CATANIA, TUTI I NOMI SOTTO INCHIESTA: Inquisite sette giunte targate Scapagnini. Coinvolta anche un'ex amministrazione Stancanelli. Indagato Lombardo: fu vicesindaco nel 2002

13 gennaio 2011 Mondo News

Otto giunte comunali sotto inchiesta – sette guidate dall’ex sindaco Umberto Scapagnini, attuale parlamentare nazionale del Pdl, ed una non più in carica dell’attuale sindaco Raffaele Stancanelli – : complessivamente 47 persone indagate, a vario titolo, per abuso d’ufficio e falso ideologico. Tra di queste 39 assessori (che si sono succeduti dal 2002 sino al 2009) e sei dirigenti comunali (quattro dei quali non più in servizio). Nel registro degli indagati è finito pure il Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, ma nella sua veste di ex vicesindaco del capoluogo etneo nel 2002. Gli assessori indagati, oltre Lombardo, sono Antonino D’Asero, Ignazio De Mauro, Fabio Fatuzzo, Ilario Floresta, Marco Forzese, Filippo Grasso, Gaetano Sardo, Santo Castiglione, Alssandro Marco Gaglio, Giuseppe Siciliano, Salvatore Santamaria, Giuseppe Gilberto Agatino Arena, Orazio D’Antoni, Santo Ligresti, Stefania Gulino, Domenico Rotella, Giovanni Vasta, Giuseppe Zappalà, Mario De Felice, Domenico Sudano, Angelo Rosano, Antonino Nicotra, Rosario D’Agata, Benito Paolone, Giuseppe Maimone, Ottavio Garofalo, Vincenzo Oliva, Mario Indaco, Marco Francesco Gaspare Belluardo, Mario Giuseppe Chisari, Gaetano Riva, Angelo Sicali, Mario Coppa, Giuseppe Arcicidiacono, Sebastiano Arcidiacono, Antonio Scalia, Domenico Mignemi, Luigi Arcidiacono. Nel registro degli indagati anche l’ex dirigente comunale del personale, Carmelo Reale, e quello attualmente in carica, Valerio Ferlito; tre ex Ragionieri generali, Salvatore Di Gregorio, Vincenzo Castorina e Francesco Bruno, e l’attuale, Giorgio Giulio Santonocito. Sotto la lente di ingrandimento dei magistrati della Repubblica di Catania che stanno conducendo l’indagine, il procuratore aggiunto Michelangelo Patanè ed il “sostituto” Alessandra Chiavegatti – gli avvisi di chiusura delle indagini sono stati notificati martedì scorso dai militari della Guardia di finanza – è finito il cosiddetto “piano del personale” per il triennio 2002-2004 che prevedeva procedure di progressione verticale riservate a 1.800 dipendenti del Comune. Un piano che, a giudizio degli inquirenti, sarebbe stato carente sia delle esigenze di funzionalità che della necessaria copertura finanziaria, il che avrebbe causato un danno patrimoniale iniziale di 18 milioni di euro. La delibera al centro dell’inchiesta della Procura sul sindaco Stancanelli è, invece, quella firmata dalla sua ex giunta in carica tra il 2008 e il 2009 per la trasformazione da part-time a full-time (da 24 a 36 ore settimanali) del contratto di lavoro a 311 lavoratori “stabilizzati”. E proprio in relazione a questo aspetto specifico della più articolata e complessa vicenda giudiziaria ieri pomeriggio il sindaco Raffaele Stancanelli, incontrando in Municipio i rappresentanti sindacali e della rappresentanza sindacale unitaria che nel 2008 hanno firmato il protocollo d’intesa per incrementare l’orario di lavoro dei “contrattisti” e dei lavoratori socialmente utili sfociato nella delibera della giunta sui precari, ha annunciato che il Comune di Catania «ha dato mandato ai dirigenti di valutare l’adozione di ogni provvedimento utile per tutelare l’Ente e le persone interessate, compresi i lavoratori che hanno ottenuto il passaggio del contratto di lavoro da part-time a tempo pieno, alla luce dell’inchiesta avviata dalla magistratura sulla gestione del personale». Stancanelli ha poi ribadito «l’acclarata convinzione che si è agito nella massima legalità e trasparenza nell’interesse del Comune e di persone che da oltre quindici anni prestano la propria attività nell’Ente con dedizione e professionalità». I sindacalisti e i rappresentanti dei precari, da parte loro, come si legge in una nota diffusa ieri dallo stesso Comune, “hanno espresso concordemente solidarietà e apprezzamento per l’azione del sindaco per questa ulteriore dimostrazione di legalità” e hanno reso noto di volere intraprendere iniziative di difesa dei propri diritti al giusto corrispettivo per la prestazione di lavoro effettuata. Sulla vicenda diverse le prese di posizione. «Se quanto emerge dalla nuova inchiesta sul Comune di Catania sarà giudiziariamente confermato significa che avevamo visto bene» ha commentato Orazio Licandro, della segreteria nazionale del Pdci-Fds. Per Sinistra e Libertà si tratta della «ennesima inchiesta che vede indagati o sotto processo, sindaci e assessori delle amministrazioni di centrodestra che, dal 2000 ad oggi, hanno governato Catania trascinando la città al collasso economico e alla paralisi amministrativa. Chiediamo alla Procura di accertare rapidamente le eventuali responsabilità penali». Aldo Mantineo – GDS