MESSINA, IL SEQUESTRO DI BENI ALL'IMPRENDITORE SCIROCCO – Spesso si recava a Matera per seguire alcuni appalti. Tra 4 mesi udienza sulla confisca del patrimonio posto sotto sigilli: Sotto la lente viaggi e operazioni bancarie. La Dia ha effettuato un'analisi meticolosa dei redditi dell'imprenditore a partire dagli anni Novanta

23 gennaio 2011 Cronaca di Messina

La prossima tappa relativa al maxi-sequestro ai danni dell’imprenditore Francesco Scirocco è in programma il 23 maggio, al Tribunale di Messina. Giorno in cui, alle 9.30, si terrà l’udienza sulla «proposta di misura di prevenzione personale e patrimoniale ai fini di confisca». Si conclude con queste parole il decreto della Prima sezione penale di Palazzo Piacentini, composta dai magistrati Caterina Mangano, Eliana Zumbo e Maria Militello. Esattamente tra quattro mesi oggetto di discussione saranno l’applicazione della misura di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza richiesta dalla Direzione investigativa antimafia a carico del quarantacinquenne di Gioiosa Marea e la confisca del “tesoro” posto sotto sequestro, stimato in circa 25 milioni di euro. Tra i pezzi pregiati 9 società, svariati mezzi tra cui una Lamborghini Gallardo, una Ferrari F430, un’Audi A8 4.2 V8, una Jaguar, un’imbarcazione di oltre 12 metri, un appartamento di 355 metri quadri ubicato in via Centonze, a Messina, conti correnti, titoli ed altre forme d’investimento finanziario nella sua disponibilità. Grazie al lavoro certosino della Dia, che ha effettuato un’analisi comparata dei redditi dichiarati tra il 1990 e il 2008 e della contabilità delle società delle quali Francesco Scirocco possedeva quote o azioni, tra il 1996 e il 2008, dei redditi e dei beni intestati alla moglie Patrizia Meo e al padre Lorenzo, è stata riscontrata «una forte sperequazione tra la capacità economica» e «l’entità degli acquisti effettuati tra il 2001 e il 2003», anni in cui, secondo quanto dichiarato da alcuni collaboratori di giustizia, «conduceva stabilmente rapporti di contiguità criminale con appartenenti alle consorterie mafiose operanti nel territorio tirrenico e nebroideo», «mostrando particolare propensione per attività di turbativa dei pubblici appalti». La Dia, inoltre, ha «documentato la conduzione di un tenore di vita» del tutto «sproporzionato rispetto all’effettiva capacità reddituale». In particolare, è «apparso sospetto l’acquisto e l’uso ostentato di auto di lusso ed hanno costituito oggetto di specifico interesse investigativo i frequenti viaggi e pernottamenti in strutture ricettive nonché la conclusione di operazioni bancarie del tutto anomale, caratterizzate dalla movimentazione di consistenti mezzi finanziari». Nel 2004, ad esempio, all’Unità di informazione della Banca d’Italia non sono passate inosservate operazioni di versamento di contante e titoli di credito con il successivo utilizzo di assegni bancari e prelevamenti di contante: alcune movimentazioni – si legge nel decreto – avevano registrato importi complessivi superiori a 2 milioni 250 mila euro. Quanto ai soggiorni fuori sede, ne sono stati rilevati, tra maggio e novembre 2001, dodici in alberghi di Matera, in compagnia di soggetti «in assoluta prevalenza gravati da precedenti penali di svariata offensività». Gli spostamenti, a giudizio della Dia, rientrerebbero nell’ambito dei «diversi appalti pubblici aggiudicati alle imprese riconducibili allo Scirocco in quel contesto territoriale». Non a caso, la società Assetti del territorio ed infrastrutture ottenne in appalto l’esecuzione di opere da parte della Provincia di Matera nel 2002, «per importi di significativo valore». Una parte del provvedimento della Prima sezione penale del Tribunale di Messina, inoltre, è dedicata ai contrasti sorti all’interno del clan Bontempo Scavo dopo la scissione interna. Secondo quanto riferito dal pentito Santo Lenzo, nel gruppo facente capo ai fratelli Mignacca c’era anche Francesco Scirocco. Il quarantacinquenne, a detta di Lenzo, si occupava dell’attività di «raccolta delle buste», di «turbativa degli appalti pubblici» e della «segnalazione degli imprenditori da sottoporre ad estorsione». Conferme in tal senso sono giunta anche dal teste Maurizio Marchetta. Tra gli interessi più recenti di Franco Scirocco c’era anche il settore delle energie alternative, al centro, come evidenziato dal procuratore capo Guido Lo Forte e dal capo della Dia di Messina Danilo Nastasi, di un triangolo tra Cosa Nostra palermitana, catanese e i clan tirrenici messinesi. Scirocco, infatti, attraverso il consorzio Sviluppo territorio e ambiente, aveva realizzato parchi eolici nel territorio etneo, subentrando a Vito Nicastri, imprenditore di Trapani ritenuto vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro. Nel settembre 2010, la Dia ha messo i sigilli ad un patrimonio di ben 1,5 miliardi di euro in possesso di Nicastri. RICCARDO D’ANDREA – GDS