CALCIO E MAFIE – LA CAMORRA NEOPROMOSSA IN SERIE B: Gli interessi dei clan campani svelati dalla strana Albinoleffe-Piacenza. L’Antimafia ora indaga sulla Serie B

12 gennaio 2011 Mondo News

L’Antimafia ora indaga sulla Serie B: il sospetto di una combine tra Albinoleffe e Piacenza, secondo la Procura di Napoli, potrebbe essere più che fondato. Il 20 dicembre l’incontro finisce con un pareggio ricco di gol: 3-3. Il giro di scommesse si concentra sul risultato statisticamente meno probabile, proprio la “x”, fino a raggiungere una proporzione sconcertante per gli analisti del borsino calcistico: puntare 2 euro, su quel pareggio, significava guadagnarne 6. E di ora in ora, man mano che si avvicinava il fischio d’inizio, le puntate aumentavano a dismisura. Gli analisti delle maggiori società di scommesse, attraverso i software che segnalano i picchi delle giocate, registrano l’anomalia: la quota inizia a scendere, fino alla sospensione delle puntate, decisa proprio perché quell’anomalia porta a sospettare una combine. C’è una società che, però, non interrompe nulla, fatta eccezione per alcune sospensioni a sprazzi, durante la giornata, che non modificano la decisione finale: le scommesse sul pareggio vengono accettate e, con esse, anche il rischio di essere sbancate. A maggior ragione per un motivo: in molti non puntano soltanto sul pareggio, ma anche sul risultato, e cioè sulla possibilità che quella “x” registri più gol. E, infatti, ne vengono realizzati ben sei. Quella società si chiama Intralot: è quella sulla quale sta indagando il pm della Dda (direzione distrettuale antimafia) di Napoli Pierpaolo Filippelli, che ipotizza le mani della camorra sulla gestione del gruppo, almeno in alcune filiali di Castellamare di Stabia. E non soltanto in quelle. È durante un interrogatorio che qualcuno spiega agli inquirenti: bisogna prestare attenzione ad Albinoleffe-Piacenza, al suo risultato, al numero dei gol, e soprattutto a questo “dettaglio”: Intralot – a differenza degli altri gestori – non ha sospeso le scommesse sul suo pareggio. Perché gli altri si sono tutelati con la sospensione e Intralot non l’ha fatto? Perché gli analisti di Intralot hanno valutato diversamente l’andamento di quelle puntate e non hanno sospettato, a differenza degli altri, l’esistenza di una combine? È questo che la procura di Napoli, i pm Filippelli, Claudio Siragusa e il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, insieme con il nucleo investigativo di Torre Annunziata, vogliono capire. E proprio a partire da quella testimonianza, che arriva ben prima di un’altra decisione importante, quella della Figc che, a pochi giorni dalla partita, apre un fascicolo d’indagine conoscitiva. È inevitabile, a questo punto, che gli investigatori della procura di Napoli e quelli della Figc si scambino le rispettive conoscenze su questo fenomeno. Potrebbe non essere l’unico. E non dev’essere un caso che, appena due giorni dopo la partita Albinoleffe-Piacenza, vengano perquisite l’abitazione e gli uffici di un personaggio chiave di Intralot: Maurizio Lopez, indagato per associazione per delinquere, l’analista del gruppo, l’uomo che decide se e quando sospendere le scommesse. Dalle perquisizioni, gli investigatori, trovano conferme ai propri sospetti: Lopez è stato in contatto con uomini legati alla camorra. Ma c’è un elemento in più a insospettire gli investigatori. Intralot non è un gruppo italiano: ha sede in Grecia, è quotata in Borsa ad Atene, è attivo in 50 Paesi ed è sbarcato in Italia nel 2007, arrivando a gestire 600 punti vendita, per la maggior parte affidati in franchising. Nel 2009 vanta 220 milioni di euro di ricavi, ma risulta ancora in perdita di 2,2 milioni e nel 2008, a un anno dal suo ingresso sui mercati, ne perdeva 9,2. Non ha sfondato sulla piazza italiana: copre soltanto il 5,4 per cento dell’intero settore. Secondo la procura, però, almeno tra Sorrento e Castellamare di Stabia, a controllare Intralot è un uomo del clan d’Alessandro: Paolo Carolei, definito un “esponente di spicco della criminalità organizzata campana già a partire dagli anni Ottanta – scrivono i pm – al quale sono conferiti diretti poteri gestionali, in relazione al riciclaggio e al re-investimento dei proventi illeciti acquisiti dal clan D’Alessandro”. Carolei, secondo l’accusa, “costituisce la mente finanziaria della cosca. Ha acquisito, anche tramite diversi prestanome, il controllo e la gestione diretta di due punti scommesse del circuito Intralot”. E allora, torniamo alla perquisizione di Lopez, e ai riscontri ai sospetti dei pm: l’uomo chiave del gruppo, l’analista che decide quali scommesse accettare e quali non, l’esperto che dovrebbe stanare le anomalie e i rischi di combine, è anche un uomo vicino a esponenti della camorra. Ma non solo: è proprio da una sua società, nel 2006, che Intralot acquista la licenza che le consentirà, un anno dopo, di partecipare alla gara per entrare, nel mercato italiano, conquistando un pacchetto di ben 416 punti scommessa. Un altro tassello fondamentale per comprendere cosa stia avvenendo nel mercato delle scommesse, e nei campionati di calcio, da quelli minori fino alla Serie B: un altro tassello che non riguarda più soltanto, come nel caso di Albinoleffe-Piacenza, le indagini della Figc. Riguarda gli interessi della camorra nel calcio italiano. Anche ai massimi livelli. di Antonio Massari – 12 gennaio 2011 – ilfattoquotidiano