COSENZA – Sono stati sentiti in Procura nell'ambito dell'inchiesta legata agli abusi della legge 104/92: Prime ammissioni dei docenti indagati

15 aprile 2011 Mondo News

Mezze verità, frasi smozzicate e soprattutto grande imbarazzo durante gli interrogatori dei primi quindici docenti indagati dalla Procura della Repubblica di Cosenza nell’ambito dell’inchiesta sugli abusi della 104/92. Una legge pensata dal legislatore per agevolare l’inserimento lavorativo dei disabili o dei parenti di disabili, ma colpevolmente trasformata in una scorciatoia da presidi, professori e collaboratori scolastici. Sono ventisette, al momento, gli uomini e le donne coinvolti nell’inchiesta: due dirigenti, ventuno docenti e quattro rappresentanti del personale non docente. Ognuno di loro, indagato per falso, nei giorni scorsi ha ricevuto l’invito a comparire, cominciando a salire le scale del Palazzo di giustizia per essere sentiti dal procuratore Dario Granieri e dall’Aggiunto Domenico Airoma che coordinano gli accertamenti. I magistrati inquirenti puntano, a esempio, a capire come sia stato possibile conciliare i loro impegni in attività di progettazione (i vari Pon) oppure le partecipazioni alle gite d’istruzione con gli inderogabili doveri imposti dalla “104”. Ciascuno dei docenti convocati in Procura deve anzitutto ripercorrere il sentiero utilizzato per arrivare a incassare il nullaosta offerto dalla legge sull’handicap che ha spalancato loro le porte dell’occupazione, penalizzando quei colleghi che invece si sono mossi seguendo le corsie di marcia tradizionali, legate esclusivamente alla carriera scolastica e al curriculum. Per molti, sospettano i magistrati, sarebbe bastato una piccola percentuale di deficit fisico o la certificazione del proprio impegno assistenziale al parente invalido per ottenere uno stipendio, senza doversi sottoporre al calvario della lunga trafila del precariato. Non è solo l’aspetto penale della vicenda a preoccupare i furbetti che hanno beneficiato delle agevolazioni. Le nomine, i trasferimenti e gli avanzamenti di carriera intascati attraverso eventuali artifizi e raggiri saranno girati all’autorità scolastica per avviare il conseguente procedimento amministrativo. Un percorso che prevede, tra l’altro, oltre alla perdita del posto acquisito attraverso l’esibizione di certificazione falsa, anche l’espulsione dalle graduatorie. Un provvedimento estremo che si tradurebbe nell’impossibilità di ricollocarsi nel mondo della scuola. I titolari di contratto a tempo indeterminato, invece, possono rischiare il licenziamento. Completato questo primo troncone, la Procura chiuderà anche la seconda parte dell’inchiesta con altre incriminazioni seguendo il medesimo iter, prima di far confluire tutti gli indagati in dibattimento per quello che potrebbe essere il primo maxi-processo della storia sulle stabilizzazioni del personale della scuola. Fondamentale nelle indagini della magistratura inquirente è stata la collaborazione offerta dal capo della scuola cosentina, il provveditore Luigi Troccoli, che ha fornito tempestivamente tutti gli elenchi di docenti e non docenti sul libro paga del ministero dell’Istruzione grazie alla legge 104 del 1992. Domenico Marino – GDS