L'INCHIESTA: Profitti in calo a causa della crisi e troppe truffe. Le compagnie assicurative abbandonano Barcellona P.G.

12 gennaio 2011 Cronaca di Messina

Via da Barcellona. Quella delle compagnie di assicurazione nell’ultimo anno e mezzo non è stata una graduale dismissione ma una vera e propria fuga, che ha lasciato sul campo pochi superstiti. Da quando Sai Fondiaria, nell’estate del 2009, mise a nudo un clamoroso giro di truffe oggi al vaglio della magistratura, e prese la decisione di abbandonare la piazza, è stato un susseguirsi di disdette di polizze, chiusure e trasferimenti. Nessuna compagnia intende assicurare i clienti silurati dalla concorrenza e, stante l’obbligo a contrarre, tutte scelgono la via più agevole: la fuga. Nel 2011 chiuderà anche la Sara, mentre le due agenzie Groupama saranno accorpate e trasferite a Patti. L’Ina Assitalia sta disdettando il portafoglio “rc auto”, mentre le due agenzie Aurora-Ugf saranno declassate a subagenzie, e ubicate a Merì e Milazzo. Incerta anche la sorte di Aviva. La crisi economica ha infatti ridotto ovunque i profitti degli altri rami (vita, danni, responsabilità civile professionale, forme di risparmio), per cui le compagnie non intendono più mantenere strutture in passivo, specie se minate dal tarlo della truffa e del malaffare. Di contro la nuova normativa, che ha introdotto l’indennizzo diretto, agevolando le liquidazioni ha allargato le maglie in cui si insinua l’illegalità. «Il 90% delle denuncie sono accompagnate da certificati del Pronto soccorso e da lettere degli avvocati» confermano gli agenti. «Non c’è solo un “sistema” di malaffare – spiega Nino Chiofalo (Ugf) – In tempi di crisi è più facile ricercare forme risarcitorie». L’assicurazione diviene così una sorta di sussidio economico. Legali, medici, periti, liquidatori e carrozzieri hanno probabilmente avallato queste pratiche. «Ma non si può fare di tutta l’erba un fascio – aggiunge Chiofalo –. Anche i sinistri reali sono in aumento, per via del traffico caotico, del disordine urbano e dello scarso controllo del territorio». Una serie di fattori concomitanti, dunque, che hanno prodotto la crisi occupazionale nel settore (circa 100 operatori a rischio), un mercato di procacciatori e brokers, una clientela sempre più allo sbando costretta, per evitare aumenti esorbitanti, a dare la caccia sul web alla tariffa più economica senza badare troppo alle condizioni contrattuali. Le proteste degli assicuratori, che nei mesi scorsi hanno tentato di sollevare la questione con una missiva inviata tra l’altro al sindaco di Barcellona, al prefetto, alla Procura, oltre che all’Isvap, all’Ania e all’Antitrust, risultano tardive. Da anni le compagnie di assicurazione richiamano le agenzie e gli uffici competenti sull’elevata “sinistrosità” del portafoglio “rc auto” nel Barcellonese. Ma di fatto non sono mai andate in fondo e hanno preferito pagare e transigere e adesso dismettere, probabilmente anche per una sorta di sfiducia nell’articolato sistema di gestione dei sinistri e nei tempi della giustizia. Ma anche gli operatori locali, presi a curare gli interessi di bottega, hanno fatto poco o nulla per contrastare il fenomeno. Ora i trenta intermediari che hanno sottoscritto l’appello chiedono «ai Tribunali e alle Procure di velocizzare l’iter investigativo», si impegnano, «a trasmettere alla Procura tutte le denuncie di sinistro» e propongono l’istituzione di un osservatorio permanente». Chiedono maggiore collaborazione alle forze dell’ordine e agli uffici giudiziari e un intervento della politica, fino adesso totalmente assente. Ma a questo punto bisogna convincere le compagnie a tornare sui propri passi. E non sarà facile. Saverio Vasta – GDS