L'OPERAZIONE ANTIMAFIA 'PONENTE' – Lavori del lungomare di Milazzo: 5 rinvii a giudizio. Processo per Messina, i due D'Amico e gli imprenditori Puglisi e Di Maio. Abbreviato per Trifirò e Molino

12 aprile 2011 Cronaca di Messina

Gli interessi della mafia per i lavori del lungomare di Ponente a Milazzo e le richieste di pizzo all’imprenditore palermitano Enrico Crisafulli. È questo l’argomento della lunga udienza preliminare che s’è tenuta a Messina davanti al gup Massimiliano Micali, udienza che in sintesi s’è conclusa nel tardo pomeriggio di ieri con cinque rinvii a giudizio, due stralci per altrettanti giudizi abbreviati, e una restituzione di atti al pm per un caso di nullità. Questo troncone rimasto a Messina (un’altra tranche dell’inchiesta è gestita adesso dalla Procura di Barcellona) riguardava globalmente otto imputati: il boss barcellonese Carmelo D’Amico, 40 anni; Carmelo Trifirò, 39 anni, originario di Barcellona, considerato vicino al clan dei “Mazzarroti”, già in carcere per l’operazione “Vivaio”; Nicola Cannone, 45 anni, originario di Palermo, residente a Furnari, titolare di un’azienda di olio combustibile per mezzi pesanti; Francesco Carmelo Messina, 64 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto; Salvatore Puglisi, 56 anni, originario di Fondachelli Fantina, residente a Terme Vigliatore, titolare di un’impresa di calcestruzzi; Francesco Di Maio, 33 anni, di Milazzo, titolare di un’impresa per la fornitura di inerti; Elio D’Amico, barcellonese, 37 anni; Domenico Molino, 49 anni, originario di Villabate in provincia di Palermo. Ieri in due – Carmelo Trifirò e Domenico Molino – hanno scelto il rito abbreviato e il gup Micali per queste due posizioni ha rinviato tutto al 16 maggio. Altro passaggio ha riguardato Nicola Cannone: gli atti sono tornati al pm per una nullità. Per i cinque che hanno scelto il rito ordinario – Carmelo Francesco Messina, Carmelo D’Amico, Salvatore Puglisi, Francesco Di Maio, Elio D’Amico –, il gup ha disposto il rinvio a giudizio, riconoscendo sussistenti le accuse. Il processo inizierà il 9 giugno davanti al tribunale di Barcellona. Per loro le accuse a vario titolo sono di concorso in estorsione e tentata estorsione aggravate dal metodo mafioso. Ieri aveva chiesto il rinvio a giudizio per tutti e cinque il sostituto della Dda Giuseppe Verzera, che all’epoca lavorò a questa inchiesta insieme agli investigatori della Squadra Mobile. Sempre ieri il ciclo delle arringhe difensive è stato portato a termine dagli avvocati Luisella Mancuso, Giuseppe Lo Presti, Tommaso Calderone, Carmelo Occhiuto e Tino Celi. Per quel che riguarda la parte civile, l’imprenditore Crisafulli, ieri il gup Micali ha rigettato la richiesta di costituzione, in quanto l’ha giudicata come tardiva. L’inchiesta “Ponente”, uno snodo investigativo molto importante degli ultimi anni, ha fatto luce sulle estorsioni imposte dalla mafia di Barcellona Pozzo di Gotto all’imprenditore palermitano Ettore Crisafulli, il quale nel 2007 si aggiudicò l’appalto per la riqualificazione del litorale di Milazzo. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’imprenditore palermitano Crisafulli fu costretto a versare la cosiddetta “messa a posto” del 3% per aggiudicarsi nel marzo 2007 l’appalto da 7 milioni di euro. Dopo una serie di attentati nei cantieri, Crisafulli pagò una prima rata di 10 mila euro, poi altri 20 mila come “regalo di Natale” alle famiglie dei mafiosi barcellonesi detenuti, i quali gli imposero le forniture dei materiali e l’assunzione di operai. Nell’estate del 2008 il titolare della “Encla Infrastrutture srl”, poi divenuta “Enco srl”, denunciò le intimidazioni alla Squadra Mobile di Messina facendo scattare le indagini con l’arresto di un boss e quattro imprenditori. E nell’inchiesta della Dda, condotta dalla polizia, finirono anche due nomi eccellenti la cui posizione, tutta da verificare, è stata poi stralciata con gli atti trasmessi per competenza alla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto: si tratta dell’ex sindaco di Milazzo, Lorenzo Italiano (Pdl) e di Salvatore “Rino” Piccione, editore e direttore dell’emittente privata “Tirreno Sat” di Milazzo. A loro è stato contestato in origine il concorso in una tentata concussione. Crisafulli ha infatti denunciato di aver ricevuto una richiesta di tangente di 50 mila euro negli studi televisivi proprio dal Piccione. Secondo quanto emerso dalle rivelazioni era Carmelo Trifrò il “geometra” che si recava al cantiere e richiedeva il pizzo con regolarità, oltre a pretendere assunzioni di favore. All’epoca il gup Genovese rigettò la richiesta di arresto per il barcellonese Carmelo D’Amico, per Domenico Molino, per Elio D’Amico, per Lorenzo Italiano, e per Salvatore “Rino” Piccione. Nuccio Anselmo – Gds