redditizio dei rifiuti per Cosa nostra, che ha toccato con mano, racconta tutto quello che sa. Sono dirompenti per il processo “Vivaio” i due lunghi verbali che il 21 e il 22 luglio scorsi l’imprenditore marchigiano 48enne Enzo Marti ha riempito davanti a due magistrati, il sostituto della Dda di Messina Giuseppe Verzera e il collega della Procura di Barcellona Francesco Massara, e ai carabinieri del Ros. Verbali che adesso fanno parte integrante del procedimento, ed hanno costituito il vero colpo di scena dell’udienza scorsa, nel processo che si sta celebrando davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Salvatore Mastroeni (l’udienza di ieri è stata rinviata). Verbali che gettano indubbiamente una luce nuova sulle infiltrazioni mafiose che il gruppo mafioso dei Mazzarroti esercitò per la gestione dei siti di Mazzarrà e Tripi e sui retroscena che portarono all’omicidio di Antonino “Ninì” Rottino, esecuzione d’assestamento all’interno del gruppo. Ecco alcuni stralci di queste due lunghe “deposizioni”. Marti fu stabilmente a Mazzarrà S. Andrea dal marzo 2003 sino al gennaio 2006, era un consulente per la verifica dello «stato della discarica di Tripi in contrada Formaggiara, su incarico di Innocenti Giuseppino, amministratore della TirrenoAmbiente, discarica che, per quello che so, era stata realizzata dalla ditta Rotella». E Marti si rese conto che «quella discarica era un vero e proprio disastro ecologico, non avendo alcun requisito di legge». Allora venne incaricato di metterla a norma: «… ricordo che una di queste ditte era la “Paradivi” e venne incaricata per lo smaltimento del percolato nonostante non avesse i mezzi necessari per l’esecuzione di quei lavori… il prezzo che venne praticato dalla ditta Paradivi era sovradimensionato rispetto al valore della prestazione realizzata…». Marti si occupò anche dell’altra discarica gestita dalla TirrenoAmbiente, ecco alcuna passaggi del suo racconto: «… un giorno vidi del materiale inerte all’interno della discarica che doveva servire per coprire i rifiuti. Chiesi ai Sottile, incaricati di coprire i rifiuti, chi avesse depositato quel materiale che non era idoneo a quel fine e loro mi dissero che era stato fornito dalla ditta Truscello. Aggiungo che il materiale di copertura deve essere esclusivamente vegetale». Marti in questi verbali è un vero “fiume in piena”, e salta da un argomento all’altro: «Tornando alla discarica di Tripi debbo dire che la copertura e compattazione dei rifiuti veniva effettuata dalla ditta di Rotella Michele, persona che conobbi immediatamente quando mi recai in quel Comune; il Rotella prelevava abusivamente gli inerti dai terreni limitrofi e successivamente da cava autorizzata dalla Forestale. L’unico mezzo reale che lavorava a Tripi era un escavatore di Gitto Salvatore che scaricava i rifiuti in un auto compattatore preso a noleggio dalla TirrenoAmbiente da una società di Catania “Maia”. Il Rotella, “una tantum” quando le condizioni climatiche lo consentivano utilizzava un camion e con l’escavatore di Gitto effettuava la copertura dei rifiuti, prelevando, come detto, materiale di risulta da un fondo limitrofosottostante la discarica. Con Rotella lavoravano tali Filippo Reale, Franco De Gregori e Gitto Salvatore che forniva l’escavatore… il Rotella era legato alla TirrenoAmbiente da un contratto che stabiliva una fornitura di materiale corrispondente ai rifiuti da saturare; in realtà vi era, a fronte di un contratto caratterizzato da estrema genericità, una sovrafatturazione assolutamente sperequata. Ho detto che le prestazioni del Rotella erano a cadenza settimanale o ogni dieci giorni mentre in realtà in base al contratto dovevano essere giornaliere, cosa mai verificatasi. Segnalai questa situazione all’Innocenti il quale mi disse che non erano affari che mi riguardavano…». Ma torniamo al passaggio dei problemi per la discarica di Mazzarrà: « … quando dissi a Sottile Roberto che il materiale fornito per la copertura dell’immondizia di Mazzarrà S. Andrea non era idoneo a tal fine trattandosi di materiale inerte mischiato a terreno vegetale egli, al momento, non mi rispose nulla, dicendomi che nei prossimi giorni avrei dovuto passare dalla discarica per parlare con una persona. Non ricordo se ciò accadde il giorno dopo o quello successivo, posso dire comunque che in tarda mattinata, era aprile del 2003, previo contatto telefonico mi rappresentò che si sarebbe presentato tale Bisognano Carmelo, che io non conoscevo, il quale mi venne detto che gestiva la fornitura del materiale per la discarica. Il Bisognano sopraggiunse a bordo di un fuoristrada e mi disse, con fare perentorio, quale fosse il problema; risposi che il materiale inerte non era idoneo alla copertura dei rifiuti ed egli mi disse testualmente: “chiedo scusa”. Da quel momento mi venne fornito materiale vegetale». Non fu quello l’unico incontro con Bisognano: «… incontrai nuovamente Bisognano Carmelo in occasione della realizzazione della discarica nuova di Mazzarrà S. Andrea situata in contrada Zuppà, ottobre 2003, allorché chiuse quella di Tripi e Mazzarrà diviene discarica comprensoriale… giunti sul posto vidi il Bisognano il quale voleva collocare un telone sopra la discarica; risposi allo stesso che ognuno doveva fare il suo mestiere, sicché chiamai escavatori e camion e feci rimuovere quel materiale. Il Bisognano non disse nulla, posso soltanto dire che il Bisognano agiva per conto della ditta Truscello… la terza ed ultima volta in cui ebbi modo di vedere il Bisognano avvenne sempre nella nuova discarica di Mazzarrà; poiché asportata la bentolite era rimasta della fanghiglia che doveva essere rimossa chiamai tre operai che lavoravano alla discarica di Tripi. Il Bisognano mi disse testualmente “l’ho detto al professore, lo sto dicendo anche a te. Gli operai di Tripi non debbono lavorare a Mazzarrà Sant’Andrea perché la faccia è la mia. Se non prendete personale di Mazzarrà faccio confusione”. Con l’espressione “la faccia è la mia” il Bisognano ha voluto chiaramente intendere che la realizzazione della discarica senza l’ostruzionismo della locale popolazione era determinata dal timore riverenziale che la stessa aveva nei confronti della sua persona». Nuccio Anselmo – GDS

La scheda

Già dopo il suo arrestoMarti aveva raccontato qualcosa della sua avventura siciliana finita male. Ad aprile scorso è stato condannato in abbreviato a 6 anni e 4 mesi di reclusione, come imputato di concorso esterno in associazione mafiosa e per un episodio estorsivo. Forse proprio questa condanna è stata la molla che ha convinto l’imprenditore 48enne Enzo Marti, originario di Osimo, in provincia di Ancona, a raccontare per filo e per segno tutto quello che sapeva. Nel luglio scorso Marti ha raccontato i suoi rapporti “obbligati” con alcuni elementi di primo piano della famiglie mafiose locali, come Carmelo Bisognano e Tindaro Calabrese, oppure con la famiglia dei Rottino.