GOVERNO, VERSO LA FIDUCIA – IL CASO DELL'ON. SCILIPOTI DELL'IDV, PIU' FUORI CHE DENTRO: 'MINACCIATO' DALL'ON. DONATI, RICATTATO, IMPAURITO DEL 'FANGO ADDOSSO' PRONTO PER LUI… PARLA ANTONIO DI PIETRO, CHE SI DICE SICURO CHE NON VERRA' TRADITO

scilipoti

L’ON. DOMENICO SCILIPOTI, ELETTO NELL’IDV, E’ ‘NATO’ POLITICAMENTE IN PROVINCIA DI MESSINA

ROMA Il Pdl fa shopping nell’Idv e lei, presidente Antonio Di Pietro, che fa?

«Ho parlato con i miei parlamentari, uno ad uno. E mi hanno giurato che non hanno alcuna intenzione di abbandonare la nave sicura dell’Idv per andarsi ad appendere all’albero di Giuda».

Ne è sicuro? L’onorevole Scilipoti è più fuori che dentro.

«Riconfermo tutta la fiducia in lui. È un valente medico omeopata, un bravo deputato, un movimentista incredibile che si batte come un leone in Parlamento. E ci dà pure un sacco di indicazioni mediche, quando qualcuno di noi ha problemi di salute».

E se lo fa soffiare così?

«Sono convinto che continuerà a lavorare per il partito».

Dice di essere stato minacciato.

«Vabbè, ognuno usa le parole che crede».

Racconta di telefonate intimidatorie da parte del capogruppo Donadi. Parla di ricatti, denuncia che in accordo col Pd gli volete gettare «fango addosso»…

«Il capogruppo gli avrà detto che in questo momento bisogna portare a termine gli impegni presi coi cittadini. È ricattare? Non credo volesse intendere proprio questo. E poi chissà a quali pressioni fortissime, sul piano umano, è stato sottoposto».

Dal Pdl o dall’Idv?

«Noi non minacciamo nessuno. Sono momenti comprensibili e giustificabili, vista la tensione che c’è nel Paese».

Lei ci ha parlato?

«L’ho visto a pranzo al ristorante della Camera».

E che fa, lascia l’Idv e vota la fiducia?

«Mi rifiuto di pensare che uno che ha impostato la sua carriera politica nell’Idv il giorno decisivo, quello della resa dei conti, si tiri indietro. Non sarebbe da lui, non lo riconoscerebbe nemmeno la sua famiglia».

Se non vota la sfiducia è fuori, ha detto Donadi.

«Non succederà, io gli rinnovo tutta la mia fiducia. Lo abbraccio idealmente sperando di dargli il calore necessario perché trovi la forza di tenere duro».

E Antonio Razzi? Anche lui non ha deciso come votare. Non è che dal Pdl gli hanno offerto di nuovo di pagargli il mutuo?

«Nel caso in questione le pressioni ricevute sono ancora più forti».

Soldi? L’onorevole Massimo Calearo del gruppo misto ha parlato al Riformista di cifre choc, fino a 500 mila euro per un voto.

«Non lo so. Io so solo che è una persona che sta soffrendo e non lo voglio tirare per la giacchetta».

Quindi il rischio che perdiate pezzi è concreto…

«Il 14 dicembre sapremo, riguardo a tutti i nostri, chi manterrà la parola con gli elettori e chi si venderà per trenta denari. E quel giorno, per la loro coscienza, sarà il giorno del giudizio».

Quindi è vero, ha paura che diano una mano a Berlusconi.

«Non c’è alcuna ragione. Gesù Cristo disse all’ultima cena “uno di noi mi tradirà”… Ma io, che sono solo un povero cristo, non ho motivo di dubitare nella loro parola».

Razzi ieri ha giurato che voterà contro il governo, ma dal Pdl si dicono certi che stia con loro.

«Parliamo di un signore che è la prima volta che fa politica».

Perché l’ha candidato?

«Perché è una bravissima persona che con la legge elettorale per l’estero ha ottenuto quel grappolo di voti che gli hanno permesso di rappresentare gli italiani emigrati».

Ammetta di avere qualche problema con le sue liste.

«Nessun problema. Il 14 è un voto troppo importante per pensare che qualcuno possa comportarsi come Giuda».

Davvero non si è pentito di aver portato in Parlamento personaggi poco affidabili?

«Sono orgoglioso di aver candidato un operaio come Razzi e lo ricandiderò. Con Antonio ci sentiamo tutti i giorni».

Teme brutte sorprese?

«No, assolutamente. Abbiamo la responsabilità storica di liberare il Paese e chi perde non potrà dire “io c’ero”».

Con voi c’era anche il deputato Americo Porfidia che poi, dopo aver traslocato nel gruppo misto, ha votato la fiducia a Berlusconi…

«Porfidia va rispettato. Ha subìto una esclusione per via di alcune nostre regole da forche caudine».

Monica Guerzoni – Corriere.it