MESSINA – IL CASO DELL'EX BANCARIO DELLA CARIGE FABRIZIO INGEMI: Non favorirono Ingemi. Scagionati dal pm titolari di tabaccheria

6 aprile 2011 Cronaca di Messina

I titolari della tabaccheria Paparone di Capo d’Orlando potrebbero presto vedere scritta la parola fine sulla vicenda che ha riguardato il loro presunto interessamento nell’inchiesta legata alla truffa da 5 milioni di euro perpetrata dall’ex bancario della Carige di Capo d’Orlando, Fabrizio Ingemi. Il pm di Patti, Alessandro Lia, ha infatti chiesto l’archiviazione dell’accusa di favoreggiamento per Marisa Paparone, l’attuale compagno ed i due figli, che gestiscono con la donna il rinomato esercizio commerciale in Piazza Matteotti. I titolari della tabaccheria erano stati coinvolti la scorsa estate in uno dei tanti filoni dell’intricata vicenda dell’ammanco milionario dalla Carige. Sotto la lente d’ingrandimento finirono i passaggi di denaro dal conto corrente di Fabrizio Ingemi a quello del titolare della tabaccheria, attraverso assegni e bonifici bancari per oltre ventimila euro mensili che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati parte dei proventi della truffa condotta per anni del bancario. Già immediatamente dopo la notifica del procedimento a carico di Marisa Paparone e dei congiunti, i legali della commerciante, gli avvocati Carmelo Occhiuto e Maria Americanelli, erano riusciti a dimostrare che le transazioni rilevate altro non erano che il normale pagamento di regolari giocate al lotto, e che non vi era alcun collegamento con l’attività criminosa del dipendente della banca Carige. Nel mese di agosto, infatti, Il gip Maria Pina Scolaro aveva provveduto a revocare ogni provvedimento emesso sulla tabaccheria, ordinando la revoca della sospensione di tutte le attività connesse all’esercizio del pubblico servizio di ricevitoria e scommesse, compreso quello della Lottomatica. «Abbiamo dimostrato che Marisa Paparone non era complice dei reati commessi da Fabrizio Ingemi, bensì vittima del dipendente della Carige, visto che il conto corrente di uno stretto familiare della signora Paparone è stato pressoché prosciugato» ha commentato con soddisfazione l’avvocato Occhiuto all’indomani del provvedimento. Adesso è arrivato anche il dissequestro degli ultimi documenti acquisiti dalla polizia nel corso delle indagini e la richiesta di archiviazione da parte del pm, che certifica, nei fatti, l’estraneità della Paparone e dei familiari alla truffa. Nel frattempo, Fabrizio Ingemi continua a rimanere agli arresti domiciliari presso un’abitazione di famiglia a Messina, nella quale è stato trasferito poco prima di Natale dopo 56 giorni di detenzione. La vicenda civile, invece, legato ai rimborsi chiesti dalle vittime della truffa sta facendo il suo corso in tribunale dove si è instaurato un vero e proprio braccio di ferro tra i correntisti raggirati e la Banca Carige che, opponendosi ad un’ingiunzione di pagamento per oltre 400 mila euro imposta dal giudice, ha accusati i correntisti di leggerezza nella gestione del proprio conto bancario. Giuseppe Romeo – GDS