La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, restano in carcere per estorsione il boss Gerlando Alberti junior e il figlio

21 aprile 2011 Cronaca di Messina

Il boss Gerlando Alberti junior, 64 anni, per il quale il gip del tribunale di Patti lo scorso 23 ottobre aveva respinto una ulteriore richiesta di arresto per estorsione commessa a Falcone in concorso col figlio, ai danni di commercianti del paese, ha avuto notificato, assieme al congiunto un nuovo ordine di arresto. Anche il boss palermitano, così come avvenne per il figlio, doveva finire in carcere per estorsione nei confronti di due commercianti del paese. Lo aveva stabilito per primo il tribunale del Riesame di Messina che aveva accolto l’appello proposto dalla procura di Patti avverso l’ordinanza con cui era stata rigettata la richiesta di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere anche per l’anziano boss. Adesso la Cassazione ha confermato la decisione del TdR e Gerlando Alberti junior è stato raggiunto nel carcere di Opera, dove sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di Graziella Campagna, da una nuova ordinanza di custodia cautelare. Stessa cosa è avvenuta per il figlio Santo Maurizio Alberti, 34 anni, che ha avuto notificata una seconda ordinanza di custodia cautelare. Il 23 ottobre scorso infatti fu arrestato solo il figlio di Gerlando Alberti, Santo Maurizio. L’anziano boss, per il quale era stata rigettata la richiesta di carcerazione accolta adesso, si sarebbe reso protagonista, assieme al figlio, di un presunto caso di estorsione commesso a Falcone – nel periodo in cui si trovava ai domiciliari per l’ergastolo inflitto per l’omicidio di Graziella Campagna – ai danni di un commerciante del paese, nel marzo del 2010. Il ricorso d’appello, firmato dal procuratore capo Rosa Raffa e dal sostituto Alessandro Lia, è stato infatti accolto limitatamente all’estorsione subita, lo scorso mese di marzo, da un commerciante di Falcone, al quale padre e figlio avevano indirizzato una richiesta di 300 euro con la promessa della restituzione della somma. La richiesta di denaro non è stata ritenuta riconducibile ad effettive ragioni di «solidarietà amicale ma – come si legge nell’ordinnaza -, ne è stata affermata la portata intimidatoria, seppur manifestata in maniera implicita, idonea comunque a incutere timore e a coartare la volontà del destinatario della pretesa, in virtù dell’indubbia fama criminale rivestita dal soggetto che se ne è reso autore». Le indagini all’epoca dei fatti, coordinate dal sostituto procuratore Alessandro Lia e condotte dai carabinieri della stazione di Falcone al comando del luogotenente Giuseppe Bisignani, avevano cristallizzato la condotta di Gerlando Alberti jr ammesso a godere del beneficio degli arresti domiciliari e poi rinchiuso in carcere per l’omicidio di Graziella Campagna. Leonardo Orlando – Gds