MOVIMENTO NO PONTE: "L'obiettivo vero è iniziare a scavare e sbancare, scaricare cemento ovunque". In piazza contro il Ponte sullo Stretto. "Per questa terra sarebbe un disastro"

19 dicembre 2009 Mondo News

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FOTO: AGENZIA EDG

VILLA SAN GIOVANNI (Reggio Calabria) – “Il Ponte non lo faranno mai, l’obiettivo vero è quello di iniziare a scavare e sbancare sulle due coste, scaricare cemento ovunque e rastrellare quanto più soldi possibile. La nostra paura è un’altra, l’ennesima, eterna incompiuta”. Sono tanti ad essere convinti che sia questo il vero rischio che corrono Calabria e Sicilia. Se l’idea del Ponte sullo Stretto andasse avanti “per questa terra sarebbe un disastro”. E anche oggi, ambientalisti e partiti, movimenti e associazioni, lo hanno ribadito in piazza. Con una manifestazione che ha portato alcune migliaia di persone a Villa San Giovanni. Una giornata di musica e “controinformazione” – organizzata dalla “Rete No Ponte” – a cui hanno aderito decine di realtà locali e nazionali. Una giornata che però si è interrotta a metà pomeriggio col dramma di un delegato del “Comitato per la 106”, stroncato da un infarto proprio a conclusione del suo intervento dal palco. E’ finita così la festa dei “No Ponte”, annullati i concerti della serata e tutti gli altri appuntamenti. Resta tuttavia il senso della contestazione a pochi giorni dalla posa dalla prima pietra, prevista inizialmente per il 23 dicembre, ma poi rinviata “per consentire la partecipazione di Berlusconi”. Era cominciata bene la giornata “No Ponte”. Prima il corteo cui hanno preso parte circa settemila persone, poi le denunce “a microfono aperto” nel quartiere Cannitello. Punto esatto in cui dovrebbero sorgere i due pilastri calabresi di quella che viene annunciata come “la più grande opera ingegneristica di tutti i tempi”. Molti ambientalisti storici, ma anche tanti che ambientalisti lo sono diventati dopo le parole del ministro Matteoli, che nonostante il momento di crisi ha annunciato l’apertura dei cantieri di Villa. Tutti accomunati dalla voglia di spiegare che “con i soldi del Ponte si possono fare cose molte più utili”. Il corteo s’è mosso dal centro città intorno a mezzogiorno, ingrossandosi via via che continuavano ad arrivare manifestanti da entrambe le regioni. In apertura uno striscione bianco con le parole d’ordine dell’iniziativa: “Fermiamo i cantieri, lottiamo per le vere priorità”. Dietro gli striscioni storici della lotta contro il Ponte, quello del coordinamento calabrese e immediatamente dopo dei comitati siciliani. Poi ancora quelli di Legambiente, del Wwf nazionale, dei Verdi e dei partiti della sinistra Pdci e Rifondazione oltre che della Sinistra europea”. Un corteo colorato e pacifico cui hanno aderito i collettivi studenteschi e centri sociali delle due sponde, ma anche un gruppo di rappresentanti del “Popolo viola”, protagonista del No B-Day di Roma. Presente anche una folta rappresentanza della Cgil territoriale e della Fiom Nazionale guidata da Giorgio Cremaschi: “Altro che la chimera del Ponte, qui serve lavoro vero e duraturo”. Non c’era il governatore della Calabria, Agazio Loiero, che pure aveva annunciato l’adesione della Regione all’iniziativa. C’erano però i quattro assessori di punta dell’esecutivo: quelli all’Ambiente Silvio Greco, all’Urbanistica Michele Tripodi, alla Cultura Damiano Guagliardi e al Bilancio Demetri Naccari. Scarsa invece la partecipazione della gente del posto. In molti sono rimasti a guardare. Tantissimi, spiega Nino Morabito responsabile regionale di Legambiente, “vedono la realizzazione del Ponte come una cosa impossibile, lontana irreale. E’ così, certo. Ma sappiamo che il rischio non è la costruzione del Ponte quanto tutti gli interessi e le speculazioni che vi girano attorno”. Maurizio Marzolla della “Rete No Ponte” non si dà pace: “E’ davvero incredibile. La Stretto di Messina ha annunciato la posa della prima pietra per la prossima settimana. Quando, in questo momento non c’è ancora né un progetto definitivo, né i finanziamenti per costruirlo”. Secondo Raniero Maggini, vice presidente di Wwf Italia c’è “il rischio di una febbre da apertura di cantiere diffusa nel Paese, relativa perlopiù a piccole opere legate a grandi interventi inutili e dannosi, dal ponte sullo Stretto di Messina nel sud, all’autostrada tirrenica al centro ed al terzo valico dei Giovi al nord”. di GIUSEPPE BALDESSARRO – Repubblica

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