MESSINA, 4 I CAPI D'IMPUTAZIONE: Fondi "fantasma" per la Somalia. In due indagati per truffa e falso in qualità di gestori di fatto dell'organizzazione "L'Africa di Annalena Tonelli-Comitato di sostegno"

12 gennaio 2011 Cronaca di Messina

Sono quattro i capi d’imputazione cristallizzati nell’atto di chiusura delle indagini preliminari dal sostituto procuratore Fabrizio Monaco a carico di Michele Di Pietro, 50 anni, e Benito Pispicia, 24 anni, in qualità di gestori di fatto dell’organizzazione “L’Africa di Annalena Tonelli-Comitato di sostegno”. I due insieme devono rispondere di truffa in concorso e due ipotesi di falso, mentre al solo Di Pietro vengono contestate anche un’altra ipotesi di falso e la violenza privata. La truffa, secondo quanto ha ricostruito il magistrato, sarebbe andata avanti dall’ottobre del 2003 fino al marzo del 2008 perché Di Pietro e Pispicia, rispettivamente in qualità di presidente e responsabile dell’organizzazione dell’organizzazione asseritamente non lucrativa di utilità sociale “L’Africa di Annalena Tonelli-Comitato di sostegno”, priva della qualità di onlus, avrebbero procurato un ingiusto vantaggio al sodalizio a danno del Comune, della Capitaneria di porto, della Provincia e della Regione. Come? Ottenendo di poter occupare per attività lucrative e raccolta fondi a scopo benefico, l’area di piazza Duomo, quella di piazza Casa Pia, ed ancora quelle dell’ex Trocadero e dell’ex Caruso, oltre ad altre aree pubbliche, che erano precluse ad attività commerciali. Con lo sfruttamento delle aree a scopi commerciali per la vendita di libri e altri oggetti, i due avrebbero indotto in errore i rappresentanti del Comune dichiarando falsamente inesistenti finalità assistenziali a favore della Somalia e di altre aree depresse del Terzo Mondo. Altra contestazione che riguarda entrambi, i due sono assistiti dagli avvocati Roberto Materia e Salvatore Stroscio, è quella di falso nelle due fattispecie del falso del pubblico ufficiale e falso del privato. In concreto per ottenere l’assegnazione delle aree avrebbero falsamente attestato con autocertificazione presentata al Comune e ad altri enti che l’associazione in questione aveva la qualità di onlus. Il solo Di Pietro deve rispondere anche di falso in scrittura privata e violenza privata. Secondo l’accusa avrebbe falsificato in due occasioni la firma di un altro soggetto su due verbali, atti in cui veniva nominato coordinatore e rappresentante legale del comitato di sostegno della onlus, ed infine avrebbe minacciato e usato violenza su un commerciante per costringerlo a non partecipare a manifestazioni espositive e a lasciare la città. (n.a.)