L'INCHIESTA WHY NOT: Conclusa la requisitoria del PG. Sono 52 le richieste di rinvio a giudizio. Tutti i nomi

16 dicembre 2009 Mondo News

Catanzaro – È stato il sostituto procuratore generale di Catanzaro, Eugenio Facciolla, a concludere ieri mattina la requisitoria con le richieste di rinvio a giudizio e di proscioglimento nell’ambito dell’udienza preliminare per i sessanta indagati dell’inchiesta Why Not sui presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici, mentre i restanti 38 hanno già chiesto il giudizio abbreviato. La prima parte della requisitoria era stata fatta il giorno precedente dall’altro pg d’udienza, Massimo Lia, che aveva affrontato il primo capo d’accusa, l’associazione a delinquere, ed altri sei capi riguardanti reati-fine, e chiedendo i primi due proscioglimenti totali per Cristina Sanesi e Antonio Pizzini. Ieri mattina, in un intervento durato poco più di due ore, il pg Facciolla ha chiesto il proscioglimento di Rosario Calvano per quanto riguarda i presunti illeciti nella vicenda del progetto “Silva Brutia” (capo 13 della richiesta di rinvio a giudizio). È stato chiesto anche il proscioglimento per Michelangelo Spataro, Filomeno Pometti, Michele Montagnese, Luciano Vigna e Pasquale Marafioti, indagati per le presunte illecite percezioni di fondi della Regione Calabria dalla società Tesi (capo 20 della richiesta di rinvio a giudizio). Facciolla ha chiesto che vengano prosciolti anche Ernesto Caselli, Giuseppe Pascale, Alfonso Esposito e Clara Magurno, indagati per corruzione nell’ambito di una vicenda legata al Comune di Diamante (capo 22 della richiesta di rinvio a giudizio). Per tutti gli altri indagati il pg ha chiesto il rinvio a giudizio. Tra questi c’è anche Caterina Merante, la principale teste dell’accusa, indagata per presunte violazioni della legge in materia di occupazione e mercato del lavoro. Nel complesso risultano cinquantadue le richieste di rinvio a giudizio nei confronti di Nicola Adamo, Pietro Andricciola, Domenico Basile, Gianluca Bilotta, Rosario Caccuri Baffa, Francesco Capocasale, Ernesto Caselli, Giorgio Cevenini, Pasquale Citrigno, Nicola Costantino, Aldo Curto, Nadia Di Donna, Giovanni Dima, Gennaro Ditto, Alfonso Esposito, Saverio Fascì, Giancarlo Franzè, Roberto Fusco, Dionisio Gallo, Antonio Gargano, Antonino Giuseppe Gatto, Francesca Gaudenzi, Raffaele Giannetti, Giuseppe Gentile, Fiorino Gimigliano, Mario Gimigliano, Luigi Incarnato, Emilio Innocenzi, Emilia Intrieri, Domenico Lemma, Pier Luigi Leone, Rocco Leonetti, Marino Magarò, Clara Magurno, Rosalia Marasco, Antonio Mazza, Caterina Merante, Francesco Morelli, Giuseppe Ennio Morrone, Giuseppe Pascale, Renato Pastore, Salvatore Perugini, Mario Pirillo, Cesare Carlo Romano, Alberto Vincenzo Antonio Sarra, Fabio Schettini, Francesco Maria Simonetti, Diego Tommasi, Renzo Turatto, Luigi Vacca, Antonio Viapiana, Domenico Vizzone. Le richieste di proscioglimento riguardano complessivamente otto indagati: Michelangelo Spataro, Filomeno Pometti, Michele Montagnese, Luciano Vigna e Pasquale Marafioti, Rosario Calvano, Cristina Sanesi e Antonio Pizzini. Durante la requisitoria, Facciolla ha anche evidenziato che «dalle indagini è emerso che molti progetti erano strumentali per fare assunzioni. Da questo sistema i politici guadagnavano in termini di consenso perchè i lavoratori assunti erano il loro bacino di voti. E se i politici – ha aggiunto – ci guadagnavano in termini di consensi elettorali i privati traevano profitto, potendo attingere ai finanziamenti. Alcune delle posizioni degli indagati sono emblematiche per illustrare il sistema che veniva utilizzato». Facciolla ha anche illustrato la gran parte dei capi d’imputazione nei quali si contestano i reati relativi ai fondi per i progetti relativi all’assunzione di lavoratori interinali ed a tempo determinato. «Sono emersi casi – ha detto Facciolla – in cui i lavoratori venivano assunti per una mansione e poi utilizzati per altre attività grazie all’intervento di funzionari della Regione e dei politici». L’udienza preliminare proseguirà domani mattina quando inizieranno le arringhe degli avvocati di parte civile e successivamente dei difensori degli indagati.