Sequestro di beni per Rosario Bruzzaniti, imputato assolto al processo Panta Rei sulle infiltrazioni dell' ndrangheta e per la compravendita di esami all'Università di Messina. è considerato dagli investigatori un rappresentante delle 'ndrine a Messina e in particolare nell' Ateneo

7 aprile 2011 Cronaca di Messina

Gli uomini del Gico della Guardia di Finanza hanno sottoposto a sequestro beni immobili e mobili per un valore complessivo di circa 260.000 euro. Appartengono a Rosario Bruzzaniti, 57 anni, calabrese originario di Bova Marina, da tempo residente a Messina. Bruzzaniti fu indagato ma poi assolto in primo grado, in via definitiva, nell’ambito del procedimento denominato “Panta Rei”. «Il sequestro – si legge nel comunicato ufficiale del Comando provinciale GdF – trae origine dall’attività di indagine e accertamento delle unità specializzate antimafia delle Fiamme Gialle che individuano alcuni soggetti sottoposti a una misura di prevenzione definitiva, i quali, in violazione degli articoli 30 e 31 della legge Rognoni-La Torre, hanno omesso di comunicare al nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza del luogo di dimora abituale, tutte le variazioni nell’entità e nella composizione del patrimonio concernenti elementi di valore non inferiore a 10.329,14 euro». Si tratta, dunque, di un appartamento del valore di circa 190.000 euro, di due garage per un importo complessivo di 50.000 euro, di un posto auto del valore di 10.000 euro ed infine di un’autovettura dell’importo stimato circa 12.700 euro». A disporre il provvedimento di sequestro è stato il giudice per le indagini preliminari Maria Teresa Arena che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Camillo Falvo. La nuova operazione di servizio eseguita dal Gico (ovvero sia il Gruppo d’indagine sulla criminalità organizzata) rappresenta «l’ulteriore conferma – scrive il comandante provinciale della GdF, il colonnello Decio Paparoni – di come i flussi economico-finanziari vengano continuamente monitorati attraverso un sistema di incrocio di dati supportati dalle banche informatiche in uso alla Guardia di Finanza, per scongiurare la possibilità di reimpiego dei capitali di provenienza illecita nel sistema economico-finanziario legale».(a.t.)