PROCESSO MORI: A Palermo sentiti l'ex magistrato Alfonso Sabella (“generale agì per Stato”) e “Ultimo”

11 gennaio 2011 Mondo News

Secondo un ex magistrato palermitano, nel suo presunto favoreggiamento alla mafia, Mario Mori avrebbe agito per conto dello Stato. E ancora, la smentita – da parte di un ufficiale del Ros – delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino su un presunto contributo del padre alla cattura del boss mafioso Totò Riina. È quanto emerso questa mattina a Palermo nel corso della nuova udienza per il processo al prefetto Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu, entrambi accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. Ad essere ascoltati come testimoni sono stati l’ex pm di Palermo Alfonso Sabella e il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio – meglio conosciuto come “Capitano Ultimo”. Sabella ha parlato di Mori come persona affidabile, che nel suo presunto favoreggiamento a Cosa nostra avrebbe comunque agito nell’interesse dello Stato. Il magistrato ha rivelato anche che il suo collega della procura della Repubblica di Firenze, Gabriele Chelazzi, gli avrebbe parlato di segnali di apertura dati dallo Stato ai mafiosi per evitare nuove stragi. Per questa ragione, secondo l’ex pm palermitano, Chelazzi (che indagava sulla strage di via Dei Georgofili a Firenze) avrebbe voluto iscrivere il generale Mori nel registro degli indagati, ma Sabella era contrario. Sempre secondo il racconto di quest’ultimo, Chelazzi aveva interrogato l’alto ufficiale dell’Arma come testimone pochi giorni prima di morire e in merito avrebbe redatto anche un verbale sintetico. L’ex pm di Palermo ha anche criticato il metodo investigativo dei Ros. E ha avanzato un’altra ipotesi, cioè che Bernardo Provenzano avrebbe tradito Riina, permettendone così la cattura. Da parte sua, il colonnello De Caprio ha smentito le dichiarazioni di Massimo Ciancimino secondo il quale don Vito avrebbe contribuito alla cattura di Riina. Nella sua deposizione, “Ultimo” ha smentito anche la testimonianza del colonnello Massimo Giraudo, secondo cui De Caprio sarebbe stato in contrasto con il generale Mori. L’ex capitano del Ros ha ribadito (come già fatto in un’udienza al 1 dicembre del 2008) di aver avuto dissidi con il generale Sabato Palazzo, e ha quindi attribuito la testimonianza del collega a una confusione con i due comandanti. Su questo punto, i pm hanno chiesto un confronto fra i due colonnelli, De Caprio e Giraudo, e il Tribunale si è riservato di decidere in merito. “Ultimo” ha assicurato che Mori fece sempre di tutto per mettere lui e i suoi uomini in condizione di lavorare al meglio. De Caprio ha anche smentito categoricamente l’ipotesi che il Ros potesse aver avuto rapporti con Provenzano. La prossima udienza è stata fissata per l’8 febbraio. Saranno ascoltati il giudice Stefano Manduzio, il capitano Carmelo Canale e i generali Giuseppe Tavormina e Francesco Delfino. Per il 15 febbrario, come richiesto dalla difesa di Mori e Obinu, sarà sentito dai giudici il colonnello Giuseppe De Donno, che davanti ai pm si era avvalso della facoltà di non rispondere.