DELITTO ALFANO: «Nuove indagini sui mandanti occulti». Disposte dal Gip dopo la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura

9 gennaio 2011 Cronaca di Messina

«Le indagini per il delitto di mio padre subirono le influenze negative degli apparati deviati dello Stato». Lo ha affermato ieri sera Sonia Alfano, nel giorno in cui è stato ricordato con una partecipata manifestazione l’impegno civile del giornalista Beppe Alfano, di cui ricorre quest’anno il diciottesimo anniversario dell’uccisione per mano mafiosa. «Dietro l’omicidio di mio padre l’ombra dei servizi segreti deviati». L’eurodeputato ha anche rivelato che la presenza, la stessa sera del delitto in casa Alfano, degli apparati investigativi dello Stato, come Sisde, Sco e Ros, è stata anche confermata dalle dichiarazioni rese ai magistrati della Dda di Messina dall’allora sostituto procuratore Olindo Canali, che all’epoca coordinò le indagini sul grave fatto di mafia e sostenne l’accusa nel relativo processo in Corte d’Assise. L’on. Sonia Alfano ha anche dichiarato «di aver appreso il contenuto di queste dichiarazioni dagli atti dell’inchiesta della Procura distrettuale antimafia di Messina che aveva chiesto l’archiviazione dell’inchiesta bis sui mandanti e le deviazioni, nelle indagini aperte nel 2003, nel decimo anniversario dell’assassinio del cronista. Archiviazione – come rivela l’eurodeputato – respinta nell’autunno scorso dal Gip distrettuale di Messina che ha ordinato nuovi accertamenti investigativi su apparati deviati e mandanti occulti». La giornata commemorativa è iniziata nel duomo dell’Assunta dove padre Domenico Siracusa, alla presenza dei familiari di Beppe Alfano e del presidente dell’Idv on. Antonio Di Pietro ha celebrato la messa in suffragio. Presenti in chiesa una folta rappresentanza di giovani giunti in pullman a Barcellona da tutta Italia. Nel pomeriggio l’omaggio a Beppe Alfano sul luogo del delitto dove è stata eretta la lapide che ricorda il “barbaro assassinio per mano mafiosa di una voce di verità”. Erano presenti, oltre alla moglie di Beppe, Mimma Barbaro, i figli Sonia, Francesco e Fulvio e il fratello di Beppe, Fulvio Alfano. Davanti alla lapide presenti inoltre l’eurodeputato Luigi De Magistris, il Gip di Palermo Piergiorgio Morosini, neo segretario nazionale di “Magistratura democratica”, l’attore e consigliere regionale della Lombardia Giulio Cavalli, il cantante Marco Ligabue e Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo. Ha preso la parola poi Francesco, uno dei figli di Alfano che ha affermato: « Non consentiamo a nessuno di appropriarsi del nome di nostro padre». Subito dopo al PalaCattafi si è svolto il dibattito sul «diritto di cronaca» moderato da Benny Calasanzio. In collegamento da Milano, è intervenuto l’avvocato della famiglia Alfano e di molte vittime di mafia, Fabio Repici, che ha parlato “dei depistaggi delle indagini sul delitto Alfano” affermando che “non è mai stata fatta luce sul livello dei mandanti”. Subito dopo l’intervento del giudice Piergiorgio Morosini che ha sottolineato come «il coraggio e la passione civile di Alfano ricordi il ruolo nevralgico dell’informazione nella lotta alla mafia. Passione che va raccontata ai giovani». L’attore Giulio Cavalli ha invece detto che «Alfano col suo coraggio occupava da abusivo gli spazi lasciati liberi dai giornali». Subito dopo sono intervenuti Marco Ligabue e due imprenditori palermitani vittime di mafia, Valeria Grasso e Ignazio Cutrè. Una ovazione ha accolto l’intervento di Salvatore Borsellino che ha chiesto a tutti di ribellarsi alla mafia. Sono poi intervenuti il giornalista Nicola Biondo, autore del libro “Il Patto” e l’eurodeputato Luigi De Magistris. Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, in una nota ha sottolineato che «ricordare Beppe Alfano, giornalista dalla schiena dritta che seppe denunciare, con il suo lavoro, l’esistenza di una criminalità organizzata quasi dimenticata nella provincia di Messina in quegli anni, significa rendere un servizio alla lotta alla mafia ed alla ricerca della verità». LEONARDO ORLANDO – GDS