BARCELLONA P. G. – Sette appartamenti all’interno del complesso "Residence Bonanno" acquistati dalla società "Di Beca" nel 1984 e una cassetta di sicurezza: Nuovo sequestro di beni per l’avv. Cattafi. 2 milioni e mezzo di euro

15 aprile 2011 Cronaca di Messina

C’era dell’altro. Ed erano soprattutto sette appartamenti di varie dimensioni collocati all’interno del complesso edilizio “Residence Bonanno” di via Cairoli Feo a Barcellona, valore commerciale stimato dal Gico della guardia di finanza circa due milioni e mezzo di euro. Ecco l’entità del nuovo sequestro di beni deciso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Messina presieduta dal giudice Mario Samperi a carico dell’avvocato Rosario Cattafi, che si aggiunge al precedente di una settimana addietro che era del valore di sette milioni di euro. Una nuova tranche che deriva da un fatto ben preciso: proprio dopo l’attività degli uomini del Gico per apporre i sigilli al primo e consistente nucleo di beni sequestrato, ci si è resi conto che c’erano altri possedimenti, e il sostituto procuratore della Distrettuale antimafia Vito Di Giorgio, che s’è occupato anche di questo importante sequestro e di parecchi altri negli ultimi anni a Messina, ha fatto due nuove richieste nei giorni scorsi alla Prevenzione, integralmente accolte dai giudici. In particolare è emerso che uno dei figli di Cattafi, Alessandro Giuseppe, ha la titolarità di una cassetta di sicurezza presso la Banca Popolare del Mezzogiorno, ed ancora che la società Di BECA s.a.s di Corica Ferdinanda & C. è proprietaria di altri beni immobili che si trovano a Barcellona, in via Cairoli Feo, al piano terra, al secondo e al quarto piano, titolarità che deriva dall’atto di vendita con riserva di aree del 27 dicembre 1983, epoca in cui l’avvocato Cattafi era amministratore unico della società (all’epoca Di BECA s.r.l.), atto registrato il 15 gennaio 1984. Si tratta del complesso edilizio “Residence Bonanno” e sono in tutto sette appartamenti di varie dimensioni all’interno del plesso. E anche su questi beni i giudici affermano che per un verso «deve ribardirsi il giudizio di piena riconducibilità al proposto», cioé l’attribuibilità all’avvocato Rosario Cattafi, e per altro verso «deve ribadirsi l’esistenza di una rilevante sproporzione tra i redditi dichiarati da Cattafi e dal suo nucleo familiare e le possidenze mobiliari, immobiliari e societarie a lui riconducibili». Sul profilo della caratura criminale di Cattafi i giudici in questo secondo provvedimento ovviamente rinviano al primo decreto di sequestro, spiegando soltanto che il legale è stato già destinatario di misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di Ps con obbligo di soggiorno per 5 anni in quanto ritenuto inserito a pieno titolo, in una posizione di preminenza rispetto a quella dei semplici affiliati, in alcune organizzazioni criminali di tipo mafioso, quali la famiglia mafiosa di Nitto Santapaola e la famiglia mafiosa di Barcellona. I precedenti «consentono di ritenere – scrivono i giudici –, che il cospicuo patrimonio mobiliare, immobiliare e societario del Cattafi, nei cui confronti il giudizio di pericolosità sociale può esprimersi in termini di attualità, costituisca il frutto o il reimpiego di attività delittuose». Anche questa nuova tranche di sequestro, riunita alla prima eseguita nei giorni scorsi, sarà trattata dalla Prevenzione il prossimo 14 giugno, e c’è un nuovo amministratore giudiziario di tutti i beni sequestrati, che è l’avvocato messinese Carmelo Pirrotta. Nuccio Anselmo – GDS