MESSINA – NEI CONFRONTI DI VINCENZO PINO E GIUSEPPE PRESTI: Sequestro di beni da 200.0000 euro degli uomini del Gico. I sigilli sono stati apposti a un appartamento di Furnari e a un deposito di obbligazioni

8 gennaio 2011 Cronaca di Messina

Si prosegue sulla strada maestra della “robba” sottratta a mafiosi e criminali per stroncare le attività dei clan. In questo caso si tratta degli uomini del Gico della guardia di finanza che hanno iniziato le operazioni del nuovo anno con un sequestro di beni per un valore di oltre duecento mila euro in attuazione della normativa antimafia specifica. Prosegue quindi incessante l’attività di “spoliazione” di ogni fonte economica di sostegno alle famiglie mafiose della provincia messinese. Per entrambi i sequestri l’attività d’accertamento ha avuto origine nel 2010, attraverso l’individuazione di alcuni soggetti sottoposti a una misura di prevenzione definitiva, i quali, in violazione dell’articolo 30 della legge “Rognoni-La Torre” hanno omesso di comunicare al Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza del luogo di dimora abituale (per dieci ani ed entro trenta giorni dal fatto) tutte le variazioni nell’entità e nella composizione del patrimonio di valore superiore a circa diecimila euro. Ecco i dettagli delle due operazioni. Nei confronti di Vincenzo Pino, 48 anni, residente a Furnari e attualmente ristretto nel carcere di Ancona, sottoposto nel 2005 alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno – nonché a suo tempo colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Mare Nostrum” per diversi reati quali associazione mafiosa, sequestro di persona e rapina –, è stato effettuato il sequestro di un appartamento di circa 140 metri quadrati sito in Furnari del valore stimato di circa 170.000 euro. Nel 2008, infatti – spiega la guardia di finanza –, Pino aveva acquistato l’immobile senza comunicarlo alla guardia di finanza e tale fatto non era sfuggito agli investigatori del Gico, che avevano provveduto a denunciare la violazione penale alla Distrettuale antimafia. Adesso a disporre il sequestro che riguarda Pino è stato il gip Walter Ignazitto, su richiesta del procuratore aggiunto Ada Merrino. L’altra operazione del Gico è stata eseguita a carico di Giuseppe Presti, 51 anni. Le fiamme gialle hanno provveduto al sequestro di un deposito obbligazionario amministrato del valore nominale di 43.500 euro, custodito presso la filiale di S. Stefano di Camastra della banca Intesa-San Paolo. Il provvedimento in questione è stato emesso dalla Seconda sezione penale-Misure di prevenzione del Tribunale, presieduta dal giudice Mario Samperi e composta dai colleghi Valeria Curatolo e Fabio Pagana, su richiesta del sostituto procuratore Fabrizio Monaco. Si tratta di un seguito processuale delle operazioni investigative che nell’agosto 2010 avevano portato al sequestro di ben 5 immobili per un valore complessivo di circa 650.000 euro a S. Stefano di Camastra, sempre a carico di Presti. In dettaglio tre appartamenti, un garage ed un bar ubicati nel centro storico di S. Stefano Camastra.

I finanzieri, dopo mesi di indagini, ad agosto scoprirono che l’uomo nel 2007 avrebbe intestato case, garage e bar, a due figli gemelli di appena 1 anno di età. L’indagato, già esponente di spicco appartenente al clan mafioso dei Tamburello di Mistretta, è stato coinvolto nelle operazioni antimafia “Mare Nostrum” del 2006 e “Romanza” del 2003, ed è già stato condannato per associazione di stampo mafioso nell’ambito dell’operazione “Barbarossa”, datata 1998, e denunciato dal Gico delle fiamme gialle per omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali (Presti è già stato condannato, nella scorsa primavera, dal Tribunale di Mistretta, a 3 anni e 4 mesi di reclusione e 1.500 euro di multa con l’accusa di associazione mafiosa finalizzata alla tentata estorsione proprio nell’ambito del processo scaturito dall’operazione “Barbarossa”). I flussi economico-finanziari gestiti dai soggetti mafiosi vengono monitorati continuamente – attraverso un sistema di incrocio di dati supportati dalle banche informatiche in uso alla guardia di finanza – per scongiurare proprio la possibilità di reimpiego dei capitali di provenienza illecita che “inquinano” il sistema economico-finanziario legale. NUCCIO ANSELMO – GDS