MESSINA: La città e i rom, c'è chi gioca col fuoco. Scuola di Catarratti, l'incendiario è un ventunenne: «L'ho fatto perché la gente non vuole gli zingari»

7 aprile 2011 Cronaca di Messina

Hanno dovuto lavorare per ore i vigili del fuoco per spegnere l’incendio appiccato alle roulotte. Un fumo altissimo si è levato dalle macerie dell’ormai dismesso campo rom di San Raineri e un odore insopportabile si è sprigionato estendendosi a gran parte del centro urbano. Alle fiamme sono state date anche sostanze tossiche e nocive (resti di elettrodomestici e altro materiale lasciato dalle famiglie trasferitesi alla scuola Capitan Traina di Santo-Bordonaro e alle case di villaggio Matteotti). Le operazioni di spegnimento, cominciate nella tarda serata di martedì, sono durate fino a notte inoltrata. È l’ennesimo inquietante episodio registratosi in quest’ultima settimana e collegato alle vicende del trasloco della comununità rom. Dalla protesta “telecomandata” degli abitanti delle Case Gialle all’incendio doloso appiccato alla scuola di Catarratti dove verranno portate due delle famiglie nomadi attualmente ospitate alla “Capitan Traina”: fatti avvenuti in quartieri diversi ma alla fine legati tra loro, perché frutto, se non proprio di razzismo, certamente di intolleranza dettata da ignoranza e pregiudizi. Il giovane fermato per l’incendio e i danneggiamenti alla scuola di Catarratti è un ventunenne di Bordonaro (D. C. le sue iniziali) che agli agenti della Squadra Mobile ha motivato il suo gesto, dicendo di averlo fatto in nome e per conto della popolazione che non vuole gli “zingari” come vicini di casa. Insomma, l’incendiario avrebbe agito come gli integralisti islamici vestiti da kamikaze o come i “Blues Brothers”, in “missione” per conto di una volontà suprema. E il giovane non avrebbe compiuto da solo l’irruzione nel plesso scolastico. Vi sono segni evidenti della presenza di qualcun altro e, infatti, gli investigatori stanno cercando uno o più complici. Potrebbe, dunque, essere stato il “raid” di una piccola banda di quartiere o semplicemente una “ragazzata” (come hanno dichiarato a caldo gli assessori Dario Caroniti e Pippo Isgrò), in ogni caso è stata un’azione che ha preso di mira quei locali proprio perché ospiteranno nei prossimi giorni i nomadi. Per quanto riguarda l’incendio a San Raineri, fortunatamente non c’è stata alcuna conseguenza visto che il campo è ormai disabitato. Ma la polizia e i carabinieri stanno indagando per capire il “significato” di un gesto apparentemente assurdo. È stato qualcuno degli stessi rom, forse per la rabbia di aver lasciato quel luogo dopo vent’anni? È stata una “vendetta”, una sorta di regolamento di conti tra i diversi clan nomadi che hanno soggiornato nella Zona falcata? È stato un atto di “rivolta” contro il tentativo di coniugare il rigoroso rispetto delle regole con le politiche di integrazione sociale portate avanti dall’amministrazione comunale? È stato, invece, un altro segnale “xenofobo” da parte di chi probabilmente vorrebbe vedere bruciati, non solo camper e roulotte, ma gli stessi “zingari”? Come è avvenuto per il caso di Catarratti, anche stavolta l’indagine potrebbe chiudersi presto e si avrà, dunque, risposta a questi interrogativi. In un tale scenario, non bisogna trascurare i gesti di solidarietà che molti messinesi hanno compiuto spontaneamente nei confronti delle famiglie e soprattutto dei bambini rom. Ieri mattina i City Angels, in collaborazione con l’assessorato alle Politiche sociali, ha consegnato ai nuclei ospiti della scuola Capitan Traina generi di prima necessità forniti dal banco delle Opere di Carità. Intanto, l’amministrazione comunale intende accelerare gli interventi di bonifica sia a San Raineri sia a Maregrosso. Ieri sono state avviate le operazioni di separazione dei materiali presenti nell’area dell’ex campo rom e stamane la ditta incaricata provvederà al conferimento in discarica degli stessi materiali selezionati. Sull’altro fronte, le prossime settimane saranno importanti perché si potranno utilizzare finalmente le somme a disposizione per lo smaltimento dell’amianto e per le ulteriori demolizioni da attuare a Maregrosso. Si tratta di 200 mila euro che avrebbero dovuto essere già impegnati alla fine del 2010, ma a causa di un disguido si sono persi tre mesi. Ora la riqualificazione del litorale, voluta fortemente dal Comune e dalla Capitaneria di porto, può proseguire. LUCIO D’AMICO – GDS