GIUSTIZIA: Il Pg etneo Tinebra consulente di Alfano? No della Quarta Commissione CSM

16 dicembre 2009 Mondo News

NON PUÒ FARE il consulente del ministro della Giustizia Angelino Alfano il procuratore generale di Catania Giovanni Tinebra, proprio per il ruolo che ricopre. E’ questa la convinzione della Quarta Commissione del Csm che a maggioranza (3 voti favorevoli, uno contrario e un’astensione) ha proposto al plenum – che sulla questione deciderà domani – di negare l’autorizzazione all’incarico, che verrebbe espletato senza alcun compenso. La proposta di Alfano a Tinebra risale al 24 luglio scorso. In un primo momento il ministro aveva parlato di un incarico di studio per «approfondimenti e relative elaborazioni nel campo delle politiche gestionali» del suo ministero. Ma a seguito della richiesta di maggiori delucidazioni da parte del Csm, aveva precisato che lo studio affidato al Pg ha per oggetto «il complessivo programma di riforma del sistema giudiziario». Un compito, che secondo il Guardasigilli, Tinebra potrebbe svolgere nella sua Catania e solo «in via eccezionale» in via Arenula. Ma per la Commissione l’autorizzazione non è possibile, visto che è «insuperabile» il divieto previsto dal regio decreto n.12 del 1941 che stabilisce che «i Primi Presidenti e i Procuratori Generali della Repubblica non possono assumere alcun incarico fuori della residenza, tranne quelli ad essi attribuiti da leggi e regolamenti o quelli conferiti con decreto presidenziale». E non è questo il caso, secondo la maggioranza della Commissione. Ma non è tutto: a pesare negativamente anche «la mancata indicazione della durata dell’incarico e la sua genericità «visto che il ministro ha fornito due versioni differenti sull’oggetto dello studio che intende affidare a Tinebra. Fattori che «non consentono di valutare l’entità dell’impegno a Roma del dott. Tinebra». Ma la questione è controversa: tant’è che l’unico componente della Commissione che ha votato contro, il togato di Magistratura Indipendente Antonio Patrono, ha presentato una relazione di minoranza in cui chiede al plenum di autorizzare l’incarico: perchè – spiega il consigliere – «la circostanza che soltanto in via eccezionale» Tinebra «dovrà recarsi presso la sede ministeriale non è tale da conferire all’incarico stesso la natura di attività da svolgersi fuori dalla sede presta servizio». Peraltro l’incarico «non appare incompatibile con le funzioni» di Pg «poichè in nessun modo possono essere o apparire compromessi i valori di indipendenza e imparzialità del magistrato, sia in virtù della sua grande esperienza e degli importantissimi incarichi già ricoperti che lo pongono al riparo da indebiti effetti di gratificazione nei confronti dell’autorità conferente, sia e soprattutto in virtù del ruolo istituzionale importantissimo riservato al Ministro della Giustizia e della natura dei suoi rapporti con il Csm».