IL CIMITERO DELLA MAFIA DI BARCELLONA P. G.: Si cercano altri due cadaveri. Ieri i vigili del fuoco hanno realizzato una nuova trincea a fondo valle

15 gennaio 2011 Cronaca di Messina

Si scava ancora nel torrente Mazzarrà e in profondità, sulla sponda opposta a quella dove lunedì sera è riemerso il terzo cadavere dei cinque ricercati, e si continuerà a scavare. Una profonda trincea di scavo è già stata realizzata in un’ansa del greto, al di là del muro d’argine dove spesso vengono convogliate le acque torrentizie per facilitare la formazione del limo, terriccio fertile utilizzato nelle coltivazioni delle piantine d’agrumi. Mancano ancora i corpi di altri due scomparsi, uno dei quali sarebbe stato seppellito tra i ruderi di un caseggiato vicino ad una chiesetta in territorio di Novara di Sicilia. E ieri, per la prima volta nelle ricerche del quarto cadavere, i vigili del fuoco impegnati a fondo valle hanno dovuto dapprima deviare dal sub alveo il corso del torrente e utilizzare le pompe idrovore per svuotare la fossa appena realizzata, dove dal sottosuolo sgorgava in superficie l’acqua. Dei cinque scomparsi che sarebbero stati seppelliti nella vallata, sono riaffiorati il corpo di Natale Perdichizzi di Mazzarrà e quello di Antonino Ballarino di Basicò. Non è stato ancora rivelato il nome del terzo scomparso, noto però agli inquirenti, riemerso dalla fossa scavata dalla mafia. Si sa però con certezza che tra le persone che fanno parte della lista dei cinque ricercati, oltre a Perdichizzi e Ballarino, vi sono Alberto Smecca di Barcellona, scomparso il 9 aprile del 1992; Alessandro Maio di Rodì Milici, scomparso il 15 febbraio del 1993; e Vincenzo Sofia di Falcone, scomparso il 7 novembre del 1991. Gli altri nomi di persone scomparse, ipotizzati nei giorni scorsi, non farebbero parte della lista in possesso degli inquirenti. Lista che riporta accanto ad ogni nome il luogo dove il clan mafioso dei Mazzarroti ha soppresso gli scomparsi rapiti col sistema della lupara bianca e realizzato le sepolture, da Piano Gorne, al greto del torrente Mazzarrà, per finire ai ruderi di un caseggiato ubicato sui contrafforti dei Peloritani che costeggiano la vallata del torrente. Luoghi di incommensurabile bellezza profanati dalle azioni criminali di una delle cellule più spietate della famiglia mafiosa dei “Barcellonesi”, clan che ha compiuto omicidi di un’efferatezza che ha pochi riscontri anche se paragonata alle azioni criminose di altre organizzazioni criminali calabresi o campane. Le notizie sugli scomparsi e sui ritrovamenti di questi giorni hanno risvegliato nei parenti delle vittime sentimenti di dolore, ma anche voglia di sapere fino in fondo cosa sia successo ai propri cari. Alle vittime bastava commettere un solo errore per pagare con la vita. Sentenze ed esecuzioni venivano decise dal ristretto direttorio del clan dei Mazzarroti, con il benestare del gruppo dei Barcellonesi. A Barcellona infatti esiste la “cupola”, la commissione formata da quelli che un tempo erano solo sicari e che si sono trasformati negli anni in “imprenditori e professionisti” del crimine. Al tavolo della commissione dei “Barcellonesi”, con pari dignità, siedono anche i rappresentanti delle diverse articolazioni territoriali della mafia. E non mancavano mai i Mazzarroti che hanno avuto un ruolo di primo piano nei rapporti tra grandi famiglie della criminalità organizzata di tutta la Sicilia. La commissione degli intoccabili di Barcellona, che ancora regna, stabilisce come suddividere gli appalti, le forniture di materiali e le commesse e tenta di infiltrarsi, con buoni risultati, negli appalti pubblici nonostante i protocolli di legalità firmati e costantemente raggirati. LEONARDO ORLANDO – GDS