CALABRIA, UNIVERSITA' MAGNA GRAECIA: Falsi esami, altre 25 lauree verso la revoca. La linea dell'Ateneo legittimata ancora una volta dal Tar: indubbio interesse pubblico esercitato in autotutela

10 aprile 2011 Mondo News

Trentuno lauree annullate, altre 25 sott’esame e senza dubbio destinate a fare la stessa fine. La vicenda dei falsi esami a Giurisprudenza sembra come il pozzo di San Patrizio, senza fondo. I vertici dell’Università Magna Græcia si stanno coraggiosamente districando ormai da mesi fra leggi e interpretazioni normative. E, sulla base degli accertamenti effettuati da una commissione nominata dal rettore Francesco Saverio Costanzo, stanno infliggendo pesanti sanzioni amministrative agli ex studenti che, secondo le accuse mosse in sede penale dalla Procura, sono riusciti a laurearsi senza aver effettivamente sostenuto alcuni esami. Il meccanismo ricostruito dai Carabinieri e confluito negli avvisi di garanzia firmati dai pm Curcio e Petrolo è chiarissimo: con la complicità di un funzionario della segreteria di Giurisprudenza sarebbero state apposte false firme dei docenti sulle veline d’esame, consentendo così la registrazione di esami mai sostenuti. Al centro del raggiro ci sarebbe stato proprio il funzionario già finito in carcere che, per denaro o altro (si attende la formalizzazione delle accuse con la chiusura indagini), avrebbe “spianato” le carriere di decine di studenti, gran parte dei quali successivamente abilitati all’esercizio della professione forense e iscritti agli Ordini degli avvocati di mezz’Italia. I falsi esami avrebbero riguardato decine di materie, ma senza complicità dei docenti che sarebbero stati del tutto ignari del presunto raggiro. È stata l’Università, nel 2006, a presentare denuncia: un docente, nel corso di una sessione di laurea, si sarebbe accorto che fra le candidate c’era una studentessa che era certo non avesse superato l’esame della sua materia. Sono così scattate le indagini penali alle quali ha fatto seguito anche l’insediamento della commissione interna nominata dal rettore, che dopo aver chiuso una tranche del proprio lavoro con la revoca di 31 lauree si trova ad affrontare altri 25 casi più che sospetti. La revoca delle lauree – sanzione amministrativa a sè stante rispetto al procedimento penale tuttora in corso – è sempre avvenuta in autotutela. Ed ha più volte superato lo scoglio dei ricorsi via via presentati al Tar dagli ex studenti sanzionati. L’ultima sentenza del Tribunale amministrativo della Calabria è giusto di ieri. Il ricorso di un laureato nel 2000 che ormai da anni esercita la professione di avvocato a Milano è stato giudicato «manifestamente infondato»; anche secondo il Tar, in parole povere, è riuscito a laurearsi approfittando della falsificazione delle firme sulle veline e, dunque, senza aver sostenuto – nel caso specifico – l’esame di Procedura penale. Ed a nulla è valsa la giustificazione secondo cui la falsificazione sarebbe avvenuta ad insaputa dell’ex studente: «Anche aderendo a questa tesi – scrivono i giudici del Tar – è indubbio che lo stesso abbia finito per approfittare di tale situazione, non rappresentando all’Università l’intervenuta registrazione di un esame da egli mai sostenuto». L’Ateneo Magna Græcia – che così come in tutte la altre cause si è regolarmente costituito in giudizio – è riuscito anche a far ribadire alcuni princìpi cardine. Se i docenti hanno dichiarato di non riconoscere la propria firma sulle veline (gli appunti informali che vengono presi e sottoscritti dai professori durante lo svolgimento degli esami) mentre dei verbali d’esame non c’è traccia, va da sè che «sono del tutto chiare e d’immediata comprensione le esigenze di interesse pubblico che giustificano, nella specie, l’intervento in autotutela: esse consistono – scrivono i giudici – nell’esigenza di evitare che un soggetto non in possesso della necessaria e accertata competenza possa indebitamente utilizzare, con pregiudizio dei terzi e della collettività, un titolo con valore legale». E poi, nel merito delle accuse ipotizzate in sede penale, il Tar rimarca per l’ennesima volta che «la circostanza che il verbale originale dell’esame non sia stato rinvenuto è, unitamente alla falsificazione della velina, assolutamente significativa e dimostra, per l’appunto, che l’esame non è mai stato sostenuto; proprio per questo – recita la sentenza – il verbale originale non è mai stato rinvenuto». D’altra parte, «il procedimento penale serve ad accertare se il ricorrente sia o meno penalmente responsabile dei reati di corruzione e falso, mentre il procedimento amministrativo serve ad accertare una circostanza del tutto diversa, cioè se il ricorrente ha o non ha sostenuto l’esame di procedura penale e se, quindi, il suo diploma di laurea deve essere o non deve essere annullato». Giuseppe Lo Re – GDS