LA SCARCERAZIONE DEL BOSS GERLANDO ALBERTI JUNIOR: IL COMUNICATO E LA SOLIDARIETA' AL COLLEGIO GIUDICANTE DELLA SEZIONE MD EMILIA ROMAGNA

17 dicembre 2009 Inchieste/Giudiziaria

GERLANDOALBERTI.psd

In relazione alla notizia che ha avuto significativa eco in numerosi servizi televisivi delle reti nazionali e locali nonchè sulla carta stampata in merito al provvedimento con il quale il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha disposto la detenzione domiciliare per motivi di salute nei confronti di Gerlando Alberti junior, la sezione MD dell’Emilia Romagna esprime solidarietà al collegio giudicante che ha depositato l’ordinanza censurata dai media precisando che:

1. l’istanza è stata inoltrata con corposa documentazione medica dell’Ufficio del Sanitario presso la Casa Circondariale di Parma, ove Gerlando Alberti junior era detenuto in espiazione pena;

2. in essa si dava atto, da un lato, della gravità delle patologie di cui è affetto il detenuto (formazioni neoplastiche già in stato avanzato), dall’altro della impossibilità di garantire un adeguato trattamento sanitario in ambiente carcerario;

3. la sostituzione della pena detentiva in carcere con quella della detenzione domiciliare a termine è avvenuta ai sensi dell’art. 147 co. 1 n. 2 c.p. in relazione all’art. 47-ter co. 1-ter Ord. Pen: la grave

infermità fisica ha determinato la decisione del TS di disporre la detenzione domiciliare a termine con rigorose prescrizioni e controlli degli Organi di vigilanza;

4. con l’ordinanza applicativa della detenzione domiciliare è stato prescritto che il Gerlando, in caso di svolgimento di cure radio o chemioterapiche sia accompagnato con scorta; che non possa comunicare in alcun modo per telefono e con persone estranee al nucleo familiare;

5. in sede camerale, l’istanza ha incontrato il parere favorevole del Procuratore Generale che, solo in un secondo momento, nei termini di legge, ha presentato ricorso in Cassazione;

I sentimenti delle vittime del reato per il quale il Gerlando sta scontando la pena dell’ergastolo meritano il più profondo rispetto. Il Tribunale di Sorveglianza, tra i tanti gravosi compiti ad esso demandati, deve assicurare il diritto costituzionalmente garantito alla salute evitando che il condannato permanga in stato di detenzione ad ogni costo, anche in presenza di patologie irreversibili o con prognosi infauste che determinino condizioni di salute per cui egli non possa essere più curato adeguatamente in ambiente carcerario. Il Ministero della Giustizia, attraverso l’Ispettorato, acquisirà tutte le informazioni e la documentazione pertinente: ma deve essere respinta ogni strumentalizzazione che presenti l’ispezione ministeriale come diretta ad intervenire sul merito di una decisione che, invece, costituisce un ordinario caso di applicazione della ‘giurisdizione’ che ha assicurato il diritto alla salute di un condannato.

Bologna, 16 dicembre 2009

La segreteria di MD Emilia-Romagna