SICILIA, IL NUOVO GOVERNO REGIONALE TARGATO PDL-PD: TRA I NUOVI ASSESSORI IL SEMPRE PRESENTE MARIO CENTORRINO (TECNICO, AREA PD), NO PONTISTA NEL GOVERNO DEL PONTE…

31 dicembre 2009 Mondo News

E ora, il taglio degli sprechi, che incidono per almeno un terzo e forse più sul bilancio regionale. Raffaele Lombardo, varato il suo terzo governo, di cui fanno parte, come peraltro dispone la riforma statutaria del 2001, assessori da lui scelti personalmente e che «non remano contro», nominati i nuovi direttori generale, anche questi scelti da lui, uno per uno, nel presentarli alla stampa, ha indicato ieri il primo obiettivo, che va in parallelo con le riforme da attuare attraverso l’Ars: «Tagliare gli sprechi». Come, peraltro, si sta già facendo nella Sanità dove, stando ai dati ministeriali di fine anno, la Sicilia è ora in testa alle regioni italiane per il calo (addirittura il 73 per cento) della spesa farmaceutica e specialistica. Quindi, nel passare in rassegna i 28 dipartimenti sopravvissuti ai 54 delle precedenti amministrazioni, ha indicato ai nuovi direttori generali, ufficio per ufficio, priorità ed emergenze da risolvere, a cominciare dagli «enti divora risorse, pieni di personale e con zero risultati. Dieci-undici consorzi di bonifica – ha aggiunto, a titolo d’esempio – sono troppi». «Il Consorzio autostrade siciliane, il Cas – ha detto ancora Lombardo – va privatizzato. Si venda al migliore offerente, e in Europa ci sono diversi gruppi interessati. Chi arriva, oltre a vendere i biglietti, si impegni a realizzare le autostrade. Ci impegneremo per le autostrade che vanno fatte a Palermo e a Catania. Palermo ha diritto ad avere una grande circonvallazione, concentrica con quella attuale, che sia collegata alle gallerie, in modo da favorire anche l’aeroporto». Parlando, quindi, dell’impiego dei fondi comunitari, ha sostenuto la necessità «di rivedere il Por assieme alla commissione, perché qualche correzione va fatta» e, rivolto al nuovo dirigente della Protezione civile, Pietro Lo Monaco, lo ha consigliato a focalizzare il lavoro «sui punti di emergenza, che sono tanti», a partire dalle messa in sicurezza del territorio. «Dopo la tragedia di Giampilieri – ha ricordato in proposito Lombardo – andando da Catania a Messina, ho notato che ci sono tante costruzioni sulle fiumare, magari anche in regola con le concessioni. Ecco, bisogna lavorare per mettere in sicurezza i cittadini». Rivolto, poi, a Rosa Barresi e Salvatore Barbagallo, neo dirigenti dei dipartimenti delle Risorse agricole, Lombardo ha ricordato che «questo governo ha ripreso il dialogo con il mondo agricolo, che sta riacquistando fiducia nelle istituzioni e che si tratta di un settore in profondo crisi, per cui è necessario lavorare bene, affrontando, per esempio, il nodo dei troppi enti che costano molto e producono poco, riorganizzandoli sotto un unico soggetto». E intende intervenire pesantemente anche nel settore dei Beni culturali. «C’é un piano – ha ricordato Lombardo – al quale ha lavorato l’assessore Lino Leanza per una gestione privatistica, perché non basta ammirare le nostre bellezze, bisogna saperle gestire. Se volessimo riparare ad alcuni misfatti – ha aggiunto, rivolto al neo dirigente del dipartimento Gesualdo Campo – non sarebbe male». Al dirigente dell’ufficio legale, Romeo Palma, già magistrato della Corte dei Conti, ha chiesto di portare avanti i contenziosi aperti con lo Stato tra cui quello relativo alle imprese che operano in Sicilia e hanno sede altrove, che potrebbe portare nelle casse della Regione tra i 6 e i 7 miliardi di euro. Al dirigente del dipartimento per le attività produttive, Nicola Vernuccio, infine, ha chiesto di proseguire nella riforma dei Consorzi Asi. «Il senso di cambiamento – ha sottolineato il presidente della Regione – deve cogliersi anche nella squadra dei nuovi dirigenti generali. Nessuno pensi di invadere il loro campo, mentre ai direttori dico che a loro spetta la gestione degli uffici e deleghino le relazioni sindacali agli assessori, il cui compito è politico e amministrativo». Quindi, rivolto ai giornalisti, ha precisato: «Andiamo avanti con fierezza e determinazione per aiutare la Sicilia a riconquistare traguardi e primati che ha perso anche per nostra responsabilità. È stato costituito uno staff di direttori – ha aggiunto – di altissimo livello, a loro indicheremo tempi e obiettivi ben precisi, nessuno potrà perdersi dietro la burocrazia». E un accenno lo ha fatto anche alla prima delle riforme che intende portare a Sala d’Ercole, quella degli Ato e della raccolta dei rifiuti, rilevando che, alla luce di quanto accade sull’intero territorio siciliano, sta pensando all’introduzione di un meccanismo di sanzioni per i comuni che non raggiungono gli obiettivi della raccolta differenziata. «Farla in modo spontaneo – ha affermato – non ha portato risultati». Serve, pertanto, «un patto» con gli enti locali, che riguardi anche l’assegnazione dei finanziamenti. «Occorre – ha detto – riorganizzare la spesa. Non è possibile che ci siano comuni dove la raccolta differenziata è alta e comuni limitrofi dove invece è pari a zero. Qualcosa non funziona e dobbiamo metterci mano». Michele Cimino

Esperimento para-milazziano all’Ars. Esattamente mezzo secolo dopo si ripropone uno scenario inedito. Con variabili imprevedibili

Di milazzismo Raffaele Lombardo aveva parlato ripetutamente qualche mese dopo il suo insediamento a Palazzo d’Orleans, rivendicando in più occasioni autonomia di manovra rispetto a un apparato politico ingessato; ma anche per la voglia di dare subito segnali di innovazione, di accreditare un insieme diverso da quel centrodestra che aveva governato nei sei anni precedenti. Non tanto un problema di immagine ma di svolta operativa. Infatti in modo più ricorrente è tornato su questa “autonomia”, utilizzando lo spoyl system di inizio legislatura e all’indomani dell’uscita Udc (aprile 2009) dalla compagine governativa. Col voler dare rigenerante impulso all’azione politica, Lombardo ha rivisitato quell’ esperienza degli anni cinquanta, l’ampliamento cioè della base di consenso sulle riforme così da coinvolgere le forze politiche da destra a sinistra. Più che un obiettivo da perseguire, un arricchimento da assecondare per sganciarsi dalla logica ferrea degli schieramenti precostituiti. Il riferimento all’esperienza politica dell’ottobre 1958 è per analogia perché in realtà allora le cose andarono diversamente; ci fu in quel caso l’attacco esterno al partito di maggioranza: il democristiano Silvio Milazzo venne eletto presidente della Regione in contrapposizione al candidato ufficiale. E fu proprio per fermare il potere dilagante della Democrazia cristiana che comunisti e fascisti, insieme a monarchici e altri, puntarono su Milazzo. Dunque un voto trasversale contro la Dc con partecipazione diretta al governo facilitato dall’energica azione del segretario regionale del Pci Emanuele Macaluso e del capogruppo dell’Msi Dino Grammatico. La condizione oggi è altra, tuttavia lo scenario vede per la prima volta una giunta di centrodestra sostenuta pure da sinistra. Con l’ultimo riassetto di governo imposto dalla legge di riforma che rimodula da domani le competenze assessoriali, Lombardo dopo aver detto addio all’Udc ha fatto accomodare fuori da Palazzo d’Orleans un altro pezzo della sua ex maggioranza, il Pdl. Almeno quello ufficiale, cosiddetto dei “lealisti” perché gli rimangono al fianco i “ribelli” del Pdl, in perenne contrapposizione con i compagni di partito fino ad aver voluto la scissione e la costituzione di un gruppo parlamentare autonomo all’Assemblea regionale col nome di “Sicilia”. Quest’ultima formazione con i suoi quindici deputati va ad aggiungersi al Movimento per l’autonomia di Lombardo, altri 15 parlamentari e all’unico rappresentante dei “rutelliani” un deputato che poche settimane fa ha lasciato il Pd. Trentuno deputati in tutto su Novanta del plenum. Insufficienti a garantirgli la maggioranza se, nel frattempo, il Pd non avesse mostrato un’apertura di credito garantendo appoggio a Lombardo sulle riforme. Snodo strategico della nuova stagione, il Pd gli consentirà di superare la soglia dei 46 voti nell’aula parlamentare di Palazzo dei Normanni. Determinato ad “andare avanti con chi ci sta”, Lombardo affronta così il 2010: autonomisti, parte di centristi, un riformista moderato e la sinistra gli garantiscono la maggioranza; i suoi ex alleati, Udc e mezzo Pdl saranno l’opposizione. La formula “ognuno a casa propria ma poi insieme quando ci incontra fuori per condividere alcune scelte” è tutta da sperimentare. E risente dell’attuale incertezza che avvolge il panorama nazionale. La Sicilia è stata più volte laboratorio politico, lo conferma con l’esperimento in atto. Sul quale si intersecano incognite che presto saranno risolte. Cosa ne sarà alle regionali di marzo dell’appena accennato progetto “partito del sud” cavalcato da Lombardo e dall’attuale suo più solido alleato, il sottosegretario Gianfranco Micciché promotore del “Sicilia” ? Quale contributo verrà dai “finiani” che attualmente in distonia con gli altri di An rimasti nel Pdl hanno preferito confluire nel “Sicilia” ? Il Pd si accontenterà di essere rappresentato da qualche tecnico dentro il governo ? Cosa accadrà quando Berlusconi interverrà per dire basta alla spaccatura nel Pdl, invitando i vari esponenti regionali a deporre le armi e tornare insieme? La risposta, come tante volte in questi ultimi tempi, riporta a Roma dove la campagna alleanze è in corso. L’idea di veder nascere al Sud un contraltare della Lega Nord è stata salutata con favore da più parti, quasi un salutare momento capace di riportare equilibrio in una situazione sbilanciata a favore delle lobby nordiste. Ma l’evolversi dei rapporti potrebbe incidere sul bipolarismo, scalfirne la solidità e non tornare più gradito ai grandi partiti. Dunque preludio di prossime frenate o di ulteriori scossoni. Mario Cavaleri – GDS

A colloquio con il neo-assessore regionale Centorrino, tecnico al servizio della Sicilia: “Non rappresento il Pd

“Pd o non Pd, sono tutte chiacchiere da bar dello Sport. Pura fanta-politica”. L’economista messinese Mario Centorrino risponde alle polemiche sul suo “ingresso” nel Governo Lombardo III. Tre (come il numero dei “tentativi” di Lombardo) le ragioni, elencate da buon economista, da Centorrino per dimostrare di non essere un assessore del Pd. La prima è quella più scontata, ma anche la più reale: “Sono stato scelto da Lombardo come tecnico e non dal Pd”. La seconda è una dichiarazione di intenti: “Non vedo una scelta politica, ritengo invece che ci sia bisogno di una mobilitazione generale, un grande sforzo comune per la Sicilia”. La terza, da lui etichettata come la più importante, è già da politico di razza: “Questi discorsi di fanta-politica vanno rinviati a quando, a fine mandato, il Presidente Lombardo dovrà rispondere ai suoi elettori rispetto al programma presentato”. Per l’economista si sono aperte le porte dell’Assessorato Formazione ed Istruzione. A lui, però, la cosa sembra importare poco: “Stiamo ragionando per coordinarci al meglio. La delega non è così importante – ammette – poi ci sono le sotto deleghe e gli altri incarichi. E’ un discorso più complicato”. Centorrino, che collabora da mesi “silenziosamente” con la Giunta Lombardo (per lui si era parlato di un incarico anche nel Lombardo bis), ha guadagnato la fiducia del Governatore lavorando con l’assessorato alla Presidenza e con lo stesso Lombardo. “Non ho avuto dubbi nell’accettare questo ruolo di responsabilità – ha spiegato il neo-assessore – mi sembra una continuità rispetto a quanto fatto finora alla Regione, solo con compiti ed obiettivi diversi”. Ci sarà continuità con l’assessore messinese Nino Beninati, “acclamato” per aver portato a Messina oltre 60 milioni di euro per il risanamento? Forse sì, ma dalle parole dell’economista prende corpo un profilo di assessore diverso: “Ho massima stima per Beninati – ha spiegato Centorrino – ma ritengo che il compito di un assessore non sia quello di essere un Babbo Natale e “recuperare” soldi per la sua città, almeno non solo. Si tratta senza dubbio di elemento importante, ma è una vittoria della squadra di Governo, non del solo assessore”. Il suo obiettivo, dunque, sarà diverso: “Creare sinergia con il territorio e rappresentare un punto di raccordo e di riferimento per tutti gli enti, le associazioni ed i singoli cittadini”. Guido Luciani – 98cento.it