PROCESSO WHY NOT: CHIESTI I PRIMI VENTI RINVII A GIUDIZIO

15 dicembre 2009 Mondo News

Venti richieste di rinvio a giudizio per diversi capi d’imputazione, due proscioglimenti parziali e altrettanti totali. Passa all’accusa la parola nel processo scaturito dall’inchiesta Why Not, con la requisitoria effettuata ieri pomeriggio dal sostituto procuratore generale Alessandro Lia davanti al gup Abigail Mellace, chiamato a giudicare la bellezza di 98 persone, 38 delle quali – con l’ultima istanza formalizzata da Pasquale Anastasi – con il rito abbreviato. Il sostituto pg Lia ha parlato per circa due ore. E si è concentrato solo su alcuni dei capi d’accusa, sette per la precisione, tra i quali il primo, e più grave, relativo alla presunta associazione a delinquere. Sarà il collega Eugenio Facciola, oggi, a concludere la discussione della pubblica accusa, trattando gli altri reati contestati nella lunga richiesta di rinvio a giudizio. Il pg ha iniziato proprio dalla descrizione del presunto sodalizio criminoso delineato nelle carte dell’inchiesta aperta dall’ex pm Luigi De Magistris e poi avocata dalla Procura generale di Catanzaro, prendendo le mosse dalla figura dell’imprenditore lametino Antonio Saladino, ex leader della Compagnia delle opere in Calabria e principale indagato di Why Not, proprio perché a lui gli inquirenti attribuiscono il ruolo centrale nella presunta associazione a delinquere. Il magistrato ha quindi descritto il presunto “sistema” creato intorno a Saladino, sia sul versante imprenditoriale che su quello politico-amministrativo. L’indagato, secondo l’accusa, avrebbe «organizzato e capeggiato una compagine di persone al fine programmatico di porre in essere condotte integranti i reati di peculato, abuso d’ufficio, truffa aggravata, frode nelle pubbliche forniture, corruzione aggravata, turbata libertà degli incanti, istigazione alla corruzione», creando un vero e proprio «sistema» di cui sarebbe satato il «centro di gravità» ed in cui avrebbe coinvolto anche politici di ogni colore ed esponenti delle istituzioni. Questi ultimi, stando alle contestazioni, avrebbero garantito finanziamenti pubblici alle società riconducibili a Saladino in cambio di consenso elettorale, gestito tramite l’assegnazione di posti di lavoro, in un circuito che proprio così si sarebbe auto-alimentato. Lia, dunque, è partito dal meccanismo delle esternalizzazioni, esaminando poi la questione connessa alla gestione del mercato del lavoro giungendo, infine, ad esaminare le problematiche relative ai singoli progetti finanziati ed incriminati. Progetti di cui, oltre alle «palesi illegittimità, nel senso di violazioni di legge», il pg ha evidenziato anche la «inconsistenza» nonchè «l’esecuzione a dir poco deficitaria». Per quanto attiene all’associazione per delinquere, il pg ha chiesto il proscioglimento per non aver commesso il fatto per Rocco Leonetti, Francesca Gaudenti e Cristina Sanesi (quest’ultima non ha altre contestazioni e dunque la richiesta di proscioglimento per lei è totale). Sempre per l’associazione a delinquere, poi, il pg ha chiesto il rinvio a giudizio di: Nicola Adamo, capogruppo del Pd in consiglio regionale; Giuseppe Gentile e Francesco Morelli, consiglieri regionali del Pdl; Giovanni Dima, deputato del Pdl; Mario Pirillo, europarlamentare del Pd; Dionisio Gallo, ex consigliere regionale dell’Udc; Ennio Morrone, ex deputato dell’Udeur; Nadia Di Donna, Giancarlo Franzè, Aldo Curto, Antonio Gargano, Emilio Innocenzi e Marino Magarò. Rispetto alla vicenda legata al censimento del patrimonio immobiliare della Regione (capi 9 e 10 della richiesta di rinvio a giudizio), il pg ha chiesto il rinvio a giudizio di: Mario Pirillo, Ennio Morrone, Nicola Adamo, dell’ex assessore regionale Diego Tommasi, dell’attuale assessore regionale Luigi Incarnato, di Rosalia Marasco, Giancarlo Franzè e Aldo Curto. Rispetto alla questione scaturita dai progetti “Bifor e Infor” (capi 18 e 19), il pg ha chiesto invece il rinvio a giudizio di Ennio Morrone e Rosalia Marasco. Il dott. Lia si è poi occupato della vicenda “Anagrafe animale” (capo 27), rispetto alla quale ha chiesto il proscioglimento “per non aver commesso il fatto” per Antonio Pizzini (era l’unica contestazione che egli avesse) ed il rinvio a giudizio per l’ex assessore regionale ed europarlamentare Domenico Basile, Giovanni Dima, Dionisio Gallo, Giuseppe Gentile e Alberto Sarra. In conclusione di requisitoria, il magistrato ha trattato la vicenda “virus tristezza degli agrumi” (capo 28), chiedendo il rinvio a giudizio per Dima, Gallo, Gentile, Sarra, Adamo, Incarnato, Morrone, Pirillo, Tommasi, Pietro Andricciola e Rocco Leonetti. Durante l’udienza di ieri pomeriggio, infine, hanno chiesto di essere sentiti in aula gli indagati Pierluigi Leone e Rocco Leonetti. Come accennato le richieste di abbreviato, infine, sono salite a 38. Prima di Anastasi, avevano chiesto il rito alternativo: Antonio Saladino, Agazio Loiero, Giuseppe Chiaravalloti, Gianfranco Luzzo, Nicola Durante, Aldo Pegorari, Giuseppe Lillo, Mario Alvaro, Sabatino Savaglio, Giovanni Lacaria, Saverino Saladino, Francesco Saladino, Eugenio Conforti, Lucia Sibiano, Raffaele Bloise, Luigi Muraca, Gianpaolo Bevilacqua, Maria Teresa Fagà, Antonio La Chimia, Sergio Abramo, Carmine Aloisio, Mariangela De Grano, Francesco De Grano, Giuseppe Fragomeni, Antonio Michele Franco, Tommaso Loiero, Francesco Lucifero, Vincenzo Gianluca Morabito, Pasquale Maria Tripodi, Peppino Biamonte, Franco Nicola Cumino, Nicola Garagozzo, Pietro Macrì, Filippo Postorino, Mario Scardamaglia, Vincenza Bruno Bossio e Rinaldo Scopelliti. Il giudizio abbreviato avrà inizio il 15 gennaio e proseguirà secondo un calendario che prevede udienze anche il 18, 19 e 21 gennaio. Giuseppe Lo Re – GDS