L'INCHIESTA DI CENTONOVE – SICILIA CONNECTION, LA PATTUMIERA DELLA CAMPANIA: Oltre 500 tonnellate di rifiuti al giorno arrivano da gennaio a MESSINA. Un "regalo" dell’emergenza a Napoli di cui la Regione non sa nulla. I RETROSCENA

MESSINA – La monnezza di Napoli? Eʼ stata ceduta ad un gruppo di società private siciliane, che attraverso una discussa ditta di autotrasportatori salernitani, la porta in Sicilia e la smaltisce nella discarica di Mazzarà Santʼandrea, in provincia di Messina. Se la città partenopea e tutta la regione Campania hanno evitato la nuova emergenza rifiuti che si profilava a fine del 2010, è perchè dal 17 gennaio scorso alla chetichella 500 tonnellate al giorno di rifiuti, più di una volta e mezza quanto ne produce la città di Messina, la metà di tutti quelli prodotti quotidianamente dai napoletani, “sbarcano” in Sicilia, regione che lʼestate scorsa per far fronte allʼemergenza rifiuti è stata dotata dal Presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, di un commissario straordinario nella persona del Governatore, Raffaele Lombardo.I cittadini, napoletani e siciliani, non ne sanno nulla. E le istituzioni? Bè, su questo, le opinioni “siciliane” e quelle “napoletane” divergono. Vincenzo Emanuele, dirigente generale del Dipartimento Rifiuti della Regione, confortando lʼassessore allʼEnergia, lʼex prefetto Giosuè Marino, che si esprime negli stessi termini, assicura: «Escludo categoricamente ci sia un flusso di rifiuti. Ci risulta solo un passaggio di 25 tonnellate». Al giorno?: «No, in tutto. E per solidarietà con altra regione». Giovanni Perillo, invece, direttore della Sap.Na Spa, società pubblica provinciale che gestisce il ciclo dei rifiuti a Napoli, ribatte: «Cʼè lʼautorizzazione preventiva scritta da parte degli uffici della Regione. Non ricordo il nome del dirigente siciliano che ha firmato e non ho con me le carte, ma può stare tranquillo è così». Lʼincessante e ingente flusso dei rifiuti comunque a dispetto della diversità di vedute politiche, va avanti da 70 giorni, sottotraccia. Ma è un affare privato, di cui nessuno si è accorto e su cui non vigila alcuno organo a tutela della legge e della salute. Eppure, visto quanto è successo nel recente passato in terra partenopea qualche motivo di preoccupazione potrebbe anche esserci. Dopo che nel dicembre del 2010 i camion chetrasportavano gli stessi identici rifiuti sono stati mandati indietro dalla regione Puglia, a seguito dei rilievi fatti dallʼArpa, Agenzia regionale protezione ambientale, che a dispetto del codice tranquillizzante (19.12.12) con cui i rifiuti erano classificati, li ha ritenuti chimicamente “non esportabili” in altre regioni, la Sap.Na spa, società pubblica provinciale a cui è stato affidato agli inizi del 2010 il compito di tenere lontano lo spauracchio di una nuova emergenza, ha sottoscritto un contratto con un gruppo di società private formate dalla ditta di Alcamo “Vincenzo Dʼangelo Srl” e dalla “Profineco Spa” con sede aPalermo e stabilimento a Termini Imerese, che in cambio di 200 euro a tonnellata garantisce la pace a Napoli. E il business, ma solo per gli operatori privati, in Sicilia, regione in cui come dichiarò lʼassessore Pier Carmelo Russo, predecessore di Marino, in commissione Ambiente dellʼArs, a maggio del 2010, “la carenze di discariche, se dovesse chiudere quella di Palermo “Bellolampo”, a breve ci potrebbe obbligare a trasportare i rifiuti fuori regione”. E invece i rifiuti stanno andando nel senso inverso. Gli autoarticolati, nellʼoperazione ne sono impegnati più di cento, riconoscibili dalla scritta Fratelli Adiletta srl di Nocera inferiore, provincia di Salerno, partono ogni giorno con un carico di 26 tonnellate di rifiuti dagli Stabilimenti di Trivagliatura e ed imballagio rifiuti (Stir) di Giugliano e Tufino, in provincia di Napoli, passati alla cronaca per le migliaia di ecoballe ammassate nei depositi: “sinora 25mila tonnellate di rifiuti campani”, secondo i calcoli “approssimativi”, come specifica il funzionario dellʼUfficio flussi della Provincia di Napoli, sono già arrivati in Sicilia. Ma si tratta solo dellʼinizio. Giovanni Perillo, direttore da qualche settimana della Sap.Na Spa in sostituzione del prefetto Corrado Catenacci, costretto alle dimissioni dopo essere finito agli arresti domiciliari perchè coinvolto in unʼinchiesta sullo sversamento illegale a mare del percolato, spiega: «Lʼaccordo non ha una data di scadenza, può andare avanti ancora per mesi. Non fosse per i rifiuti che stiamo portando in Sicilia, Napoli in questo momento sarebbe in ginocchio».
IL BUSINESS PRIVATO – «Vista lʼenorme quantità di spazzatura per strada, i napoletani pagano cash e bene. Tutti siamo felici e contenti. Queste risorse sono essenziali per tutti gli operatori siciliani del settore, gestoridelle discariche in primis, che hanno crediti nei confronti degli Ato, ovvero delle casse pubbliche, per 900milioni di euro. Sto lavorando per firmare un accordo da 2mila tonnellate al giorno», spiega senza fronzoli, dopo aver cercato prima di negare il traffico, poi di minimizzare, Vincenzo Dʼangelo, lʼimprenditore che guida il raggruppamento che si è aggiudicato la ghiotta commessa, fruttata sinora 5 milioni di euro, ma rifiutata dalla Puglia, benchè un apposito accordo prevedesse pure un indennizzo di un milione di euro per i comuni in cui erano ubicate le discariche in cui avrebbero dovuto trovare posto 45mila tonnellate di rifiuti, e da ultimo dalla Spagna, che secondo quanto è trapelato ha rinunciato allʼaffare “per la difficoltà di sapere con certezza cosa contengano i rifiuti che escono dagli impianti di tritovagliatura”. «Molti gestori di discariche mi fanno la corte: una parte sostanziosa dei 200 euro a tonnellata va a loro. Tirrenoambiente spa, per quanto mi risulta, se non avesse avuto questi rifiuti avrebbe dovuto chiudere per carenza di liquidità»,
MONNEZZA IN CODICE – Pino Innocenti, amministratore delegato della società che gestisce la discarica di Mazzarà, non ha dubbi: «Un nostro tecnico è stato sul posto. Ha accertato che si tratta di un rifiuto che grazie al trattamento di tritovagliatura è divenuto speciale e quindi, per legge, trasportabile liberamente anche fuori regione, senza che sia necessario, come impone invece la normativa per i rifiuti solidi urbani normali, un accordo tra gli organi regionali. Lʼeventuale trasporto di questʼultimo tipo di rifiuti senza accordo tra Regioni costituisce reato penale. La discarica sta accogliendo solo 25mila tonnellate di rifiuti accumulate nello Stir di Tufino, essiccate e senza alcun rischio. Nientʼaltro faremo entrare», spiega il manager vercellese da anni in Sicilia. Il tecnico Bartolo Capone, rassicura: «I rifiuti che ho controllato allo Stir di Tufino sono assolutamente innocui».
CONTRADDIZIONI – Le rassicurazioni di Innocenti e Capone si scontrano, però, con due dati: i rifiuti a Mazzarà SantʼAndrea non arrivano solo dallo Stir di Tufino, ma anche da quello di Giugliano, in cui il tecnico di Tirrenoambiente Spa, per sua stessa ammissione, non è mai stato; i rifiuti portati in Sicilia non sono solo quelli accumulati ma quelli che vengono quotidianamente prodotti dai due impianti: «Eʼ chiaro – sottolinea lʼingegnere Giovanni Perillo – che a Mazzarà ogni giorno viene inviata anche la parte corrente dei rifiuti prodotta». Pina Elmo, attivista della “Rete campana Salute e ambiente”, protagonista da anni di lotte per ripristinare la legalità nello smaltimento dei rifiuti, sottolinea: «Lo sanno tutti chequesti due Stir non trasformano realmente i rifiuti in sostanze innocue. Tritare i rifiuti non significa bostabilizzarli, come imporrebbe la legge, per impedire che producano sostanze tossiche. Quello di farli passare per rifiuti speciali è un escamotage per poterli smaltire». Se sia davvero come dice lʼattivista o invece come dice la certificazione che si legge sulle bolle di accompagnamento, visto che il flusso dei rifiuti è un affare privato, non lʼha accertato alcun organo pubblico siciliano. Il dirigente del Dipartimento Ambiente della Provincia di Messina, competente in materia di controlli sui rifiuti, Carolina Musumeci, cade dalle nuvole: «Non ne sappiamo niente. Ma è davvero cosi?». Antonino Marchese, direttore dellʼArpa di Messina non è stato, al contrario dei colleghi pugliesi neanche messo a conoscenza dalle questiona: «Non sono nulla di questi rifiuti che arrivano dalla Campania. Nessuno ci ha chiamato per fare esami o analisi. Se i camion fossero incorsi in qualche controllo degli uomini delle forze dellʼOrdine lo avremmo saputo». «Escludo sia accaduto. Lo avremmo saputo», rilancia la Musumeci. Che aggiunge: «A Mazzarà non facciamo controlli da mesi». MICHELE SCHINELLA – CENTONOVE 25-03-11

LA NOTIZIA
Cinquecento tonnellate al giorno di rifiuti campani dal 17 gennaio scorso arrivano in Sicilia e finiscono prevalentemente nella discarica di Mazzarà SantʼAndrea. Tutto avviene alʼinsaputa dei cittadini della Sicilia, regione che per lʼemergenza rifiuti è stata dotata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di un commissario straordinario nella persona del Governatore Raffaele Lombardo. Il flusso avviene sulla base di un accordo tra la Sap.Na spa e alcune società private, senza che sui rifiuti che arrivano alcun organo siciliano effettui un controllo.
HA DETTO
Vincenzo Dʼangelo, titolare della ditta di Alcamo che guida il gruppo societario che ha firmato lʼaccordo con la società provinciale napoletana incaricata di gestire il ciclo dei rifiuti, dice: «I napoletani pagano cash e bene. Queste risorse sono un toccasana per tutti gli operatori del settore ridotti sul lastrico dagli enormi debiti degli Ato siciliani, a cui corrispondono eguali crediti di imprenditori. Sto trattando per sottoscrivere un accordo da 2mila tonnellate al giorno».
HA NEGATO
Vincenzo Emanuele , dirigente generale del Dipartimento Rifiuti della Regione afferma: «Escludo categoricamente che ci sia un flusso di rifiuti in direzione della Sicilia. Lʼassessorato non ha mai dato alcuna autorizzazione in tal senso», ha detto il dirigente. Confermando così quanto ha ribadito lʼassessore allʼEnergia Giosuè Marino.
HA AMMESSO
Giovanni Perillo, direttore della Sap.Na spa, la società cui fa capo la gestione del ciclo dei rifiuti a Napoli, ha ribadito: «Gli organi della regione Sicilia sono stati consultati e hanno dato lʼautorizzazione scritta alla movimentazione. Non si può pensare muovessimo tutto questi rifiuti senza almeno avvertire le istituzioni del luogo»

Rifiuti, a Messina arriva l’immondizia di Napoli: A Messina 25 mila tonnellate. Marino: “Subito una verifica”. Piro (Pd) all’attacco, “È incredibile che né il commissario né l’assessore ne sappiano nulla”.
La Sicilia dell’emergenza rifiuti “importa” immondizia dalla Campania. In base a un accordo fra la società che gestisce la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, provincia di Messina, e la Sapna, l’azienda pubblica che gestisce il ciclo dei rifiuti a Napoli, è in corso da qualche settimana il trasferimento nell’Isola di 25 mila tonnellate di spazzatura. Rifiuti trattati nei siti di Giugliano e Tufino e spediti a Sud: così la Campania allevia le proprie sofferenze, quelle che nei mesi scorsi hanno proiettato nel mondo le immagini dei cassonetti ricolmi e delle proteste di piazza. Ma la destinazione finale dei rifiuti è un’altra regione, la Sicilia, che non sta molto meglio: tanto da diventare oggetto, sin dal luglio scorso, di una dichiarazione di stato di emergenza da parte del governo nazionale. Una storia che ha poi un risvolto incredibile: la Regione, di questa operazione, ufficialmente non sapeva nulla. E ora l’assessore all’Energia e ai Rifiuti, Giosuè Marino, ha disposto un’ispezione. Anche per capire se l’Isola, in questo momento, accoglie spazzatura pure in altre discariche. Il caso è già politico: Franco Piro, dirigente del Pd, reputa “assurdo e paradossale” il fatto che una Regione in emergenza “importi ingenti quantitativi di spazzatura che vanno a saturare le poche discariche disponibili. Ed è incredibile che né il commissario delegato (il governatore Lombardo, ndr) né l’assessore competente ne sappia nulla. Tutto ciò apre un altro scenario inquietante: sul fronte dei rifiuti i controlli sono inesistenti”. Da fine gennaio è un via vai di camion sulla rotta fra la provincia napoletana e le colline messinesi. Il carico ha un nome in codice: 19.12.12, ovvero scarti della lavorazione del compost. Rifiuti trattati, o meglio biostabilizzati e tritovagliati, per usare termini tecnici che indicherebbero comunque materiale poco nocivo per l’ambiente. E, soprattutto, in grado di viaggiare da una regione all’altra senza bisogno di autorizzazioni. “Si tratta di un accordo privato per smaltire rifiuti speciali, e non solidi urbani, che possono dunque essere trasferiti senza previo accordo fra gli organi regionali”, dice Pino Innocenti, amministratore delegato della Tirrenambiente, la spa che gestisce il sito di Mazzarà Sant’Andrea. Innocenti fornisce le cifre senza remore: “Abbiamo già accolto 11 mila tonnellate di rifiuti, e non è un dato aggiornatissimo. Secondo le nostre stime, entro i primi giorni di aprile l’intero quantitativo sarà trasferito a Mazzarà. Venticinquemila tonnellate possono sembrare molte, ma il nostro sito ne può accogliere un milione e 700 mila. Non è un business, anzi operiamo in ossequio al principio di solidarietà. Cosa dire allora del percolato siciliano portato in Calabria?” Il trasporto dei rifiuti è stato affidato a un’associazione di imprese costituita dalla ditta D’Angelo di Alcamo e dalla Profineco di Palermo. Proprio Vincenzo D’Angelo ha detto al giornale messinese “Centonove” che non è solo filantropia quella che muove i gestori delle discariche siciliane: “Molti mi fanno la corte: una parte sostanziosa dei 200 euro a tonnellata va a loro. E Tirrenoambiente, per quanto mi risulta, se non avesse avuto questi rifiuti avrebbe dovuto chiudere per mancanza di liquidità”. Ma l’assessore Marino ora vuole vederci chiaro: “Venticinquemila tonnellate? È proprio sicuro?”, chiede al telefono. Poi afferma: “Su questa vicenda ho già disposto una verifica, che deve coinvolgere anche l’amministrazione provinciale di Messina chiamata a fare i controlli. A questo punto serve un’indagine ad ampio raggio, per capire se altri siti siano interessati da flussi di rifiuti in entrata. Il problema non è la liceità degli accordi. Ma la Regione deve sapere se la capacità delle discariche comprese nel piano per l’emergenza siciliana si va esaurendo per l’arrivo di rifiuti da altre zone d’Italia”. di EMANUELE LAURIA – repubblica.it