LE MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA DI CONDANNA DELL'EX SEGRETARIO PROVINCIALE DELL'UDC DI MESSINA MICHELE CAUDO: I RETROSCENA ED IL RUOLO DELL'EX GIUDICE SICILIANO

21 dicembre 2009 Inchieste/Giudiziaria

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REGGIO CALABRIA – Di avere una microspia nel suo ufficio Manlio Minutoli, I’ex capo del Dipartimento Urbanistica del Comune di Messina, lo aveva saputo dal suo amico Michele Caudo. L’esponente politico dell’Udc, a sua volta, lo aveva appreso da Pino Siciliano (nella foto), all’epoca aggiunto della Procura della Repubblica di Messina. Le motivazioni della sentenza di condanna a 3 anni nei confronti di Michele Caudo, depositate il 10 dicembre del 2009, ne spiegano il perchè. E svelano un, retroscena. Gli inquirenti si sono messi sulle tracce della talpa grazie ad una microtelecamera, di cui Siciliano, e quindi Caudo, non sapevano nulla. Ma sono state le dichiarazioni di Minutoli a consentire di accertare che I’autore della soffiata era stato Pino Siciliano. Piazzata nell’ufficio di Minutoli nella mattina del 15 febbraio del 2006, ha ripreso il repentino cambiamento di comportamento dell’ex capo del Dipartimento Urbanistica e della sua segretaria Lina Cutroneo nella mattina del 15 febbraio del 2006. Un mutamento che ha indotto gli uomini della polizia di Stato di Messina, titolari delle investigazioni nell’ambito dell’inchiesta “Oro Grigio”, sulle speculazioni edilizie in città, a capire che la segretezza delle indagini era andata a carte quarantotto. Scene degne di un film del cinema muto di Charlie Chaplin. Due gli attori: Manlio Minutoli e la fidata segretaria. Minutoli, il 15 febbraio del 2006 arriva nel suo ufficio alle 7 e 30 del mattino. Si trattiene fino alle 9 e 52 minuti tenendo un comportamento che si può definire normale: parla con la segretaria, Lina Cutroneo, e con i funzionari, risponde al telefono. Mancano otto minuti alle 10 quando lascia l’ufficio. Al ritorno, un ora dopo, diventa muto. Fa segno alla segretaria di stare muta. Comunica attraverso bigliettini che poi strappa. Si mette a rovistare in ogni angolo dell’ufficio. Su un post, che strappa ma la polizia ricompone, scrive: “Guai se dovessero scoprire che lo sappiamo’. (Cosa era successo nell’arco di quell’ora?”, si chiedono gli agenti della Polizia. Attraverso le intercettazioni telefoniche scoprono che Minutoli si era incontrato con l’esponente politico Caudo, suo amico e stretto amico di Siciliano. Un indizio ma non certo una prova. Che, invece, è lo stesso Manlio Minutoli a fornire. E’ quest’ultimo a confermare, infatti, sia nel corso delle indagini che del dibattimento, non solo che è stato Caudo a dargli “la notizia che nel suo ufficio c’era la cimice”, ma che lacertezza che l’avesse appresa da Siciliano gli sia arrivata dalfatto che Caudo “stretto amico di Siciliano”, nel corso della conversazione, gli ha accennato a discussioni che lo stesso Minutoli aveva avuto tempo prima nel suo ufficio (dove c’era la cimice) con un geometra per una pratica di condono edilizio della moglie dello stesso Siciliano. “Nessuno sapeva del contenuto del colloquio”, ha raccontato Minutoli. ” Neppure Siciliano”, ha continuato. “Salvo l’ipotesi, ricorrente in questo caso, che quest’ultimo abbia ne abbia avuto contezza nella sua qualità di aggiunto”, precisa il Tribunale di Reggio nella motivazione. La certezza di Manlio Minutoli (e la prove del coinvolgimento di Siciliano) si raffoza qualche giorno dopo. “Andai da Siciliano, nel suo ufficio, per affrontare questioni d’ufficio. Volutamente non feci cenno alla questione delle intercettazioni. Uscendo il procuratore mi diede la mano. E mi disse: “Per la questione dell’ambientale non si preoccupi””, ha raccontato Minutoli. “Hai capito questo pezzo di merda”, dice l’imprenditore Mario Migliardo, legato da amicizia con Caudo, colloquiando al telefono con Saro Bonaffini, altro imprenditore, il 5 giugno de|2007, dopo aver saputo della collaborazione di Minutoli. Nelle corso delle indagini, però, fu Migliardo, sorpreso in alcune in alcune intercettazioni, a raccontare “con dispiacere” che “Caudo gli aveva detto della cimice di cui aveva appreso da Siciliano”. Nel dibattimento, però, Migliardo cambiò orientamento: “una rivisitazione” giudicata negativamente nelle ultime delle 55 pagine di motivazione. MICHELE SCHINELLA – CENTONOVE DEL 18-12-2009