Mazzarrà Sant’Andrea, forse una svolta nelle indagini sull’omicidio del vivaista Ignazio Artino: Le tracce dei killer nell’agrumeto? Recuperati reperti «interessanti» nel podere adoperato dai sicari per la fuga

15 aprile 2011 Cronaca di Messina

MAZZARRÀ SANT’ANDREA – Sarà effettuata stamani, nella sala mortuaria dell’ospedale di Barcellona, l’autopsia sulla salma di Ignazio Giuseppe Artino, l’ex elettricista divenuto vivaista, trucidato dal piombo “amico” della cosca dei Mazzarroti, per decisione della famiglia mafiosa dei Barcellonesi che ha decretato l’eliminazione di un personaggio di primo piano che poteva diventare “scomodo” per tutti. I pericoli paventati dal gotha mafioso che ha organizzato l’agguato consumatosi nel cortile delle case popolari di contrada Giarrisi di Mazzarrà Sant’Andrea, dove due sicari imbracciando fucili da caccia a canne mozze hanno esploso quattro colpi caricati a pallettoni, sarebbero stati motivati dal possibile pentimento della vittima, ai probabili riscontri nei futuri processi che si apriranno a seguito della collaborazione con la giustizia intrapresa dal boss Melo Bisognano. Ignazio Artino, già fedelissimo di Carmelo Bisognano, si era già rassegnato e ipotizzava di andare in carcere per parecchio tempo. Artino in passato avrebbe fatto parte di gruppi di fuoco in agguati mafiosi e non sarebbe stato estraneo nemmeno all’eliminazione delle vittime della lupara bianca fatte ritrovare, grazie alle indicazioni di Melo Bisognano, sulle alture e nel greto del torrente di Mazzarrà. La vittima trucidata martedì sera davanti al balcone principale dell’appartamento ubicato al piano terra della palazzina delle case popolari dove abita la famiglia Artino, aveva già “tradito” il suo vecchio alleato Militto Bisognano subito dopo l’autunno del 2003, per schierarsi senza esitazione con l’ala vincente dei secessionisti, capeggiata da Tindaro Calabrese, gruppo del quale fanno parte a pieno titolo altri due personaggi “storici” della cosca locale, gli irriducibili Vincenzo Aldo Munafò ed Enrico Fumia, quest’ultimo ex cognato di Bisognano, da sempre inseparabili amici di Ignazio Artino. Del gruppo criminale, Ignazio Artino, era il più anziano e dal 2006, faceva da guida e capo a tutti gli altri che lo seguivano ciecamente. Anche Artino fu “affascinato” inizialmente dall’epopea sanguinaria del boss pentito Pino Chiofalo, a cui si riconosce il demerito storico di aver fondato la ’ndrina di Mazzarrà Sant’Andrea, come cellula autonoma per caratura criminale, affidata inizialmente a “Carabedda”, vale a dire Giuseppe Trifirò, sfuggito miracolosamente ad un numero impressionante di attentati, e ucciso dallo stesso Pino Chiofalo nell’agguato del 30 agosto 1991. Successore di “Carabedda” fu Melo Bisognano e con lui gli inseparabili Ignazio Artino, Enrico Fumia e Ninì Rottino, quest’ultimo vittima a sua volta dell’agguato mafioso portato a termine la notte del 22 agosto del 2006, sempre in contrada Giarrisi, a poche centinaia di metri dalle palazzine popolari dove abitava Ignazio Artino. Del gruppo faceva parte anche il presunto esecutore dell’omicidio Rottino, Nicola Aldo Munafò, imputato per il delitto nel processo “Vivaio”. Negli ultimi tempi Ignazio Artino amava portare i nipotini con sé per lasciare agli stessi un buon ricordo, in quanto temeva e ipotizzava una lunga carcerazione. Era impegnato a tempo pieno, assieme ai suoi familiari, nella coltivazione del vivaio, nel quale l’altro ieri avevano ultimato gli innesti delle piantine di agrumi e di olivi. I sicari che hanno deciso l’azione mortale, hanno scelto di uccidere la vittima designata nel cortile condominiale delle case popolari e, forse perché zona troppo scoperta, hanno escluso incursioni nel vivaio di contrada Oliveto. Gli investigatori del commissariato di Barcellona e alla Squadra Mobile di Messina, diretti dal vicequestore Mario Ceraolo, hanno intanto recuperato reperti investigativi, anche nell’agrumeto attraverso il quale i killer sono fuggiti, ritenuti importanti per l’esito finale dell’inchiesta. Massimo riservo sull’indagine, coordinata dai magistrati della Dda di Messina Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio, assieme al collega della Procura di Barcellona Francesco Massara, i quali hanno conferito l’incarico al medico legale Francesca Trio, lo stesso che la sera del delitto di martedì aveva effettuato una prima ricognizione sul cadavere della vittima. Leonardo Orlando – Gds