MAFIA – Operazione Sistema II, indagato per favoreggiamento il presidente dell'Ance Carlo Borella: La Dda fa scattare l'operazione Sistema II. Sottoposti ad estorsione anche la DeMoTer di Borrella, che però non collabora. Nel mirino i lavori di metanizzazione a Santa Lucia del Mela, i parcheggi del centro Parco Corolla di Milazzo e il lungomare di Villafranca. Il commento dell'on. Sonia Alfano

6 aprile 2011 Cronaca di Messina

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E’ scattata all’alba l’operazione Sistema II, nuova tranche dell’inchiesta della Squadra mobile sul pizzo alle imprese impegnate negli appalto pubblici e non solo nel barcellonese. Stamane gli agenti hanno notificato tre ordinanze custodiali a Giuseppe D’Amico, reggente del clan di Barcellona, Tindaro Calabrese, boss di Mazzarrà Sant’Andrea ed al catanese Alfio Giuseppe Castro, imprenditore edile secondo gli investigatori tramite tra i barcellonesi e i catanesi di Santapaola. Tutti e tre sono già rinchiusi al 41 bis. Le nuove accuse riguardano l’estorsione a due imprenditori, Giacomo Venuto della Medietarrenea costruzioni e Carlo Borrella della Demoter. I lavori finiti nel mirino dei barcellonesi e dei mazzarroti sono i parcheggi del centro commerciale Parco Corolla di Milazzo, la collocazione dei massi a protezione del lungomare di Villafranca e la metanizzazione di contrada Ilardo a Santa Lucia del Mela. L’inchiesta nasce proprio dalle dichiarazioni di Venuto, che alla fine del 2009 si recò in Questura “stanco di dover pagare il pizzo”. Molti i retroscena degli appalti svelati da Venuto, già emersi nel corso di precedenti inchieste, come il maxi processo ai mazzarroti, denominato Vivaio, che ha visto l’imprenditore testimoniare in aula contro i boss barcellonesi, confermando di aver pagato loro il pizzo. Venuto e Borrella in questo caso si incrociano perché la Demoter aveva stipulato un contratto di nolo a freddo dei mezzi della Mediterranea per i lavori a Santa Lucia del Mela. Venuto ha infatti raccontato che la fatturazione del lavoro era stata concordata in modo da comprendere nel prezzo la percentuale da versare a Calabrese e Alfio Giuseppe Castro. Tra Castro e Venuto, poco prima del’episodio raccontato dall’imprenditore, si era consumato un duro scontro a proposito dei lavori sulla A20, alla galleria Scianina -Tracocia, appaltata a Venuto appunto. Scontro sul quale riferisce lo stesso Castro, che recentemente ha deciso di collaborare con la giustizia reimpiendo fiumi di verbali. L’indagine è stata condotta dal sostituto procuratore della Dda, Giuseppe Verzera, che ha chiesto ed ottenuto dal Gip Antonino Genovese il provvedimento cautelare per i tre esponenti mafiosi. da normanno.it

Operazione Sistema II, indagato per favoreggiamento il presidente dell’Ance Carlo Borella
Avrebbero emesso fatture false per includere nel prezzo dei lavori anche la percentuale da pagare ai mafiosi. E ascoltati dagli investigatori hanno negato di aver subito richieste estorsive. Sono queste le accuse contestate a Carlo Borrella, titolare della Demoter e presidente dell’Ance Messina, l’Associazione dei costruttori edili, ed al suo collaboratore, Biagio Raffa. L’accusa mossa dalla Procura è di favoreggiamento aggravato dall’articolo 7 della legge antimafia: la contestazione, cioè, di aver agevolato l’associazione mafiosa. Proprio la contestazione dell’aggravante ha convinto la Direzione distrettuale antimafia a chiedere l’arresto di Borrella e Raffa. Ma secondo il Gip Genovese non sussistono le esigenze cautelari.

MESSINA, L’OPERAZIONE ANTIMAFIA SISTEMA II: IL COMMENTO DELL’ON. SONIA ALFANO
Sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. E oggi devo prendere atto che la Direzione distrettuale antimafia di Messina sta perseverando in un diabolico errore. L’ultima scena è stata girata stamattina in Questura: fianco a fianco, il Procuratore Lo Forte, il sostituto Verzera, il Questore Gugliotta e il capo della Squadra Mobile Anzalone comunicavano ai cronisti i dettagli dell’operazione giudiziaria da loro stessi denominata “Sistema II”: un’ordinanza di custodia cautelare notificata in carcere ai detenuti Carmelo D’Amico (ex braccio destro del boss barcellonese Salvatore Di Salvo), Tindaro Calabrese (capo del gruppo mafioso di Mazzarrà S. Andrea) e Alfio Castro (ambasciatore della mafia catanese a Barcellona Pozzo di Gotto) per alcune estorsioni che sarebbero state commesse in danno degli imprenditori Giacomo Venuto e Carlo Borrella. Premessa doverosa: D’Amico, Calabrese e Castro sono indiscutibili mafiosi, sennonché le due vittime sono altrettanto indiscutibilmente imprenditori collusi. Nulla di male, potrebbe dirsi: finalmente i due imprenditori hanno gettato alle loro spalle l’omertà e le collusioni mafiose e si sono ribellati ai clan. Del resto, così pare si sia pronunciato in conferenza stampa il dr. Lo Forte: “l’operazione di oggi dimostra che il lavoro svolto dallo Stato e dalle Forze dell’ordine in questi territori ha portato ad una nuova fiducia da parte degli imprenditori che hanno cominciato a collaborare” (da tempostretto.it). La verità, purtroppo, è diversa, anzi specularmente contraria a quanto sostenuto dal Procuratore della Repubblica di Messina. D’altro canto, lo stesso provvedimento eseguito oggi ipotizza che la “vittima” Borrella sia responsabile di favoreggiamento. Quali sarebbero, dunque, gli “imprenditori barcellonesi” (al plurale) che hanno cominciato a collaborare? Il nome dato all’operazione, gli investigatori presenti alla conferenza stampa e l’identità delle presunte vittime testimoniano che il provvedimento eseguito oggi è considerato il séguito dell’operazione “Sistema”, cioè del procedimento scaturito dalle presunte rivelazioni del principale imprenditore mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto, Maurizio Marchetta. Già in passato ho segnalato l’intollerabile credito che la Procura e la Questura di Messina hanno voluto dare al mafioso Marchetta, elevandolo scriteriatamente al rango di “testimone di giustizia”, con tanto di scorta di Stato (naturalmente della Polizia). L’operazione di oggi è la conferma ed il seguito di quella ed è proprio esplicitamente finalizzata a tutelare la posizione del mafioso Marchetta e a sottrarlo alle responsabilità (ed alla cattura) per i crimini da lui commessi. Infatti, Marchetta e il suo epigono Venuto, accuditi dallo stesso avvocato Ugo Colonna, l’amico del dr. Canali, che è il difensore dell’imprenditore Venuto e che lo scorso 21 marzo, in compagnia delle rispettive scorte e del giornalista della Gazzetta del Sud che due giorni prima era stato autore del depistante annuncio di depistanti svolte nelle indagini sull’omicidio di mio padre, si è intrattenuto in riservato e duraturo colloquio con il mafioso Marchetta), coltivati dallo stesso funzionario di polizia (il capo della Squadra Mobile di Messina) e dallo stesso magistrato della D.d.a. di Messina (il dr. Verzera), hanno fino ad oggi profuso accuse nei confronti degli esponenti dell’ala perdente della mafia barcellonese e doviziosamente preservato da ogni addebito il cuore pulsante del sistema barcellonese: i capimafia Rosario Cattafi, Salvatore Di Salvo, Salvatore Ofria, Giovanni Rao, Filippo Barresi; i magistrati Antonio Franco Cassata e Olindo Canali; gli investigatori collusi; gli imprenditori dediti al riciclaggio del denaro mafioso barcellonese; il circolo paramassonico Corda Fratres. Salvo voler credere alle favole, non è un caso. L’operazione Sistema (e l’odierno striminzito séguito) è l’espressione di una mafia – quella barcellonese – così proterva che pretende di guidare le azioni degli organi repressivi dello Stato. Spiace che oggi il Procuratore Lo Forte (che a gennaio 2009, quando l’imprenditore mafioso Marchetta cominciò ad inquinare l’azione della giustizia, comprensibilmente non aveva ancora preso le misure alla mafia barcellonese) se ne renda strumento, volontariamente o meno poco importa. O, meglio, importa ma sul piano fattuale poco sposta. Sembra che si voglia definitivamente chiudere la parentesi di giustizia prodotta a Messina (e a Barcellona Pozzo di Gotto) dall’azione dell’ex Procuratore della Repubblica Luigi Croce. Sarebbe un calcolo stupido e sciagurato. Perché io sono sicura che anche a Barcellona Pozzo di Gotto la giustizia arriverà e, se ciò non accadrà grazie alla locale Direzione distrettuale antimafia, arriverà comunque da altre sedi. A Messina, però, nessuno potrà dirsi incolpevole. Quello che accadde con il famigerato “caso Sparacio” si ripeterebbe con il “caso Marchetta”. L’invito pubblico, allora, che rivolgo con franchezza al Procuratore Lo Forte è di staccare lui la spina all’azione criminale del falso testimone e vero mafioso Maurizio Marchetta e, soprattutto, dei suoi burattinai. SONIA ALFANO