Depositate agli atti del procedimento le ultime rivelazioni dei collaboratori di giustizia Consolato Villani e Roberto Moio: I nuovi assetti della 'ndrangheta reggina. I ruoli dei vertici delle famiglie Condello, Tegano, De Stefano e Libri. Le cariche societarie più elevate

18 aprile 2011 Mondo News

I nuovi assetti della ‘ndrangheta. Sono descritti nei verbali contenenti le ultime rivelazioni dei pentiti Roberto Moio e Consolato Villani. Verbali finiti agli atti del procedimento “Meta”. Le ha depositate il sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo, il magistrato che nelle scorse settimane aveva notificato l’avviso di conclusione indagini ai 42 imputati del procedimento nato da un’inchiesta dei carabinieri su ‘ndrangheta e affari che aveva svelato l’accordo tra le cosche Imerti-Condello e De Stefano-Tegano-Libri per spartirsi i proventi di attività illecite. Villani per primo descrive gli assetti di vertice delle cosche attive in città e nell’hinterland. Parla dei “mammasantissima” e ne definisce i ruoli. Dice il pentito del clan Lo Giudice: «…vertice significa che . non il vertice, attenzione. Allora Pasquale Condello aveva il gradino più alto in città, parliamo chiaro. A fianco mettiamo Giovanni Tegano. quando c’era Domenico Libri, che Pasquale Libri non è come suo fratello . che poi Domenico Libri è morto . era al fianco di . questi erano affianco. Ma il capo in testa, il capo in testa della ‘ndrangheta a Reggio Calabria, per la sua pericolosità, da quando è finita la guerra a quando è stato arrestato, è sempre stato Pasquale Condello». Roberto Moio parla della “Provincia”, quale territorio di ‘ndrangheta cittadina allargato rispetto ai singoli locali, confermando quanto aveva dichiarato in relazione alle cariche di capo-locale e capo-società. Il nipote dei boss Giovanni e Pasquale Tegano conferma il narrato di Villani: «I capi locale di Archi – dice – sono Giovanni Tegano, Giuseppe De Stefano e Pasquale Condello, ognuno per le rispettive cosche; i capi società sono Giorgio Benestare per i Tegano, omissis e omissis per i Condello. Prima di Benestare la carica era stata riconosciuta a Paolo Schimizzi: dopo la sua scomparsa (gli inquirenti ritengono che l’ex reggente della cosca Tegano sia stato vittima della lupara bianca n.d.r.) il capo-società è divenuto Michele Crudo e in subordine Carmine Polimeni; devo precisare che anche prima della scomparsa dello Schimizzi al nostro interno, però, si diceva che la carica era giusto fosse riconosciuta a Benestare». Moio aggiunge : «La carica di capo-società può essere riconosciuta ad un soggetto latitante; non può riconoscersi invece ad un soggetto detenuto. La carica di capo-locale non cessa, invece, con la detenzione, salvo che non si possa comunicare in alcun modo: quando il capo-locale torna in libertà riacquista automaticamente la carica di capo-locale che aveva. Oggi ritengo che, visto il regime di detenzione speciale di Giovanni e Pasquale Tegano, le cariche di capo-locale e di capo-società sono entrambe riconosciute a Giorgio Benestare. Fino a quando è stato latitante il capo-società per conto dei De Stefano era Paolo Rosario De Stefano. Dopo la cattura di questi la carica è passata a… omissis». Il pentito indica i vertici di altri “locali”: «Ribadisco che il capo-locale di Cannavò è Pasquale Libri, ovviamente tale carica è passata a lui dopo la morte di Mico Libri. Il capo-locale di Gebbione è Pietro Labate; dopo di lui ci sono Franco e Michele Labate. Ero a conoscenza del vertice tra Pasquale Libri, Paolo Schimizzi e Paolo Rosario De Stefano nei pressi del santuario di Sant’Antonio di qualche anno fa. Voglio sottolineare che il vertice della “provincia” di Reggio Calabria, da Scilla a Melito Porto Salvo, è sempre la cosca De Stefano: in un podio immaginario al primo posto vi sono loro, ed al secondo i Tegano e i Condello. Ciò è dovuto al fatto che prima della guerra di mafia tutti eravamo legati alla famiglia De Stefano: erano loro che hanno consentito ai Tegano e ai Condello di diventare quello che sono. Ovviamente in tale ruolo la cosca De Stefano ha la possibilità di verificare cosa succede nelle altre famiglie. Il grande peso criminale di Franco Benestare deriva anche dai suoi rapporti di affinità con Orazio De Stefano».
Sulla strutturazione della ‘ndrangheta Consolato Villani sostiene: «Esistono tre cariche, capocrimine, capolocale e caposocietà; il più importante è il capocrimine e a Reggio lo sono Pasquale Condello, Francesco Gattuso detto “Ciccillo”, Giovanni Tegano. Per conferire la carica di capocrimine è necessaria una riunione che coinvolga i maggiori esponenti delle famiglie della città e della provincia; la riunione avviene a Polsi; il capo crimine controlla una zona più ampia del proprio “locale”. Comprende diversi locali». Il pentito aggiunge: «Il capo locale sovrintende al proprio locale e alle cosche presenti. È subordinato al capo crimine. Giovanni Chilà era il capo locale di Paterriti, alla sua morte nessuno ha preso il suo posto. Il capo società è il coordinatore, il vertice esecutivo che gestisce l’attività di tutti gli affiliati della “maggiore” e della “minore” presenti nel locale. Per essere capo crimine è necessaria almeno la “santa”». Sulla strutturazione provinciale Moio non ha dubbi: «Esiste la “provincia” di ‘ndrangheta’ che si suddivide in tre parti: tirrenica, jonica e Reggio Calabria; ciò mi fu detto da Giovanni Chilà che indicava al vertice della tirrenica Rocco Filippone di Melicucco, al vertice della jonica Antonio Barbaro di Platì, a Reggio Calabria Pasquale Condello. Anche Nino Lo Giudice mi parlò del ruolo di vertice ricoperto da Pasquale Condello dicendomi che a Reggio allo stesso livello di Condello vi era Giovanni Tegano e ciò a causa della guerra che aveva imposto il conferimento delle cariche più alte a esponenti di entrambi gli schieramenti; lo stesso livello apparteneva a Mico Libri fino alla sua morte».
Ribadito che la “provincia” di Reggio Calabria parte da Villa S. Giovanni e arriva a Melito Porto Salvo inclusa, aggiunge: «Per essere capo crimine bisogna avere almeno la “santa”. Il “padrino” non è una carica vera e propria, è una sorta di riconoscimento personale, quasi onorifico, che non presuppone una riunione tra i maggiori esponenti della ‘ndrangheta come per la nomina di capo crimine. Sono andato più volte alla riunione di Polsi. Il “locale” di Polsi in generale ricade in S. Luca quindi sono i santolucoti a gestire l’organizzazione. La festa è a settembre ma i vari esponenti arrivano già dalla fine di agosto. Al momento dell’arrivo le cariche dei soggetti componenti del “locale provvisorio” sono già state individuate e vengono solo confermate all’inizio della riunione».
Paolo Toscano – Gds