MESSINA: Cavallo finisce sulle auto in sosta e muore. Tanto sangue e nessuna traccia del fantino. Forse l'animale non ha retto al "carico" di sostanze dopanti

2 aprile 2011 Cronaca di Messina

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FOTO: ENRICO DI GIACOMO

«Ci potti scasari ‘u cori». La laconica intuizione ce la regala un passante che la scena se l’è “gustata” fino all’ultimo. Sulla sessantina, occhiali scuri, coppola, mani in tasca, pardon ‘nta sacchetta, il distinto osservatore non mostra tentennamento alcuno: infarto. Si è trattato senza dubbio di infarto. Colpo secco: «U visti càdiri ‘n terra. Cu sapi chi ci dèseru». Il suo “chissà che gli avranno dato” non si riferisce certo alla prima colazione in vista dell’allenamento mattutino, ma alle “bombe” intramuscolo che il povero stallone avrà dovuto sopportare, magari nel tempo. Ieri l’organismo, evidentemente saturo, ha detto basta. Ed è stata la fine; così, in mezzo alla strada. È da poco trascorsa l’alba quando il calesse da corsa (clandestina s’intende) è costretto a interrompere bruscamente le prove. Lì nel bel mezzo della carreggiata di via Giolitti, nei pressi di Villa Dante. Che sfiga, avrà pensato qualcuno, ha mollato proprio sul più bello, ora che iniziava a carburare. Quando le pattuglie della Polizia municipale sono giunte sul posto, dopo le tante segnalazioni dei cittadini, l’hanno trovato lì, riverso per terra in una pozza di sangue. Spettacolo, neanche a dirlo, triste. Nelle immediate vicinanze qualche auto danneggiata. Forse l’animale, prima di schiattare, avrà sbandato di qua e di là finendo per urtare, proprio negli ultimi istanti della sua disperata corsa, le auto parcheggiate. Così è saltato qualche specchietto retrovisore. Insomma, a quell’ora, fra i nitriti del povero cavallo già sofferente e gli impatti sulle auto in sosta, in molti sono saltati giù dal letto per vedere cosa diavolo stesse accadendo. All’intervento delle forze dell’ordine è seguito quello di un veterinario dell’Asp che ha eseguito gli accertamenti di rito. Qualcuno ha detto (e non scherzava!): solo l’autopsia potrà dirci di cosa è morto. Anche questa è Messina. Dopodiché la carcassa dell’animale è stata rimossa per agevolare gli interventi di pulizia della strada. Del fantino ovviamente nessuna traccia. Ha abbandonato il suo compagno di avventure senza esitare un istante. Resta da chiarire la dinamica dell’accaduto (ma ha senso?). Pare che un paio di vetture abbiano addirittura investito la carcassa rimasta in mezzo alla strada. Ma a questo punto, poco importa come le auto si siano danneggiate: nessuno risarcirà alcunché (a parte le assicurazioni, ammesso che sia previsto in polizza). La notizia della morte del cavallo si è sparsa in fretta, soprattutto fra i clan delle corse cittadine. Nel punto dell’incidente si sono viste pattuglie dell’Arma e della Polizia. Ma nessuno si attende chissà quali risvolti su come siano andate davvero le cose, né soprattutto si coltivano speranze sull’eventualità di risalire al fantino ingrato. E ammesso pure che spuntasse fuori il nome, cosa cambierebbe? Nella peggiore delle ipotesi si beccherebbe una denuncia per maltrattamento di animali. Che paura! Al pensiero, il baldo cavaliere starà già tremando. Battute a parte, c’è poco da fare. Finiamo per ripeterci persino noi. Con questa legge, sul fronte delle corse clandestine, non potrà cambiare mai nulla. Poveri animali. Tito Cavaleri – GDS

L’OPINIONE DI LUCIO D’AMICO: ALTRO CHE FATTERELLO DI CRONACA
Altro che fatterello di cronaca! Non c’è immagine più straziante ed emblematica di quella scattata da Enrico Di Giacomo all’alba di ieri. Il cavallo stramazzato al suolo al centro della carreggiata stradale, le tracce di sangue lungo tutto il folle percorso compiuto dall’animale imbizzarrito, gli sguardi della gente accorsa dalla zona attorno a Villa Dante. Siamo nel cuore della città, non in un posto sperduto di un quartiere di periferia. Straziante è quella fotografia. Ed emblematica. Perché non raffigura solo la morte di un cavallo, ma il mondo che c’è dietro, quella galassia fatta di corse alle prime luci dell’aurora, di “calessi della mafia”, di interessi sordidi, di scommesse clandestine, di un potere che si autoalimenta fondando le sue regole sulla sfida a ogni regola. È una galassia che viene alla luce di tanto in tanto, quando i blitz delle forze dell’ordine riescono a interrompere qualche gara o quando le gesta “eroiche” di giovani “picciotti” finiscono su Youtube. Ma tutto, poi, torna come prima. Ci saranno sempre gli allevatori e gli allibratori, i fantini e i gregari, gli “ausiliari” del traffico (quelli che alle 5 del mattino si occupano di chiudere viale Giostra o viale Gazzi o la via Consolare Pompea) e le “ronde” dislocate ad ogni angolo di strada, per avvertire dell’arrivo di carabinieri o polizia. La competizione è questione d’onore, i cavalli devono vincere, perché è il clan che lo vuole, e allora ecco anche i veterinari e farmacisti compiacenti, che consigliano la somministrazione di sostanze dopanti. “Non si uccidono così anche i cavalli?”, era il titolo di un memorabile film di Sindney Pollack. Sì, si uccidono proprio così. Guai a classificarli come fatterelli di cronaca. Sono atti d’infamia e di barbarie. Lucio D’Amico – GDS