CONCORSOPOLI ALL'UNIVERSITA' DI MESSINA: SI AUTOSOSPENDE IL PRESIDE DI GIURISPRUDENZA SALVATORE BERLINGO'

Berlingò

Le vicende che stanno interessando l’ateneo messinese fanno registrare altri scossoni. E dopo le ultime iscrizioni nel registro degli indagati da parte della Procura di Reggio Calabria che sta puntando l’attenzione su alcuni concorsi oltre che sul caso dell’ex procuratore aggiunto Pino Siciliano (indagato per concussione), oggi arriva l’autosospensione del preside di Giurisprudenza Salvatore Berlingò, il quale ieri ha scritto al vicepreside vicario della Facoltà, il prof. Antonino Metro, pregandolo di volerlo sostituire nella carica di preside già a partire dal prossimo Consiglio di facoltà, convocato il 21 dicembre. Nelle ultime ore, come si sa, il professor Aldo Tigano, docente di Diritto amministrativo della stessa facoltà, ha ricevuto un’informazione di garanzia in cui il sostituto procuratore di Reggio, la dottoressa Beatrice Ronchi, ipotizza la corruzione in merito alla vicenda del concorso a due posti di ricercatore di Diritto amministrativo a Giurisprudenza. Un concorso che fu bandito nell’ottobre del 2005 per poi essere vinto (decreto rettorale del 12 febbraio 2007) proprio dal figlio dell’ex procuratore aggiunto Pino Siciliano, Francesco, e dalla figlia del preside di Giurisprudenza, Vittoria Berlingò. Ecco cosa scrive il professor Berlingò nella lettera inviata a Metro (e per conoscenza anche al rettore Tomasello): «La vicenda che è tornata quest’oggi alla ribalta della cronaca, relativa a un concorso per ricercatore di Diritto amministrativo della Facoltà giuridica messinese, colpisce, nella rappresentazione che da ultimo ne è stata offerta, non più le sole persone direttamente interessate ma il complessivo e costante modo di operare della Facoltà da me presieduta, con particolare riguardo al modo di procedere nelle nomine dei membri da designare per le commissioni giudicatrici. «Ritengo, quindi, che la Facoltà, insieme con l’Università, debbano essere poste in grado di tutelarsi con la più ampia libertà possibile, senza che alcuna ombra di sospetto, sia pure improprio, possa ricadere su di una istituzione che vanta un prestigio secolare e risultati di eccellenza, anche negli ultimi tempi, unanimemente riconosciuti. A questo scopo reputo opportuno autosospendermi dalla carica di preside, auspicando che si faccia tempestivamente e definitivamente chiarezza sugli aspetti della suddetta vicenda che possono coinvolgere la Facoltà nel suo insieme. In questo esito confido con la assoluta coscienza del retto operato della Facoltà medesima, al cui servizio mi propongo di continuare a spendermi, una volta intervenuto l’auspicato chiarimento, memore della fattiva collaborazione dei colleghi e di tutto il personale nel conseguimento dei risultati acquisiti e della fiducia in me riposta e più volte confermatami. Ti prego, pertanto, caro Antonio, di sostituirmi a cominciare dalla riunione del prossimo Consiglio di facoltà, convocata per giorno 21 dicembre». Il fascicolo dell’inchiesta che riguarda il concorso per ricercatore di Diritto amministrativo a Giurisprudenza fu trasmesso dalla Procura di Messina a quella di Reggio Calabria nel dicembre del 2008 in relazione alla competenza ex art. 11 C.p.p., e il 26 marzo di quest’anno registrò una delega del sostituto reggino Beatrice Ronchi alla Squadra mobile di Messina, per un’acquisizione di atti nel nostro ateneo. Tito Cavaleri – GDS