MESSINA, CARCERE DI GAZZI: Sfruttamento e vessazioni. Detenuto cingalese costretto sulla sedia a rotelle. Si sospetta un pestaggio in carcere. Il procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro ha aperto un'inchiesta per lesioni gravissime

31 dicembre 2009 Mondo News

Detenuto in attesa di giudizio. Che “aspetta” in una cella del carcere di Gazzi il suo destino. Ma quando compare davanti ai giudici per il processo lo fa su una sedia a rotelle, pieno di ematomi e con le gambe, a quanto pare, semi paralizzate causa una lesione spinale. «Sono caduto nella doccia, in carcere», si giustifica, ma i giudici non gli credono, fanno eseguire una perizia che dà un responso molto netto: ferite incompatibili con una caduta nella doccia. Si fa strada quindi la storia di un pestaggio selvaggio che sarebbe avvenuto nel carcere di Gazzi ai primi di settembre, si sospetta ad opera di alcuni compagni di cella, per l’extracomunitario ventinovenne Sumith M.. E sono questi i contorni dell’inchiesta che ha aperto il procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro, per il momento contro ignoti, con l’accusa di lesioni personali gravissime. Ormai da alcune settimane al caso stanno lavorando congiuntamente gli investigatori di due sezioni di polizia giudiziaria, quelle dei carabinieri e della polizia, nel tentativo di fare luce su una brutta storia ancora oscura. La vittima, un cingalese irregolare che sbarcava il lunario come benzinaio in una stazione di servizio della zona nord, per un periodo ha continuato a sostenere la tesi della caduta accidentale, poi ha raccontato la sua verità, ma per questo è stato necessario interrogarlo due volte: qualche giorno dopo l’arresto, effettuato dagli agenti delle Volanti, erano i primi di settembre, arresto avvenuto per aver minacciato la sua ex convivente e averle rubato due cellulari, era sera tarda e si stava addormentando, insieme a una decina di compagni che affollavano la sua cella in quel periodo. Era già da parecchi giorni che in carcere veniva sfruttato e dileggiato, gli facevano fare tutti i lavori sporchi, ma lui non si era mai lamentato e aveva subito in silenzio ogni tipo di vessazioni. Poi quella sera, forse erano passate da poco le dieci, mentre era in dormiveglia, un primo colpo in testa, un lenzuolo sul capo per non fargli vedere nulla, e giù bastonate da parte di parecchie persone, fino a ridurlo privo di conoscenza; l’indomani le prime cure dal medico del carcere, poi il trasferimento al Policlinico vista la gravità della situazione, poi la sedia a rotelle necessaria per muoversi. Adesso la convalescenza al Centro Neurolesi, in regime di arresti domiciliari. Quella mattina di settembre, all’udienza, il ventinovenne si presentò davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale. Era accusato d’aver ferito alla gola con un coltello la sua ex convivente, poi di averle sottratto due cellulari, quindi doveva rispondere di rapina, lesioni personali e anche minacce agli agenti dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico. Il ventinovenne aveva aggredito la donna a bordo dell’autobus “81”, l’ex convivente stava andando al lavoro. Fu il presidente del Tribunale Salvatore Mastroeni ad insospettirsi, non credendo affatto alla versione della “caduta sotto la doccia”. Il giudice decise quindi di far effettuare una perizia sulle condizioni del detenuto, e il risultato fu emblematico: incompatibilità dei traumi con una caduta accidentale. Da qui il passo all’apertura di un’inchiesta fu breve, e adesso sul tavolo del procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro c’è già una prima relazione sulla vicenda, all’interno in un fascicolo contro ignoti per lesioni gravissime. Il magistrato vuole andare fino in fondo a questa storia, dopo aver delegato la Pg per sentire il detenuto. Adesso con molta probabilità sentirà i medici e gli agenti di custodia che hanno seguito il caso. Per cercare la verità. Nuccio Anselmo – GDS