LA FEDE UTILIZZATA COME CONTROLLO SOCIALE DELLE MAFIE: LA 'NDRANGHETA VUOLE ANCORA CONTROLLARE L'AFFRUNTATA

10 aprile 2011 Mondo News

La ‘ndrangheta non molla. Punta ancora a gestire l’Affruntata, vuole continuare a tenere sotto il giogo della violenza quanti si avvicinano alla secolare manifestazione popolare che si svolge a Sant’Onofrio, piccolo centro alle porte di Vibo Valentia, ogni domenica di Pasqua. Lo scorso anno sotto il tiro della prepotenza criminale era finito il priore della Confraternita della Madonna del Rosario, Michele Virdò, nei confronti del quale ignoti avevano sparato colpi di pistola contro il cancello d’ingresso della sua abitazione. Una vicenda che scosse l’intera comunità e l’Affruntata fu rinviata di una settimana. Quest’anno, invece, quando mancano tredici giorni alla Pasqua, chiari messaggi intimidatori sono stati indirizzati a due rappresentanti di una società sportiva del paese, la “Sant’Onofrio calcio”: il presidente Franco Petrolo, 53 anni, e l’allenatore della squadra, Luigi Naccari, 45 anni. Gli emissari delle cosche sono entrati in azione l’altra notte tagliando le gomme di un furgone di proprietà di Naccari, titolare di una piccola ditta che opera nel settore idraulico, parcheggiato nei pressi della sua abitazione in Largo Rosario. Sempre nel cuore della notte, una telefonata dai toni minacciosi è stata fatta al presidente della società Petrolo: «Tirati fuori dall’Affruntata…». Come per dire: quella manifestazione “è cosa nostra”. Sia Petrolo che Naccari, visibilmente provati per le intimidazioni subite, hanno presentato immediatamente denuncia ai carabinieri che ora stanno indagando sull’accaduto. Della vicenda sono stati prontamente informati il prefetto di Vibo Valentia Luisa Latella, il questore Giuseppe Cucchiara, il comandate provinciale dei carabinieri Giovanni Roccia e, naturalmente, il parroco di Sant’Onofrio don Franco Fragalà, oltre al vescovo della Diocesi di Nicotera-Mileto-Tropea mons. Luigi Renzo. Era stato proprio il vescovo nei giorni scorsi in una nota trasmessa a tutte le parrocchie a chiedere ai pastori di essere «più coraggiosi e uniti». A loro aveva suggerito di rompere con il passato, di non accettare più alcun compresso con esponenti delle cosche nello svolgimento dei riti pasquali e dell’Affruntata in particolare (la rappresentazione dell’incontro tra Cristo risorto, l’Addolorata e San Giovanni). Il vescovo nella nota inviata ai parroci aveva confermato la «volontà di valorizzare al massimo le significative tradizioni popolari come occasione preziosa per educare i fedeli», ma nello stesso tempo invitava a rendersi conto del valore dei gesti ed «a non lasciarsi espropriare di ciò che appartiene alla ricchezza e al patrimonio religioso del nostro popolo». Il vescovo, rivolgendosi ancora ai parroci, non aveva mancato poi di evidenziare: «Il Risorto che festeggiamo nell’Affruntata viene incontro a noi vittorioso sul male per coinvolgerci nel suo progetto di bene e di amore totale, in vista di un’ umanità nuova, finalmente libera da ogni fenomeno negativo. La Pasqua ed i suoi riti memoriali in particolare, non possono assolutamente convivere con fenomeni di mafia e mafiosità…». E, sulla scorta di queste rigorose indicazioni, il parroco di Sant’Onofrio per tenere lontano dall’Affruntata le ingerenze ed i condizionamenti delle cosche – che spesso hanno utilizzato le statue dei santi per esternare tutta la loro potenza agli occhi della comunità – si era rivolto ai giovani, alle società sportive e di volontariato, dalle quali aveva avuto la massima disponibilità a partecipare all’Affruntata portando a spalla le statue. Ma, evidentemente, la ‘ndrangheta non intende cedere e, come lo scorso anno, è tornata a lanciare la sfida non solo alla comunità di Sant’Onofrio ma anche allo Stato che, lo scorso anno, era sceso in piazza compatto al fine di arginare il potere delle cosche. Nicola Lopreiato – GDS