MESSINA: Feluca, indagati 2 sindaci e 26 assessori. I NOMI. Quattro delibere sotto i fari della Procura: concorso in abuso d'ufficio il reato ipotizzato per tutti

8 aprile 2011 Cronaca di Messina

Due sindaci e 26 assessori. Si fa prima a dire chi non è della partita: Angela Bottari, Antonio Catalioto, Giovanni Ardizzone e Fortunato Romano. Nel complesso, quattro delibere di Giunta e il “caso Feluca”, tra somme impegnate e date, e altre per la cui assegnazione si rinvia a successiva deliberazione dirigenziale. Avvisi di comparizione – atti equipollenti alle informazioni di garanzia – per i componenti di due esecutivi comunali, Amministrazioni Genovese e Buzzanca; non sono indagati, al momento almeno, dirigenti comunali. Reato ipotizzato per tutti e 28, concorso in abuso d’ufficio (articoli 110 e 323 del codice penale). L’inchiesta – gli “inviti a presentarsi” sono in corso di notifica a opera del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, su ordine del sostituto procuratore Santo Melidona – è giunta ieri mattina al punto di svolta, quando le Fiamme gialle si sono presentate al Comune per notificare gli atti a tutela degli indagati. E qualcuno ha sibilato: dovevano verderci chiaro 10 anni fa. Esattamente dopo il 28 luglio 2001, quando la Giunta Leonardi approvò il progetto di Rete civica del Comune per il triennio 2001-03, con costo dei servizi per il 2001 pari a 999mila 592 euro, nonché lo schema di convenzione – ventennale – per il conferimento dei servizi di Rete civica alla società Feluca Spa. Oggi divenuta New.Co, società formata da Provincia e Comune per salvare – perché questa è la verità – 17 lavoratori, anelli deboli di una catena che forse rappresenta il paradigma di interessi che avrebbero meritato d’essere disvelati prima di qualsivoglia prescrizione. Quali gli atti deliberativi cui fa riferimento il pubblico ministero? La prima deliberazione di Giunta (numero 34) risale all’11 gennaio 2007: previsto l’impegno di spesa per la somma di 576mila 330 euro in favore di Feluca. Il che avrebbe procurato a quest’ultima, secondo gli inquirenti, «un ingiusto vantaggio economico. Condotta posta in essere in esecuzione della convenzione stipulata tra Comune e Feluca spa; convenzione ritenuta illegittima a decorrere dal 2007 in quanto assunta in violazione del disposto dell’articolo 30 della legge regionale n. 30 del ’97 e dell’articolo 112 del Testo unico degli enti locali». La normativa dal 2007 in poi prevede che convenzioni di questo tipo non possano avere durata superiore a cinque anni. Mandato di comparizione per questa delibera inviato al sindaco dell’epoca Francantonio Genovese e agli ex assessori Antonio Saitta (vicesindaco), Mario Centorrino, Liliana Modica, Arturo Alonci, Tanino Santagati, Alfredo Crupi, Francesco Squadrito, Clelia Fiore, Tani Isaja, Pippo Rao, Francesco Gallo, Luciana Intelisano e Marcello Greco. Le altre tre delibere sono state votate dalla Giunta Buzzanca rispettivamente il 22 luglio 2008 (numero 609), il 3 dicembre dello stesso anno (n. 884) e il 17 settembre 2010 (n. 831). Alcuni assessori hanno votato le tre delibere, altri solo due – come il sindaco –, altri ancora solo una. Di che si tratta? Con la prima si impegna la cifra di «75mila euro quale acconto sulle prestazioni non ancora definite dal piano dei servizi per l’anno 2008 con imputazione al Peg», il Piano economico di gestione, «del bilancio corrente». Ma si stabilisce anche che «con successivo atto dirigenziale dello Staff rapporti con le aziende, si procederà alla liquidazione della somma». Più pesante, sotto il profilo finanziario, la seconda delibera, quella del 3 dicembre 2008: impegno di 407mila euro per pagare le spettanze ai dipendenti. Infine, la terza delibera. Nella quale si approva il Piano dei servizi di rete civica per il 2010 della società Feluca in liquidazione, secondo un preventivo dei costi pari a 625mila 218 euro. Ciò nel rispetto «della convenzione stipulata nel 2001 che prevede una durata fino al 2020 e che assicura la continuità dei servizi». Contestualmente, «dare atto che la deliberazione non comporta impegno di spesa in quanto la relativa somma è stata prevista nel Peg adottato dall’Amministrazione». Per le tre delibere più recenti sono indagati di concorso in abuso d’ufficio, prescindendo dalla circostanza che gli assessori fossero presenti al momento del voto ad una, due o tre sedute di Giunta, il sindaco Giuseppe Buzzanca, Francesco Mondello, Giuseppe Rao, Giuseppe Isgrò, Giuseppe Corvaja, Salvatore Magazzù, Pinella Aliberti, Giuseppe Puglisi, Melino Capone, Gianfranco Scoglio, Dario Caroniti, Elvira Amata, Carmelo Santalco e Orazio Miloro. A breve il via alla tornata di audizioni in Procura. Francesco Celi – Gds

Il peccato originale politico, le vittime e la via surrettizia all’impiego pubblico
Il peccato originale – perché un peccato originale c’è nella vicenda Feluca – per una volta ha più facce. Non tutte, in verità, consapevoli, vorremmo sperare, del meccanismo perverso che sarebbe stato innescato quando a Palazzo Zanca si decise di dar vita a una convenzione (2001) che affidava a Feluca la gestione dei servizi di Rete civica. Un drappello di soggetti convinse maggiorenti politici dell’epoca e amministratori di primo piano che l’operazione fosse legittima, anzi necessaria, dunque auspicabile. E si partì per rendere reale un servizio ritenuto utile e prezioso. Non entriamo nel merito, ma né allora né oggi ci sembra di cliccare – quando il sito funziona – su qualcosa di straordinario. Ma tant’è. Si imbarcarono giovani, cominciò il percorso, la macchina finì per saltare prima di quanto si potesse immaginare. Fallimento – e non s’è mai avuto modo di capire se qualcuno ne abbia tratto qualche utilità –, nuovo varo, nuove difficoltà. Sintetizziamo, ma è più che sufficiente. Aspetti finanziari a parte, comunque non sottovalutabili, quella del dramma è rappresentata dai giovani frattanto divenuti quarantenni e cinquantenni impiegati in Feluca, oggi se ne contano 17 e da 4 mesi non percepiscono stipendi. Imbarcati a Palazzo Zanca per via surrettizia come tanti – dai terminalisti ai contrattisti, dagli lsu agli lpu, dall’Ato a MessinAmbiente, se vogliamo gettare lo sguardo anche sulle società partecipate –, dopo un paio di lustri hanno ritenuto di aver maturato il diritto a una stabilizzazione che derivasse da qualsivoglia forma. E forse ci riusciranno, sempreché si trovi il modo di far partire la New.Co, il nuovo vestito che s’è dato al manichino. La faccia più triste, neanche a dirlo, come sempre è quella della politica messinese, incapace di rifuggire a facili tentazioni e soluzioni buone per tutti. Oggi a due Amministrazioni, una di centrodestra e l’altra di centrosinistra, si presenta l’ipotesi colpevolista di un conto. In tutta franchezza, due Giunte – prescindendo in questa fase dal ruolo della struttura dirigenziale – vittime di un peccato originale. Sempre quello. (fr.ce.)

Mattinata kafkiana a Palazzo Zanca tra avvisati e increduli
È appena tornato dall’inaugurazione del “Palacomieco”, l’iniziativa a piazza Duomo sul riciclo della carta, quando nel suo ufficio si presentano gli uomini della Guardia di finanza per notificargli l’avviso di comparizione. Un fulmine per il sindaco Buzzanca in una soleggiata mattinata di aprile. Pochi istanti e alla “corte” del primo cittadino arrivano anche altri assessori “visitati” dalle Fiamme gialle. Alla spicciolata il vicesindaco Franco Mondello, il titolare delle Finanze, Orazio Miloro, e il segretario Santi Alligo, chiamato forse per provare a fare chiarezza in una vicenda che in questi anni si è trascinata stancamente. Facce contrite, qualche sorriso di circostanza, ma tutti fermamente convinti del percorso intrapreso. Appena qualche parola di commento: «Abbiamo votato atti deliberativi – ha confermato Mondello – al culmine di un percorso la cui regolarità ci era stata garantita, quindi in perfetta buonafede». Mentre Buzzanca e gli assessori della Giunta “incassano” gli avvisi, a Palazzo Zanca in pochi istanti il tam tam consegna la verità dei fatti. Due, cinque, otto, dodici: a ogni capannello gli avvisi di garanzia aumentano, sino ai 28 della versione ufficiale. Sulle scale l’assessore “tuttofare”, Pippo Isgrò, risponde a chi gli chiede novità: «Certo che ci sono novità – con un sorriso amaro – qui ogni giorno ci sono novità, ma ce ne fosse mai una buona…». E poi via verso l’uscita. In una mattinata frenetica a fare da contraltare ci pensano, ironia della sorte, proprio i lavoratori di Feluca che, ignari di tutto, inscenano la loro protesta seduti sui divani di Palazzo Zanca, rivendicando il pagamento di quattro mensilità. «Sino a quando non saranno pagati gli stipendi – è il loro avviso nel sito della Rete civica – e non saranno illustrati i piani di conduzione della vicenda al fine di dare idonea soluzione alla questione occupazionale, i lavoratori saranno in stato di agitazione e riuniti in assemblea permanente al fine di intraprendere determinazioni a tutela delle rispettive ragioni. Se l’attuale situazione di mancata corresponsione degli stipendi si dovesse protrarre ancora saremo costretti a sospendere tutti i servizi di Rete civica». Nella giornata “feluchiana” irrompe anche il consigliere comunale Tani Isaja, assessore ai tempi di Genovese, anch’egli “avvisato”. «A mia sta delibera non mi piacia… Ma alla fine mi ero convinto della bontà del percorso. Vedremo». Un passaggio all’ufficio delibere per ritirarsi le copie degli atti “incriminati” e via. Tutti “avvertiti”? Neanche per idea. Il più sorpreso in una scena kafkiana è Melino Capone, presentatosi a Palazzo Zanca intorno alle 14. Il tempo di parcheggiare davanti all’ingresso principale e la notizia lo colpisce. «Melinu, a tia t’arrivau?» gli gridano dall’altra parte della strada. «Ma chi m’ava ‘rrivari?» risponde ignaro sino a quell’istante. Pochi secondi e tutto gli è più chiaro. «Allora aspetto», il laconico commento. A margine un informato snocciola i nomi degli avvisati. «E Ardizzone?» chiede un altro. «No, lui le patate bollenti non le votava mai…» gli rispondono. «E facia bonu…». MAURO CUCE’ – GDS