SIRACUSA: Mafia al teatro greco, il pm chiede la condanna di ventuno imputati

20 gennaio 2011 Mondo News

Ventuno richieste di condanna per un totale di 140 anni di carcere. È stato il turno del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catania Andrea Ursino ieri al processo scaturito dall’operazione “Agamennone” del marzo del 2001. Un’inchiesta sugli appalti assegnati dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico nell’ambito delle rappresentazioni classiche che si tengono al Teatro Greco di Siracusa. Le gestioni di appalti dal 1994 al 1998 ad imprese considerate vicine al clan Urso-Bottaro. A vario titolo accuse di abuso d’ufficio, falso, truffa, con l’aggravante di aver commesso i reati per favorire il clan mafioso. Una requisitoria durata 4 ore e mezza, davanti alla Corte, presidente Maria Concetta Spanto, a latere Carmen Scapellato e Cristiana Cosentino. Il sostituto Ursino ha chiesto cinque anni di reclusione per Umberto Albini, ex presidente dell’Inda; sei anni per Filippo Amoroso, ex direttore generale; 7 anni per Salvatore Barchi; sette anni per Salvatore Bongiovanni; un aumento di 8 anni di reclusione sulle precedenti condanne per Sebastiano Cassia; 4 anni per Stefania De Angelis; 4 anni per Vincenza De Vivo; 6 anni per Davide Di Martino; sette anni per Ernando Di Paola; 7 anni per Loreto Ferranti, ex direttore generale; 6 anni per Roberto Ferrara; 4 anni per Sebastiano Garro; 10 anni per Concetto Gilè, ex funzionario amministrativo; sette anni per Antonino Greco, ex vice presidente; aumento di 4 anni di reclusione sulle precedenti condanne per Michele Midolo; 7 anni per Francesco Planeta; sei anni per Angelo Pollini; sei anni per Giuseppe Procopio; 7 anni per Giorgio Punzo; 12 anni per Antonio Spinoccia; 10 anni per Gerardo Spinoccia. Del collegio di difesa fanno parte tra gli altri gli avvocati Bruno Leone, Ezechia Paolo Reale, Francesco Favi, Carlo Greco, Salvatore Xibilia. Secondo il pm Ursino alle gare indette a trattativa privata avrebbero partecipato sempre le stesse ditte, il cui intervento veniva sollecitato dalla cosca mafiosa. Le dimissioni del direttore artistico Nuccio Messina alla vigilia dell’inizio degli spettacoli del 1998 era stata la scintilla che aveva fatto scattare l’indagine. Il clan mafioso, attraverso società gestite da suoi affiliati avrebbe realizzato affari. Nei bilanci dell’Inda si facevano risultare spese esagerate per servizi (parcheggi, maschere, pulizia del teatro, distribuzione dei cuscini) che in realtà dovevano costare la metà. Chi tentava di opporsi subiva ritorsioni. Sebastiano Cassia era ritenuto il delegato della cosca a gestire gli affari al Teatro Greco. Quando altre società tentavano di inserirsi scattava immediata la reazione. Secondo l’accusa il direttore artistico Nuccio Messina, per non avere accettato il preventivo di spesa che la cooperativa “Nuovo Teatro” di Gerardo Spinoccia aveva presentato per il montaggio e lo smontaggio delle scene delle tragedie era stato minacciato e si era visto costretto a dimettersi. Concetto Gilè fu vittima di un attentato: gli bruciarono l’auto. Alessandro Ricupero – GDS