MESSINA, INCIDENTE SUL LAVORO: Operaio di RFI muore travolto da un treno. L'uomo, è caduto da un muretto ed è finito sui binari proprio mentre sopraggiungeva un treno merci

17 gennaio 2011 Cronaca di Messina

madre

IL DOLORE DELLA MADRE E DEI PARENTI (Foto: Di Giacomo)

La mamma chiama a gran voce il proprio figlio: «Nino, Nino!», ma quest’ultimo non può risponderle. Il suo corpo è riverso su un binario della linea ferrata Messina-Palermo, maciullato da un treno. La donna urla disperata. «L’ho appreso dalla televisione, non è giusto, ditemi che non è vero». Il primo incidente mortale sul lavoro del 2011 nella città dello Stretto interessa un dipendente di Rete ferroviaria italiana. La vita di Antonino Micali, 45 anni, di Villafranca Tirrena, viene stroncata alle 11.45 di ieri. Una fine assurda, avvenuta nello scalo ferroviario, in fondo a via San Cosimo. L’uomo sta eseguendo alcuni interventi di manutenzione ordinaria alla linea aerea. Opera in prossimità di uno dei binari percorsi dai convogli da e per Catania. Il tratto è rialzato rispetto a quello su cui scorrono le rotaie dedicate ai treni da e per Palermo. A quanto pare, perde l’equilibrio e cade accidentalmente sotto, compiendo un volo di circa 5 metri. Qualche istante dopo giunge un carro merci, partito dalla Stazione di Messina e diretto a Pace del Mela. Il povero Antonino Micali viene centrato in pieno, nelle vicinanze della Galleria dei Peloritani. Il macchinista non si accorge di nulla e il treno prosegue la sua corsa. I compagni di lavoro si mettono le mani nei capelli. Il loro amico e collega non c’è più. È una tragedia. Il silenzio, assordante, è interrotto solo dal transito dei convogli sui binari sovrastanti. Sul posto si precipitano agenti della Polfer, carabinieri, polizia, dirigenti e personale di Rfi. Cominciano i rilievi. Si cerca di fare luce sulla tremenda fine del quarantacinquenne. In un primo momento si pensa ad un malore. Secondo un testimone oculare la morte è causata dall’impatto con il suolo. «Non ho visto nessun treno – afferma –. Se il mezzo fosse passato sopra il corpo dell’operaio si sarebbe fermato poco più avanti». Ma l’ipotesi viene smentita subito dopo: si fa strada quella della caduta accidentale e del successivo investimento. Il sostituto procuratore Giuseppe Verzera giunge sul luogo dell’incidente. Constata che il cadavere è maciullato e stabilisce che non c’è bisogno di effettuare l’autopsia. I vertici del Gruppo Fs tengono le bocche cucite. La posizione dell’azienda è affidata ad uno scarno comunicato in cui viene espresso «il più sentito cordoglio alla famiglia di Antonino Micali». Nella nota viene rimarcato che «Rete ferroviaria italiana ha aperto un’inchiesta per accertare l’esatta dinamica dell’incidente». Indagine che si affianca a quelle della magistratura e dell’Ispettorato del lavoro. Poco prima delle 15 il silenzio lascia il posto al dolore straziante dei parenti dell’operaio deceduto. Arriva la mamma di Antonino che non vuole credere a ciò che ha visto ed ascoltato in tv. Varcato il cancello, capisce che la realtà è ben diversa. Viene fatta rimanere a distanza dal luogo giace il cadavere. L’altro figlio la abbraccia. Una collega dello sfortunato operaio cerca di consolarla ma la donna è disperata: «Nino era il pilastro della nostra famiglia», ripete a gran voce. La salma viene composta dentro una bara. Per uno strano scherzo del destino ad occuparsene è la ditta di onoranze funebri Micali di Villafranca Tirrena, di proprietà di un cugino di Antonino. Il furgone di colore nero lascia l’area di Messina Scalo. Sul punto esatto in cui si è consumata la tragedia viene sparsa della calce. Sono ormai le 15.20 e la circolazione dei treni sulla linea Messina-Palermo riprende, dopo oltre tre ore e mezza di interruzione. Sotto quel muretto rimarrà solo un mazzo di fiori. I sindacati prendono posizione. Fatte le condoglianze alla famiglia della vittima attaccano. L’Orsa parla di «ennesima vittima che si aggiunge alla lunga lista delle morti sul lavoro nell’ambito ferroviario». Per i segretari regionale e provinciale Massaro e Riposo le aziende e le parti sociali devono affrontare con serietà la questione della sicurezza. Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario generale della Cgil Lillo Oceano, il quale ricorda che la chiusura di Messina Scalo rappresenta un problema, ed Enzo Testa, leader della Fit Cisl, che chiede un incontro urgente al Gruppo Fs. RICCARDO D’ANDREA – GDS

Viveva con la mamma, vedova da anni. Disperati i fratelli

Era uscito come tutte le mattine per raggiungere il suo posto di lavoro a Messina. Nino Micali, aveva lasciato la sua casa di Villafranca Tirrena, in via Annibale Maria di Francia, nel rione Castelluccio, a pochi passi dal lungomare, per dirigersi alla stazione ferroviaria di Messina e prendere servizio per iniziare la settimana. Ma il destino malvagio ha trasformato la giornata del lunedì in tragedia. Nino Micali, celibe, lascia nella disperazione una sorella ed un fratello più piccoli. Viveva con la madre, rimasta vedova da diversi anni ormai. Tante le sue passioni: dal cinema ai viaggi alle motociclette, ma soprattutto gli amici con i quali condivideva il tempo libero. Aveva smesso di fumare poco tempo fa, proprio perché si era reso conto dei pericoli legati alle sigarette e da amante della vita ha cambiato abitudini. Era entrato in Ferrovia nel 1996 e da qualche anno era diventato tecnico della manutenzione spostando così i suoi interessi lavorativi dalla stazione di Milazzo a quella di Messina. La comunità tirrenica è rimasta sgomenta non appena è giunta la notizia nel primo pomeriggio di ieri in quanto Nino era una persona molto tranquilla, che aveva fatto di famiglia, lavoro e amici la sua roccaforte. ORAZIO BONFIGLIO – GDS