Maxispesa della Regione siciliana – Costo record per il protocollo informatizzato, 12 milioni: Altre regioni, come la Campania o il Piemonte, per lo stesso servizio hanno speso da 1 a 3,2 milioni di euro. Alla società satellite dell'amministrazione siciliana sono stati assegnati in tutto 27 milioni di fondi europei per progetti informatici

19 gennaio 2011 Inchieste/Giudiziaria

Un nuovo sistema informatico per tutti i rami dell’amministrazione. Spesa prevista, 12 milioni di euro. E poco importa se la Regione ha già un software per il cosiddetto protocollo informatico e che altre regioni, come la Campania o il Piemonte, per lo stesso obiettivo hanno speso da 1 a 3,2 milioni di euro. In nome dell’informatizzazione in arrivo un fiume di denaro da Palazzo d’Orleans verso la controllata Sicilia e-Servizi, che oltre al sistema generale informatico dovrà sviluppare anche un software per la gestione dei dati del personale in quiescenza, alla modica cifra di 1 milione di euro, oppure un sistema per la gestione dei dati dei dipendenti, per un altro finanziamento da 5 milioni di euro. Cifre da capogiro, se confrontate ai prezzi di mercato, considerando che ormai la gran parte dei sistemi software è open source, cioè gratuita. Gli ultimi decreti del 2010 firmati dal ragioniere generale Enzo Emanuele sbloccano ben 27 milioni di euro di fondi europei per progetti informatici da affidare direttamente, senza alcun bando, alla controllata Sicilia e-Servizi. I contratti sono già stati predisposti. Il più corposo, da 12 milioni di euro, riguarda “la diffusione del sistema di protocollazione “Iride””, attualmente in uso in una decina di dipartimenti. Si tratta si un software acquistato nel 2002, e che già allora fece gridare allo spreco per il costo di oltre 2 milioni di euro nonostante già in quegli anni vi fossero in circolazione programmi gratuiti. Ma tant’è, per avere un sistema di gestione dei documenti (che prevede la trasformazione degli atti cartacei in file e poi la circolazione interna grazie ad appositi programmi), la Regione decise di spendere quei soldi. Peccato però che adesso, soltanto per ampliare la diffusione di quel sistema spende altri 12 milioni: Sicilia e-Servizi ha previsto un costo di 1,2 milioni per il miglioramento del software, di 4,5 milioni per l’acquisto di alcuni computer e scanner, di 430 mila euro per l’installazione e di 5 milioni per la diffusione del sistema in tutti i rami dell’amministrazione. Costi elevati, se confrontati a quelli affrontati per lo stesso protocollo dalla regione Piemonte, 1,5 milioni, o dalla Campania, che per i suoi uffici ha speso 3,2 milioni (compreso corso di formazione da 800 ore per i dipendenti). Amministrazioni più piccole, come la Provincia di Prato, per il protocollo informatico hanno speso non più 70 mila euro. “Non si può paragonare la Campania alla nostra Regione che ha molti più uffici e competenze – dice l’amministratore delegato di Sicilia e-Servizi, Giuseppe Sajeva – I prezzi non sono fuori mercato, anche perché se la legge impone solo il protocollo informatico, noi offriremo alla Regione molti più servizi”. Certo, colpisce comunque che il 29 dicembre scorso il Bilancio abbia invitato Sicilia e – Servizi a presentare un progetto per la “protocollazione informatica” e lo stesso giorno la società guidata da Emanuele Spampinato abbia risposto allegando nel dettaglio costi e iniziative. Scorrendo però il lungo elenco di decreti che finanziano Sicilia e-Servizi, si trova anche il progetto di realizzazione per la Regione di un sistema informatico di “gestione del personale”: costo previsto, 5 milioni di euro, solo per il software e la formazione dei pochi dipendenti che dovranno utilizzarlo. Un altro milione di euro costerà poi alla Regione il programma per la gestione dei dati dei pensionati regionali. di ANTONIO FRASCHILLA – repubblica.it