MESSINA, L'OPERAZIONE ANTIMAFIA 'SISTEMA 2': La mafia nel ciclo del cemento, 3 arresti. Lo Forte: «Forze dell'ordine e imprenditori collaborano». Il presidente Ance Borella non denuncia il pizzo: indagato. La "mazzetta" per Natale, Pasqua e Ferragosto

7 aprile 2011 Cronaca di Messina

Il vento sta cambiando. Processo faticosamente lento che tuttavia inizia a mostrare i frutti di uno sforzo abnorme, non solo delle istituzioni. Lo Stato c’è e ora i cittadini (quelli onesti, coraggiosi) lo iniziano a percepire. In tanti sono pronti, in cuor loro, a compiere il passo. Manca davvero l’ultimo scatto. Qualcuno lo ha già mosso quel passo, schiaffando alla sbarra il sanguisuga di turno. È la forza della denuncia. Il procuratore capo di Messina Guido Lo Forte tenta di trasmettere la massima cautela, ma non riesce a celare l’ottimismo innescato da questo straordinario percorso virtuoso: «Forze dell’ordine e imprenditori stanno collaborando». E i 3 arresti della nuova operazione della Dda “Sistema 2” si inseriscono a pieno titolo in questo inedito corso. È ancora il compresorio tirrenico lo scenario del losco giro di mazzette e forniture imposte per l’esecuzione di lavori pubblici, smascherato dagli agenti della Squadra mobile di Messina che ieri hanno dato esecuzione alle tre ordinanze di custodia in carcere, confermando, semmai ce ne fosse bisogno, l’esistenza del “sistema” estorsivo che vede le mani della mafia sull’intero ciclo del cemento. Manette allora a Carmelo D’Amico, 40 anni, di Barcellona; Tindaro Calabrese, 37, di Novara di Sicilia, e Alfio Giuseppe Castro, 57enne, di Acireale, residente ad Acicatena. L’accusa: estorsione aggravata dal metodo mafioso. I primi due sono indicati quali esponenti di vertice di Cosa nostra sulla fascia tirrenica compresa tra Milazzo e Sant’Agata Militello; il terzo come referente della cosca catanese dei Santapaola. D’Amico e Calabrese sono accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso commessa a Barcellona, a Pasqua, Ferragosto e Natale del 2008. Vittima un imprenditore, titolare di un’impresa di costruzioni, costretto a effettuare forniture di materiale bituminoso per la realizzazione di un parcheggio all’interno di un centro commerciale (il Parco Corolla). La vittima doveva corrispondere 30 mila euro in tre rate. D’Amico risponde pure di un’altra estorsione, dal momento che si sarebbe fatto versare 20 mila euro da un altro imprenditore che stava effettuando lavori pubblici connessi alla metanizzazione nel comprensorio di San Filippo del Mela. Infine, Calabrese e Castro sono collegati a un ulteriore episodio estorsivo avvenuto sempre a Barcellona nel 2007 dove un imprenditore, già vessato in corrispondenza delle festività, è stato obbligato a effettuare una fornitura di massi frangiflutti per i lavori di ripascimento del litorale di Villafranca Tirrena, offrendoli con uno “sconto” del 50 %: 35 mila euro anziché 70 mila (quindi palesemente sottocosto). I dettagli delle indagini sono stati illustrati ieri alla Questura, dove è voluto intervenire, come si accennava, il procuratore capo Guido Lo Forte, affiancato dal sostituto procuratore della Dda Giuseppe Verzera e dal questore Carmelo Gugliotta. È stato il capo della Mobile Giuseppe Anzalone a soffermarsi sulle modalità della delicata attività investigativa che «rafforza – ha spiegato – il già allarmante quadro ricostruito attraverso la prima Operazione Sistema confermando la condizione di assoggettamento in cui versano gli imprenditori dell’area del Longano rispetto all’imposizione, da parte della criminalità organizzata, non solo del pagamento di denaro a titolo estorsivo, ma soprattutto di regole dettate per l’attribuzione e distribuzione dei lavori». L’intero ciclo del cemento dunque. Per cui la mafia pilotava il settore produttivo delle forniture del calcestruzzo e dei conglomerati bituminosi. Luci e ombre. L’inchiesta coinvolge pure il presidente dell’Ance Messina, l’Associazione dei costruttori edili, Carlo Borella, ovvero uno dei due imprenditori per i quali il gip Antonino Genovese ha negato l’arresto, chiesto dalla Dda, per favoreggiamento aggravato di associazione mafiosa. L’imprenditore, interrogato, ha negato agli investigatori della Mobile di aver pagato la cosiddetta “messa a posto” alla famiglia mafiosa di Barcellona dopo che la sua impresa, la Demoter, si era aggiudicata l’appalto per i lavori di metanizzazione in contrada Inardo nel Comune di Santa Lucia del Mela. Per il favoreggiamento dei boss Carmelo D’Amico, Tindaro Calabrese e Alfio Giuseppe Castro è indagato anche il geometra Biagio Raffa (dipendente Demoter) al quale viene contestata anche l’emissione di false fatturazioni per 20 mila euro per operazioni inesistenti di nolo a freddo di mezzi d’opera, escamotage per mascherare la tangente imposta. TITO CAVALERI – GDS

La “mazzetta” per Natale, Pasqua e Ferragosto
«… nell’anno 2008, al fine di poter partecipare ai lavori di realizzazione del Parco Corolla, Venuto era costretto a versare a D’Amico Carmelo una tangente di 30.000 euro in tre tranches, in occasione delle festività natalizie, pasquali e ferragostane». Eccola la variante del pizzo barcellonese da “devolvere” per le feste comandate, così come la racconta nella sua ordinanza di custodia il gip Antonio Genovese. E la mazzetta era ovviamente coperta ad arte: «… i pagamenti erano mascherati dall’artificio contabile rappresentato da acconti per gli incassi di forniture di inerti alla MAP s.r.l. di Puglisi Salvatore, impresa vicina al D’Amico». E al centro di questa nuova inchiesta che scardina e fa luce su un altro pezzo del sistema “mazzette” lungo la zona tirrenica c’è l’imprenditore di Venetico Giacomo Venuto con la sua “Mediterranea Costruzioni s.r.l.”, divenuto un dichiarante dopo aver pagato in silenzio per anni. Un imprenditore che, dopo aver scelto la strada del “no”, temporalmente siamo a cavallo tra il 2005 e il 2006 come lui stesso ha raccontato, divenne una sorta di appestato: «… la reazione del Venuto all’imposizione mafiosa – scrive il gip –, dava il via ad una vera e propria pratica discriminatoria ai danni dell’impresa, che negli anni successivi era boicottata dagli operatori economici locali, per timore di rappresaglie da parte della criminalità organizzata». Il gip Genovese scrive, infatti, proprio in relazione all’appalto per la bitumazione del Parco Corolla di Milazzo, di «resistenze dei titolari delle ditte appaltatrici, ed in particolare dell’ing. Sottile, a causa dei contrasti del Venuto con la criminalità organizzata locale». Nell’affare della bitumazione quindi ci misero il proprio interesse mafioso sia D’Amico sia Calabrese «indicato dal D’Amico quale suo alter ego nella trattativa ricattatoria, una volta raggiunto l’accordo l’indagato comunicava al Venuto il benestare del malavitoso al suo intervento nei lavori di realizzazione del Parco Corolla». Ma c’è un’altra “mazzetta” mascherata in questa vicenda, raccontata nelle sue dichiarazioni da Venuto, ed è quella che avrebbe pagato la Demoter dell’imprenditore Borella: «… nella primavera dello stesso anno (siamo nel 2008) – scrive il gip -, D’Amico imponeva al Venuto l’emissione della fattura 89/C del 30 maggio 2008 per un inesistente noleggio a freddo di mezzi in favore della Demoter s.r.l. di Borella Carlo». In quel periodo la Demoter stava lavorando alla metanizzazione di contrada Inardo di S. Lucia del Mela, dove era collocata la cava di Venuto: «… la fattura – scrive il gip -, aveva ad oggetto un’operazione inesistente, afferente ad un noleggio mezzi d’opera alla Demoter mai effettuato. Il documento mirava a mascherare un pagamento estorsivo dell’impresa del Borella, che emetteva in favore del Venuto un assegno di euro 24.000. Il beneficiario del titolo lo versava in banca trattenendo l’importo dell’Iva. Il conseguimento del profitto estorsivo in favore del D’Amico si realizzava attraverso un duplice canale: prelevati 10.000 euro in denaro contante, Venuto era convocato da Puglisi Salvatore presso gli uffici della MAP s.r.l., ove consegnava la somma nelle mani del malavitoso; la restante quota era corrisposta tramite parziale compensazione dei debiti della MAP s.r.l. per forniture di inerti». Su questa “mazzetta” Venuto ha dichiarato che la «fatturazione di prestazioni mai realizzate per mascherare l’estorsione era stata suggerita dal geometra Raffa Gino della Demoter. Il pagamento della fattura di noleggio, difformemente dal consueto, era avvenuto in tempi assai contenuti anziché alla scadenza dei 90 giorni dall’emissione». NUCCIO ANSELMO – GDS