MESSINA: Gli ammanchi alla coop "Poker". Condanne confermate in appello

20 aprile 2011 Cronaca di Messina

I giudici della corte d’appello (presidente Faranda componenti Galluccio e Brigandì), hanno confermato la sentenza di primo grado per la vicenda giudiziaria della cooperativa edilizia “Poker” del rione Giostra, che vedeva imputati in secondo grado cinque componenti tra i vertici della coop, del consiglio d’amministrazione e del collegio sindacale. Una vicenda di false comunicazioni sociali e di utilizzo fraudolento di assegni che nel lontano gennaio del 1991 causò secondo l’accusa un grosso ammanco per circa due miliardi delle vecchie lire. In concreto secondo l’accusa sic sarebbe verificata una falsa rappresentazione della situazione economico-finanziaria della cooperativa Poker, che poi provocò lo stato d’insolvenza e la liquidazione coatta amministrativa della coop. Erano coinvolti l’allora presidente della cooperativa edilizia Mario Rossetto, e poi con vari ruoli ricoperti all’epoca tra CdA e collegio sindacale, Francesco Giacobbe, Camillo Dell’Aglio, Francesco Nostro e Epifanio Grosso (i giudici in sentenza hanno preso atto del decesso di Nicola Liotta). Anche l’accusa, il sostituto procuratore generale Ada Vitanza, aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. E in primo grado, nel settembre del 2001, i giudici della seconda sezione penale del tribunale presieduta da Mario Samperi condannarono a 3 anni e 6 mesi Rossetto; a 3 anni e 2 mesi Giacobbe; a 2 anni e 4 mesi Grosso, Nostro, Dell’Aglio e Liotta. Nel confermare le condanne i giudici hanno tra l’altro confermato la rifusione delle spese alle parti civili, i 52 soci della coop, ed hanno condonato interamente la pena Dell’Aglio, Nostro e Grosso, e nei limiti di 3 anni a Rossetto e Giacobbe. Nel processo gli imputati sono stati assistiti dagli avvocati Giovambattista Freni, Alberto Gullino e Letterio Briguglio mentre i 52 soci, costituiti parte civile, sono stati rappresentati dall’avvocato Nicola Giacobbe. (n.a.)