LO SCIOGLIMENTO PER MAFIA DEL COMUNE DI FURNARI (ME): Clan mafiosi e politica, tutti gli affari nella relazione del ministro Maroni

18 dicembre 2009 Mondo News

Il prefetto Francesco Alecci ha fatto notificare – ieri – alla segretaria comunale di Furnari, Antonina Spiccia, il decreto di scioglimento degli organi amministrativi del Comune emesso dal presidente Napolitano e controfirmato dal premier Berlusconi. Lo stesso decreto presidenziale affisso all’Albo pretorio del Municipio, è stato poi fatto notificare dalla segretaria comunale al sindaco Salvatore Lopes, agli assessori ed ai consiglieri. Tutti gli organi amministrativi sono stati adesso rimossi. Il decreto notificato ieri rende nota anche la nomina dei componenti della commissione straordinaria per la gestione del Comune. Della commissione che si dovrebbe insediare già stamani, fanno parte il viceprefetto di Catanzaro Elena Scalfaro; Carmelo Marcello Musolino, viceprefetto aggiunto; e Gino Rotella, direttore amministrativo contabile alle dipendenze del ministero dell’Interno. Resteranno in carica per i prossimi 18 mesi con possibilità di ulteriore proroga fino alle nuove elezioni amministrative. Assieme al decreto di scioglimento, è stata notificata anche la relazione sintetica del ministro Maroni che illustra i motivi dello scioglimento causato dal condizionamento della criminalità organizzata e in particolare della cosca mafiosa dei “Mazzarroti” e dei “Barcellonesi”. Nella relazione si legge che: «Gli accertamenti svolti hanno confermato l’influenza esercitata da esponenti della locale consorteria sulla libera determinazione del voto, in particolare con le pressioni esercitate su un dipendente comunale in grado di dirottare 12 voti a favore del candidato sindaco risultato eletto. La relazione del prefetto di Messina – scrive il ministro Maroni – ha messo in risalto come i numerosi collegamenti tra appartenenti al gruppo mafioso dei “Mazzarroti” con amministratori locali abbiano condotto ad un uso distorto della cosa pubblica e ciò grazie anche a una fitta rete di parentele, affinità, amicizie e frequentazioni che lega alcuni amministratori o loro stretti parenti ad esponenti delle locali consorterie criminali o a soggetti ad esse contigui. Gli aspetti di condizionamento emergono – è scritto nella relazione – da continuità tra l’attuale consiglio comunale e le precedenti consiliature da cui risultano radicate anomalie procedurali nonché illegittimità gravi i cui esiti hanno favorito soggetti collegati alla criminalità organizzata». Sono sette i principali rilievi riassunti nella relazione del ministro Maroni che hanno portato allo scioglimento del Consiglio di Furnari. Il primo si riferisce all’esito definito positivo dell’intervento di un esponente mafioso del clan dei Mazzarroti sceso in campo per sostenere l’elezione dell’attuale sindaco e che trova conferma nell’assegnazione dei lavori di somma urgenza conseguenti all’alluvione del dicembre 2008 e del gennaio 2009. In quella occasione il sindaco avrebbe scelto – scrive il ministro – direttamente lui le ditte che dovevano eseguire gli interventi di ripristino della viabilità e della messa in sicurezza del territorio, gran parte dei quali sono stati eseguiti da imprese coinvolte nell’operazione antimafia Vivaio e con precedenti accuse di associazione di stampo mafioso. In taluni casi l’assegnazione dei lavori sarebbe stata fatta anche a ditte che non avevano l’iscrizione alla Camera di commercio per il tipo di attività richiesta. Un punto essenziale è quella della realizzazione di una discarica di inerti che doveva essere realizzata in contrada Merlo da TirrenoAmbiente con un progetto concordato con il consorzio Mare Monti. La discarica di inerti a Furnari doveva essere realizzata su un terreno di proprietà di soggetti riconducibili a organizzazioni mafiose. Il progetto è attualmente all’Arra per ottenere i visti necessari e non è inserito nel Piano delle opere triennali del Comune. Altro punto è la gestione del depuratore comunale la cui gestione è stata affidata a persona vicina a esponente del clan dei barcellonesi ucciso nel 2001 in agguato di mafia il quale avrebbe stretti rapporti con un consigliere di maggioranza sul quale si ipotizzerebbero anche “collegamenti indiretti con la criminalità organizzata”. Analizzata anche la vicenda dei capannoni dell’area artigianale alcuni dei quali occupati abusivamente da soggetti vicini alla criminalità organizzata che non pagavano nemmeno l’affitto al Comune. Rilevato anche l’abusivismo del complesso Kallipoli per il quale nessuno si era accorto che senza concessione edilizia era sorto un intero villaggio. Nella relazione si parla anche della residenza concessa in tempi rapidi alla convivente di Carmelo Bisognano, Teresa Truscello. Leonardo Orlando – GDS